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Card. Scherer: avere fede è un bene per la patria

“Il sogno di una famiglia umana che vive in pace non è irrealistico”

SAN PAOLO, lunedì, 3 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Il buon cristiano è chiamato ad essere anche un buon cittadino, e quindi la fede arricchisce la patria.

Il Cardinale Odilo Scherer, Arcivescovo di San Paolo (Brasile), lo ha ricordato in un articolo pubblicato sulla rivista arcidiocesana “O São Paulo” in cui riconosce che anche se “come persone di fede siamo consapevoli del fatto che non abbiamo qui una ‘città permanente’, ma siamo in cammino verso la patria che deve venire”, “abbiamo anche chiara coscienza di essere cittadini di questo mondo, con una patria che ci accoglie e ci fa da casa”.

“Siamo membri di un popolo, con il quale ci identifichiamo e per il cui bene siamo – e dobbiamo essere – del tutto impegnati”, ha scritto.

E’ vero, ha riconosciuto il presule, che la globalizzazione promuove una “nozione di appartenenza a una famiglia umana grande e unica, con la quale ci dobbiamo sentire legati e solidali”.

“La Chiesa stessa – ha aggiunto –, nella sua antropologia e nel suo magistero sociale, diffonde questa consapevolezza e non potrebbe essere altrimenti. Crediamo in un unico Dio e Padre, che ama tutti come figli e vuole che vivano come fratelli”.

“Un popolo non può essere indifferente agli altri, né smettere di interessarsi per il bene e per la sorte sempre più condivisa da tutti i membri della comunità umana”, ha ricordato il porporato.

“Limiti territoriali, tradizioni culturali, differenze razziali, eredità storiche e interessi economici, anziché contrapposti, dovrebbero essere sempre più coniugati e armonizzati”.

Il Cardinale ha quindi ricordato che la recente Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Madrid, che ha visto la partecipazione di giovani di 170 Paesi diversi che convivevano “in armonia e solidarietà condividendo gli stessi principi essenziali”, “ha dimostrato che il sogno di una famiglia umana integrata e che vive in pace non è irreale”.

“L’impressione che si aveva è che tutti fossero fratelli, figli di un’unica grande famiglia, in cui le differenze non dividevano, ma si univano e arricchivano”.

Il Cardinale Scherer ha quindi ricordato che “per noi, cristiani e cattolici, in particolare, è chiaro che la fede non può essere svincolata dalla nostra partecipazione alla costruzione del mondo, alla luce dei valori del regno di Dio. Un buon cristiano deve essere anche un buon cittadino”.

“Oltre a compiere i doveri civici, come gli altri cittadini, quale altro contributo possono offrire le persone di fede per il bene di un popolo?”, ha chiesto.

Il Cardinale ha riconosciuto che si tratta di una domanda che “meriterebbe una lunga riflessione, perché ci introduce nel senso stesso della religione, spesso messo in discussione”.

“Abbiamo qualcosa di specifico per contribuire al bene dell’umanità e della patria. La stessa fede in Dio, ben vissuta e manifestata pubblicamente, con le convinzioni che ne derivano tradotte in cultura, è un contributo fondamentale per il bene comune. La fede ben vissuta e testimoniata arricchisce il convivio sociale in molti modi”.

“Quando si dà spazio a Dio, anche l’uomo aumenta di importanza – ha sottolineato il Cardinale Scherer –: la sua dignità, i suoi diritti e il senso della sua vita in questo mondo sono illuminati”.

Quando invece “si esclude Dio dal convivio umano, dalla sfera privata o pubblica, iniziano a scendere delle ombre sull’esistenza umana e a mancare basi solide per i valori e le virtù e le relazioni sociali”.

“Avere fede in Dio e manifestarla apertamente, andando alle sue conseguenze etiche e antropologiche, fa bene alla patria”, ha concluso.

[Traduzione dal portoghese e adattamento di Roberta Sciamplicotti]

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