Dona Adesso
Cardinal Pietro Parolin during the Synod of family

Catholic Church England and Wales

Card. Parolin: “Nella normativa internazionale non c’è diritto all’aborto”

Al Vertice di Istanbul, il Segretario di Stato ribadisce l’impegno della Santa Sede nella prevenzione dei conflitti e nella promozione di sviluppo e dignità umana

L’assistenza umanitaria non deve essere usata come “mezzo di ricatto” o come “strumento di pressione politica, economica o ideologica”: concetti che riecheggiano quanto già affermato ieri da papa Francesco nel suo messaggio al medesimo consesso. Lo ha affermato il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, nel corso della tavola rotonda Sostenere le norme che salvaguardano l’umanità, tenutasi ieri nell’ambito del Vertice Umanitario di Istanbul.

Non è ammissibile, ha detto il porporato, che in nome dell’economia o delle ideologie, “vite umane” siano lasciate “sospese in equilibrio tra la vita e la morte, perché “private di cibo, alloggio, abiti e assistenza medica di base”.

Se da un lato è imprescindibile “onorare i principi della Carta delle Nazioni Unite”, è altrettanto necessario, ha aggiunto Parolin, che “tutte le norme rilevanti e vincolanti” siano “ribadite, rafforzate, rispettate e attuate” e che nessuno taccia “dinanzi a crimini indicibili a nome della propria religione”.

Il Segretario di Stato ha quindi chiesto la protezione dei cristiani e delle “altre minoranze religiose” e la messa in atto di ogni azione opportuna per mettere fine agli “atti di genocidio” e ai “crimini di guerra” e contro l’umanità, come, ad esempio, “lo stupro sistematico usato come tattica di guerra o di terrore”; al tempo stesso, le donne vittime di violenze sessuali e i figli in esse concepiti, necessitano “un’assistenza psicologica, spirituale e materiale efficace e costante”.

Inoltre, “la Santa Sede appoggia la prevenzione e la deterrenza di crimini, l’azione penale contro i criminali e l’accesso a un’assistenza per le vittime che non comporti ulteriori violenze alla vittima traumatizzata e al nascituro innocente”.

Nella normativa internazionale, ha infatti ricordato il cardinale Parolin a nome della Santa Sede, “non c’è un diritto all’aborto”, mentre, nei conflitti armati, le “parti statali” e “non statali” devono astenersi da “interpretazioni espansive e controverse” del diritto internazionale.

Negli scenari di guerra, la Santa Sede ribadisce quindi un triplice impegno: 1) promuovere la “centralità della persona umana”, specie nei conflitti armati e nelle catastrofi; 2) la protezione dei civili e dei luoghi come gli ospedali, le scuole, i luoghi di culto, durante i conflitti armati; 3) l’assistenza umanitaria che va sempre garantita e mai usata come strumento di pressione né durante, né dopo l’ostilità.

Sul piano dello sviluppo, “essenziale per la pace e la sicurezza durature”, il Segretario di Stato ha espresso quattro ulteriori impegni da parte della Santa Sede: 1) lavorare incessantemente al fianco dei governi, della società civile e di tutte le persone di buona volontà per promuovere il disarmo e la prevenzione dei conflitti; 2) promuovere una “diplomazia formale e informale” per favorire il pieno rispetto della dignità umana; 3) educare alla pace e alle “società inclusive” al fine di prevenire i conflitti; 4) contribuire alla prevenzione delle crisi umanitarie, al disarmo e alla non proliferazione nucleare. [L.M.]

 

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione