Dona Adesso

Canonizzazione, Fatima, 13 maggio 2017 / © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

Card. Piacenza: “Fatima non è finita!”

Omelia del penitenziere maggiore presso il Santuario di Fatima (12 settembre 2017) — Testo completo

“Possiamo ben dire che sarebbe in errore chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa; Fatima non è finita!” Lo ha sottolineato il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore del tribunale della Penitenzieria Apostolica, nell’omelia della Messa celebrata martedì 12 settembre 2017, alle 22.30, all’altare dell’Esplanade del noto santuario mariano portoghese in occasione del primo centenario delle apparizioni della Madonna.

Maria è apparsa la prima volta il 13 maggio 1917 ai pastorelli Jacinta e Francisco Marto, e alla loro cuginetta Lúcia dos Santos presso la località “Cova da Iria” a Fatima. Le apparizioni si susseguirono il 13 di ogni mese (tranne nel mese di agosto, quando avvenne il 19) fino al 13 ottobre dello stesso anno. Proprio in occasione dell’ultima apparizione la Madonna si presentò ai pastorelli come la “Signora del Rosario”. L’ultima apparizione fu accompagnata anche dal “miracolo del sole”. (pdm)

Riportiamo di seguito il testo completo dell’omelia.

***

Sia lodato Gesù Cristo!

È per me motivo di gioia veramente intensa poter celebrare con voi e per voi l’Eucaristia in questo luogo, nel quale la Beata Vergine Maria si è degnata di apparire cento anni fa, facendo, perciò, di Fatima un luogo straordinario.

La Santa Vergine, infatti, non appare in qualunque luogo e questo luogo non è uguale ad altri luoghi. Al contrario, rispettando fedelmente la logica dell’Incarnazione, che è avvenuta in un tempo e in uno spazio precisi, le manifestazioni soprannaturali della Madonna, riconosciute dalla Chiesa, ci rimandano alla storicità della nostra fede ed al legame imprescindibile, che essa ha, per Divina Volontà, con lo spazio e con il tempo. Essi sono creature di Dio, come l’intero cosmo, ed in essi, nello spazio e nel tempo, Dio ha voluto abitare.

Ci domandiamo, ora, dopo l’Ascensione – di cui abbiamo ascoltato la narrazione – cosa è rimasto agli Apostoli? Quando Cristo è asceso al Cielo, che cosa è rimasto nei loro cuori e nelle loro menti?

Tutti potremmo rispondere: il ricordo di Gesù, i Suoi insegnamenti… Certo, è vero, ma non basta. Nessuno può vivere solo di un ricordo passato! La nostra fede non è una raccolta archeologica di incerte verità passate; è piuttosto l’esperienza di una Presenza, vera, oggettiva, reale e trasformante. È esattamente l’esperienza che hanno fatto i Santi pastorelli Francesco e Giacinta e la Serva di Dio Suor Lucia, della presenza di Maria: presenza vera, reale e trasformante.

Che cosa è rimasto agli Apostoli quando Cristo è asceso al Cielo? È rimasta la loro unità! L’esperienza dell’appartenenza di ciascuno di essi a Gesù e della comune appartenenza all’unità che Gesù stesso ha determinato, ha generato tra di loro. L’appartenenza a questa unità è ciò che noi professiamo nel Credo, ogni volta che diciamo “Credo la Chiesa Una”, ed è ciò che ci permette di affermare la perfetta continuità tra la prima Comunità di Gerusalemme, radunata nel Cenacolo, stretta intorno a Maria in attesa del Dono dello Spirito per la Missione, e la Chiesa di oggi, e questa nostra Assemblea.

La Beata Vergine è apparsa in questo luogo cento anni fa, non solo per esortare gli uomini alla conversione e alla preghiera, come accade in altre apparizioni, ma con un intento esplicitamente profetico, indicando agli uomini eventi del futuro, perché essi possano leggerli prudentemente, prepararsi, riconoscerli e convertirsi. È questa l’eccezionalità di Fatima! Maria, a Fatima, ha profetato e la Chiesa ha riconosciuto la verità delle apparizioni e, con esse, delle profezie.

Possiamo ben dire che sarebbe in errore chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa; Fatima non è finita! Fatima è ancora da compiersi, perché il Cuore Immacolato di Maria non ha ancora trionfato pienamente.

Tutta la Chiesa, Una, nell’ininterrotta Tradizione apostolica, è protesa nell’annuncio di Cristo ai fratelli, perché si realizzi la Volontà di Dio, che abbiamo ascoltata nella seconda lettura. È vero, Dio vuole che «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità»; ma, perché la Volontà di Dio si compia, per scelta sovrana e imperscrutabile dello stesso Signore, è necessario il concorso della nostra libertà.

La salvezza certamente è offerta a tutti gli uomini e Dio vuole che tutti siano salvati; questa offerta passa attraverso l’indispensabile mediazione della Chiesa e della testimonianza dei cristiani; passa attraverso quella che la dottrina chiama “sostituzione vicaria”: cioè il rivivere nel Corpo della Chiesa, che siamo noi, l’offerta che Cristo fa di Sé per l’intera umanità.

