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Card. Sarah: la crisi delle famiglie deriva dallo stravolgimento del matrimonio

Il presidente di “Cor Unum” commenta il Sinodo da poco concluso e sottolinea che il tema dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati è l’ultimo tra i problemi della famiglia

“La crisi della famiglia deriva dagli effetti di una concezione della vita relativista che ha influenzato negativamente il concetto del matrimonio e della coppia uomo e donna”. “La cultura attuale parla di famiglia, facendo riferimento a tutte le sue forme, come se le diverse situazioni potrebbero diventare modelli di ruolo”. Sono solo alcuni dei passaggi forti dell’intervista che il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’, ha rilasciato a ZENIT, durante la quale ha parlato del Sinodo e ha raccontato come l’Africa risenta negativamente delle “ideologie dannose importate dal mondo ricco, dal paganesimo, e dalla poligamia”.

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Qual è la più grande sfida per la famiglia oggi?

Si tratta di precisare, perché il dibattito sull’ammissione all’Eucaristia dei cattolici divorziati e risposati ha catturato l’attenzione dei media, mettendo in secondo piano le vere sfide che interessano le famiglie di oggi. La crisi della famiglia deriva dalla concezione relativistica per cui è cambiato il concetto di matrimonio e di vita di coppia. La concezione cristiana del matrimonio e della famiglia precisa che si tratta dell’unione tra un uomo e una donna che, insieme, si impegnano a far crescere la famiglia nel mondo. Si tratta di una definizione che non trova tutti d’accordo. La cultura attuale parla di famiglia senza specificare alcun significato preciso. La società parla di famiglia in tutte le sue forme – biologiche, con genitori adottivi, omosessuali – come se tutte queste situazioni possano diventare modelli di ruolo quando in realtà sono semplicemente una tragica espressione di singoli problemi. In termini di realtà dobbiamo anche considerare le cause sociali ed economiche che contribuiscono all’indebolimento della famiglia. E poi, come abbiamo visto al Sinodo, i problemi che affliggono le famiglie in Africa sono diversi da quelli degli altri paesi.

Può spiegarci meglio che situazione vive il suo continente?

La cultura tradizionale africana è centrata sulla famiglia. Il concetto di famiglia è così diffuso e profondamente radicato al punto da essere considerato una caratteristica peculiare della tradizione africana. Nella cultura del mio continente, la vita e i valori della famiglia sono sostenuti e promossi con entusiasmo, ed i ruoli di uomo e donna sono fondamentali: uno non può esistere senza l’altro. Entrambi sono necessari per il compito di far crescere ed educare i propri figli. Tuttavia, la famiglia africana è stata attaccata da ideologie occidentali che cercano di confondere e inquinare il rapporto tra uomini e donne. L’ideologia “di genere” nega il disegno di Dio per la famiglia umana. Il Creatore infatti ha creato due soggetti l’umanità: l’uomo e la donna, il maschio e la femmina. L’ideologia di genere esprime il desiderio di gruppi ideologizzati che voglionp liberarsi da ciò che è un dato di fatto, da una determinazione antropologica, teologica e ontologica che è inscritta nella natura. Questo “modello di genere” incoraggia la donna a interpretare il suo rapporto con l’uomo in modo conflittuale. Si esalta la libertà di scelta sull’orientamento sessuale con l’intenzione di favorire la cultura dell’omosessualità anche in Africa. Ci sono organizzazioni occidentali che hanno cercato di imporre l’ideologia omosessuale nella cultura africana. L’accettazione di queste ideologie dannose è condizione per ricevere aiuti umanitari e finanziari per l’Africa. In aggiunta a queste sfide, le famiglie africane devono contrastare l’influenza delle culture pagane, come per esempio la poligamia, e gli effetti nocivi della povertà sulla vita familiare.

Nel Sinodo come si è discusso di questi temi?

Durante il Sinodo, ci sono state raccomandazioni per affermare e promuovere il punto di vista della Chiesa cattolica sul matrimonio e sulla famiglia. Si tratta di una visione  che la Chiesa ha ereditato attraverso millenni di fede e di tradizione. Dobbiamo ascoltare di nuovo ciò che ha detto Gesù: “Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: ‘Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne’? Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi”. Dobbiamo con forza e fermezza difendere gli insegnamenti presenti nella Sacra Scrittura e manifestati dal Magistero della Chiesa. Anche se è necessario che la Chiesa affronti queste sfide con un approccio pastorale.

Lei pensa che al prossimo Sinodo assisteremo a sviluppi concreti e positivi in tal senso?

Sì, il compito principale del Sinodo straordinario è stato quello di redigere una analisi sulla situazione della famiglia di oggi e le sfide che la Chiesa deve affrontare nel corso del suo ministero pastorale. In considerazione di ciò, sono lieto di constatare che il Sinodo della famiglia nel 2015 sarà dedicato al tema della vocazione e della missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Ascolteremo l’insegnamento di Dio e l’insegnamento della Chiesa.  

Qual è l’approccio di Papa Francesco su tali questioni?

Il Santo Padre è ben cosciente delle sofferenze delle famiglie. Sente il dolore e la rottura che molte famiglie stanno sperimentando. La sua intenzione è che la Chiesa dedichi due anni per pregare e riflettere sulla famiglia in vista della nuova evangelizzazione. Il Papa vede la Chiesa come una madre che si preoccupa veramente e seriamente per la famiglia. Il Santo Padre ha seguito da vicino il Sinodo. Credo che in questo periodo di nuova evangelizzazione per la Chiesa, le difficili situazioni di molte famiglie e la difficoltà che devono affrontare sono molto vicine al suo cuore. Questo è il motivo per cui ha chiamato al Sinodo.

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