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Foto: Zenit HSM

Card. Ravasi: “Servono nuovi modelli economici, più umani ed inclusivi”

Un congresso dell’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede, in collaborazione con il Dicastero per la Cultura, riunirà studiosi di tutto il mondo per una risposta alle sfide internazionali dello sviluppo

In un momento in cui il modello economico nato dopo la Seconda Guerra Mondiale sta dando evidenti segnali di cedimento e in cui la finanza tende rimpiazzare l’economia, quando il modello di integrazione, di uno stato sociale inclusivo, con un contratto sociale in grado di unire i ceti verso obiettivi condivisi si trova in difficoltà, è il momento di interrogarsi sulla possibilità di un’economia che non sia solamente la crescita del Pil ma che sia posta a servizio dell’uomo.

Sono questi i temi che saranno affrontati nel congresso Verso un’economia più umana e giusta. Un nuovo paradigma economico inclusivo in un contesto di disuguaglianze crescenti, che si terrà a Roma il prossimo 21 settembre e che è stato presentato stamattina in Sala Stampa Vaticana, dal cardinale Gianfranco Ravasi; dall’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, oggi presidente della fondazione Cortile dei Gentili; e dall’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Daniele Mancini.

Il congresso, organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura, si realizzerà presso la sede dell’Ambasciata, nei pressi di Villa Borghese. Nel contesto del Cortile dei Gentili, si tratta di una iniziativa destinata ad aprire uno spazio di dialogo di alto livello, con persone di altre fedi religiose o non credenti, su temi di interesse per l’intera umanità.

Vi parteciperanno personalità di spicco, come il Premio Nobel per l’Economia 2015, Angus Deaton, docente all’Università di Princeton, l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, l’economista belga Dominique Y van der Mensbrugge, docente all’Università di Purdue.

Il cardinale Ravasi ha spiegato che il dibattito intende “approfondire le relazioni tra economia e società e sulla necessità di definire nuovi modelli economici più umani ed inclusivi”. Tra i vari spunti di riflessione, il cardinale ha puntualizzato che l’economia non va identificata con la finanzia, perché la finanza è uno strumento, e che l’economia è una scienza umanistica.

Pertanto, il porporato ha aggiunto che è importante definire, per quanto possibile, la natura umana e incontrare una categoria di base, a partire dalla quale poter discutere, con tutte le conseguenze etiche e quelle relative alle scelte, alle domande concrete, alle quali potranno accedere i 60 giornalisti presenti, nell’ambito di 300 partecipanti.

“Nel Cortile dei Gentili, io rappresento il lato dei non credenti – ha detto Amato – che però cerca assieme ai credenti delle risposte alle nuove problematiche”. L’ex premier ha ricordato che il Cortile dei Gentili è nato da un’intuizione di papa Benedetto XVI, perché “in questa ricerca non c’è motivo di trovarci divisi, sebbene partendo da fondamenti diversi”.

Amato ha quindi aggiunto che una delle attuali priorità è che “nessuno sia lasciato indietro”, perché “il dato più inquietante della nostra crisi è la crescita delle disuguaglianze, non perché qualcuno guadagni più di qualcun altro ma perché molti si stanno impoverendo”. Ha poi sottolineato che “nel pianeta succederà qualcosa se saranno in troppi a rimanere indietro e non solamente per la temperatura”.

A tal proposito, l’ex presidente del Consiglio ha ricordato che uno dei partecipanti al congresso presso l’ambasciata d’Italia, sarà il Nobel per l’economia, Angus Deaton, che ha ripreso nel suo ultimo libro, l’idea del film La grande fuga. E la sua osservazione, ha detto Amato, è che nel mondo si registra una grande fuga dalla povertà, con condizioni vita buone come mai nella storia ma non certo per tutti. La domanda, dunque, è: cosa succederà a quelli che rimangono indietro? Per questo è importante, ha sottolineato, che l’economia possa tornare ad essere una fonte di progresso per molti e non per un gruppo ristretto.

L’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Daniele Mancini, ha spiegato che parlerà sulla globalizzazione dell’economia e delle sue dimensioni etiche. Sebbene nello spazio di un pomeriggio, non sarà possibile affrontare un problema così complesso, il dibattito sarà – come diceva Madre Teresa – una goccia nell’enormità del mare.

Il diplomatico ha specificato che si tratta di un tema di assoluta priorità a livello mondiale, perché “sta cedendo il modello vincente avviato alla fine della seconda guerra mondiale. Con l’idea di uno stato sociale inclusivo, con un contratto sociale che unisca i ceti verso obiettivi condivisi”. Ossia, interrogarsi sulla possibilità di un’economia posta al servizio dell’uomo.

L’ambasciatore ha aggiunto che, all’evento, parteciperanno economisti, accademici, membri delle commissioni internazionali che lavorano nel nord e nel sud del mondo, con l’idea che lo sviluppo è qualcosa che va molto al di là della crescita del Pil.

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