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Caso Englaro, “la magistratura continua a sostituirsi al legislatore”

Il parlamentare Gigli commenta così la sentenza del Consiglio di Stato che ha definito illegittima la decisione della Regione Lombardia di non sospendere il trattamento terapeutico per la giovane

Secondo il Consiglio di Stato Eluana Englaro, la giovane rimasta in stato vegetativo per quasi 18 anni e morta nel febbraio 2009 al termine di un caso che aveva oltrepassato i confini nazionali, aveva il diritto di morire. Eluana fu trasferita nella clinica La Quiete di Udine dopo un’altra sentenza, da parte della Cassazione, la quale autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico e del sondino nasograstrico, e che la Lombardia si rifiutò di attuare.

Una sentenza, quella del Consiglio di Stato di ieri, che a parere di Gian Luigi Gigli, parlamentare del gruppo Per l’Italia, “stravolge ancora una volta il diritto positivo, come già avvenne quando la decisione sulla vita di un cittadino disabile fu adottata in sede civilistica. La magistratura invece chiuse tutti e due gli occhi quando a Udine Eluana fu lasciata morire in un’unità di degenza non autorizzata”. Gigli aggiunge che “basterebbe solo questo per dimostrare l’urgenza in Italia di una profonda riforma della giustizia”.

“La magistratura italiana – prosegue il parlamentare – continua a sostituirsi al legislatore sfornando sentenze creative pur di bruciare incenso ai nuovi idoli dell’autodeterminazione assoluta e della libertà di cura”. Gigli parla di “giudici di famiglia possono stravolgere la disciplina dell’adozione, permettendo alla compagna lesbica di adottare il figlio di una signora, ottenuto con fecondazione artificiale eterologa, senza che peraltro egli versasse in stato di abbandono; giudici del lavoro possono autorizzare cure mediche non validate, come nel caso Stamina; giudici amministrativi possono affermare che esiste un diritto universale alla sospensione delle cure, esercitato eventualmente per interposta persona”.

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