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A priest hearing confession in a parish in the Philippines

Confessione / Wikimedia Commons - Judgefloro, CC BY-SA 4.0

Card. Piacenza: “Ridurre l’esistenza alla materialità spinge al suicidio dell’umano”

Secondo il Penitenziere Maggiore, il “migliore dei mondi possibili” si realizza sul Golgota, con il sacrificio di Cristo

L’Anno Santo della Misericordia si apre idealmente con il “grido” di papa Francesco, che porta nel cuore “la sollecitudine per tutta la Chiesa”, rivolto in modo particolare ai ministri di Dio: “Poniamo al centro con convinzione il Sacramento della Riconciliazione” (Misericordiae Vultus, n°17).

Lo ha detto il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore di Santa Romana Chiesa, nella sua lectio magistralis, tenuta al XXVII Corso sul Foro Interno, apertosi oggi presso la Penitenzieria Apostolica.

La situazione contemporanea, ha osservato il cardinale, si presta sia a “pericoli” che a “prospettive”. C’è in primo luogo una certezza, di cui va dato costantemente annuncio: “Dio è divenuto per noi l’Agnello immolato, ha portato su di Sé il nostro peccato e, morto, regna ora vivo per sempre”.

È proprio questa presenza nel mondo dell’Agnello, che rappresenta il più potente “antidoto” al “veleno del serpente antico, il menzognero”, il quale è destinato a una “inesorabile disfatta”.

L’azione del demonio, però, non si manifesta solo nell’agire, cioè ad un livello “etico o morale” ma perturba la vita degli uomini, innanzitutto “al livello della conoscenza”, attraverso “l’ottenebramento dell’intelletto e della volontà, che presentano come buono ciò che buono non è e, quindi, il peccato della disobbedienza”, come chiaramente emerge dall’irruzione del peccato originale (cfr Gen 3,6b).

Anche dopo la sua venuta al mondo, quindi, l’Agnello è stato contrastato in tutti i modi dall’Ingannatore, come è avvenuto nell’ultimo secolo, con il tentativo di una “riduzione moralistica” dell’Annuncio cristiano, che privato della sua “pretesa veritativa”, viene confinato “nei limiti, innocui, di un codice etico”, eliminando ogni “reale incidenza sul cuore dell’uomo, fatto per l’Essere prima che per il dover-essere”.

Negli ultimi cinque secoli, dunque, il demonio ha separato la fede dall’“ambito principale della sua azione, cioè dalla ragione”. Nascondendo la presenza dell’Agnello di Dio sulla terra, si negano di conseguenza anche il “mondo” e il “peccato”.

Il tentatore vuole quindi presentare questo mondo, “ostile a Cristo, come il migliore, o comunque come l’unico possibile”, foraggiando “la dittatura del pensiero unico, così lontano dal pensiero comune di matrice cristiana”.

La conseguenza immediata è nella “canonizzazione del mondo” e nella “negazione del peccato”, affinché “si assopisca nel cuore dell’uomo l’invocazione della salvezza”.

Di fronte a questa menzogna, ha proseguito il porporato, “è urgente riaffermare la verità dell’Incarnazione e l’unicità del valore salvifico della Croce”; al tempo stesso “emerge l’esigenza di educare gli uomini a chiamare le cose con il proprio nome, senza ambiguità”.

Se si rimette al centro Cristo, come Verità ed “annuncio integrale della Rivelazione”, le coscienze dei fedeli matureranno una “vera capacità di discernimento, per poter distinguere ciò che è secondo la divina Rivelazione, ciò che riconosce unità e centralità di Cristo, da ciò che non risponde a questi essenziali riferimenti”.

La negazione di Cristo, infatti, comporta anche una negazione dell’uomo, pertanto “la storia ci insegna che chi difende Dio difende l’uomo e chi difende l’uomo difende Dio”.

La Chiesa, in quanto “esperta in umanità”, sa che questo non è “il migliore dei mondi possibili” e che non si può “ridurre l’orizzonte esistenziale alla sua mera materialità”, se non a costo di “aprire la finestra di una disperante assenza di significato, spingendo al suicidio dell’umano”.

Quel “mondo migliore”, però, si è realizzato sul Golgota, sulla Croce dalla quale “il Giusto, condannato ingiustamente, implora il perdono per i suoi carnefici, quasi giustificandone l’agire”. È sulla Croce che si concentra “tutto il bene possibile per l’umanità”, ovvero la sua salvezza, che scaturisce dal “Costato” e dal “Sangue” del Crocefisso”.

Il demonio, invece, punta a “normalizzare il peccato”, a “rendere superflua la Croce, ridurla ad un mero atto di autodonazione non violenta, senza alcun valore né sacrificale, né espiatorio”.

Questa “normalizzazione” è stata sostenuta per molti anni da svariate “teorie” che hanno avanzato “la giustificazione sociale del peccato, la riduzione psicologica della libertà umana, la de-responsabilizzazione rispetto ai propri atti” e che, tuttavia, si sono rivelate “inadeguate alla dignità umana”.

“A chi nega Cristo e l’efficacia salvifica dell’Agnello immolato, rispondiamo con il recupero dell’annuncio del Salvatore e dell’unico culto salvifico, che portano con sé il recupero dell’umano”, ha affermato il cardinale Piacenza.

“A chi nega la possibilità di un mondo diverso – ha proseguito – invitando a rassegnarsi a questo, rispondiamo guardando al Crocifisso, vero mondo nuovo realizzato”.

“A chi vorrebbe normalizzare il peccato, rispondiamo rimettendo al centro il sacramento della Confessione”, nella quale viene sconfitta quella “radicale solitudine che l’uomo prova nel suo peccato”.

Rimettendo al centro il sacramento della riconciliazione, in definitiva, “significa continuare, con la Vergine Immacolata, a schiacciare la testa del serpente, fino all’ultimo giorno, quando Cristo sarà Tutto in tutti”, ha poi concluso il cardinale Piacenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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