La Volontà salvifica universale si attua anche con il necessario aprirsi a Dio di ogni singola libertà personale. Per questa ragione, la seconda Lettera a Timoteo afferma l’imprescindibile binomio tra l’essere salvati e giungere alla conoscenza della verità: ordinariamente non può realizzarsi la salvezza, prescindendo dalla conoscenza della verità, cioè dalla conoscenza di Cristo stesso. Dio ha certamente le Sue vie per salvare gli uomini, ma Egli ne ha rivelata a noi una certa e quella dobbiamo percorrere e dobbiamo far conoscere.

Esattamente in questo senso, Gesù afferma nel Vangelo che coloro che compiono la volontà del Padre sono per Lui «fratello, sorella e madre». Egli dichiara, in tal modo, non solo la straordinaria prossimità, familiarità con Lui dei credenti, ma la possibilità di essere, per i fratelli e per il mondo, come la “Madre del Signore”, cioè come Colei che ha generato Cristo per l’Umanità e che sempre genera il Suo Corpo, che è la Chiesa.

È questo, carissimi sorelle e fratelli, l’alto e affascinante compito, che il Signore ci affida e che la Beata Vergine Maria ci ricorda a Fatima: essere profezia per il mondo, mostrando ancora e sempre Cristo, il Suo Corpo ai fratelli, perché, conoscendo la Verità, giungano alla salvezza.

Se Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della Verità, la scimmia di Dio, il demonio – che c’è, che è presenza personale e drammaticamente sempre operante –  vuole esattamente il contrario! Vuole cioè, che tutti gli uomini siano dannati eternamente e rimangano nelle tenebre della menzogna. Per tale ragione, la Beata Vergine Maria, per il nostro bene, ha mostrato chiaramente, qui a Fatima, la possibilità reale della perdizione definitiva, del rifiuto definitivo di Dio e della Sua salvezza. Ricordare questo non è fare terrorismo ma compiere un atto di misericordia, un atto d’amore. Potrebbe forse la Santa Vergine pronunciare anche una sola parola che non sia vibrante di amore?

Se Cristo ha già sconfitto definitivamente il male e la morte, la Chiesa, unita a Lui, ne prosegue l’opera di annuncio e di salvezza. 

La preghiera ed in particolare la preghiera del Rosario, nel quale il Santo Nome di Maria, di cui oggi pure facciamo memoria, è litanicamente ed amorosamente ripetuto è anch’essa un grande esorcismo sul mondo, un avvolgere in una rete d’amore gli uomini, i luoghi e la storia, lo spazio e il tempo, perché nulla si sottragga all’universale volontà salvifica di Dio e perché i cuori, plasmati dal benedetto Nome di Maria, si aprano all’incontro con il Salvatore.

Anche in questo senso, Fatima non è compiuta! Perché non è compiuta la missione della Chiesa, che vivrà fino alla fine dei secoli, in ogni circostanza storica e nonostante ogni avversità della cultura e del potere.

Cari Amici, tutti i nemici della Chiesa, tutti coloro che l’hanno perseguitata e combattuta nei secoli, sono passati. La Chiesa di Gesù è ancora qui, come la Beata Vergine Maria! E’ ancora qui, giovane, forte, ricca della fede di tantissimi suoi figli, abbellita di tutte le loro preghiere ed opere di carità, impreziosita dalle tante sofferenze nascoste ed offerte, che davvero edificano il Regno di Dio, l’unico mondo nuovo a cui possiamo aspirare. È questo, il migliore dei mondi possibili! Lo stiamo sperimentando questa sera, in questa straordinaria veglia. Il Regno di Dio non è «questione di cibo o di bevanda» (Rm 14,17), non è questione di organizzazioni o strategie, di tentativi di soluzione a questo o a quel problema, pur doverosi e necessari. Il Regno di Dio vive nella coscienza degli uomini; la Chiesa vive nella coscienza degli uomini e, per questa ragione, è assolutamente libera ed assolutamente inarrestabile!

Cento anni fa, quando tutto è cominciato, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che tre semplici Pastorelli avrebbero determinato la storia di questo paese, dell’intera penisola iberica, dell’Europa, del mondo e della Chiesa. Eppure noi siamo qui, a testimoniare la verità della fede e l’evidenza che, nonostante tutto, nonostante i nemici di fuori e di dentro, la Chiesa vive nelle coscienze degli uomini, in esse progredisce, in esse fruttifica, in esse riaccade sempre per la salvezza dei singoli e dell’umanità.

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è esattamente questo: l’accadere di Cristo nelle coscienze degli uomini e nella storia del mondo; l’accadere di Cristo e, con Lui, della Madre che Lo ha generato, offrendoLo per noi e per la nostra salvezza; l’accadere, innanzitutto in noi, della salvezza che nasce dall’incontro redentivo con Cristo e, perciò, attraverso di noi, la presentazione al mondo del Signore.

Carissimi, come i discepoli dopo l’Ascensione, anche noi guardiamo al Cielo e, insieme ai veggenti di Fatima, scorgiamo il Volto luminoso di Maria, Icona perfetta della Chiesa Una, alla quale ci sentiamo di appartenere e realmente apparteniamo; anche noi, obbedienti alla Volontà di Dio, desideriamo che tutti gli uomini, che ancora non hanno conosciuto il Suo Amore, siano salvati e giungano alla conoscenza della verità, e per questo soffriamo e offriamo, preghiamo e testimoniamo; per questo siamo qui oggi e torneremo, lieti e certi alle nostre case, nei prossimi giorni.

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione