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Card. Parolin: “Migrazione, diritto umano da salvaguardare”

Intervendo al Forum Internazionale su Migrazioni e Pace, il segretario di Stato ha sottolineato anche il contributo dei migranti in termini di pil, lavoro e natalità

“Strategie politiche guidate da interessi fluttuanti, da insicurezze e dalla paura, disegni politici contrastanti, sotto-sviluppo e distrazione dei fondi destinati a debellarlo, conflitti interminabili, violazioni dei diritti umani, timori per le conseguenze dei cambiamenti climatici e della crisi economica non risolta, imposizioni ideologiche anche all’assistenza umanitaria, deterioramento di situazioni politiche, sociali, umanitarie, ambientali, con commerci criminali di prodotti, persone e risorse”.

Lunga è la lista delle cause dell’ampio fenomeno migratorio cui stiamo assistendo oggi, secondo il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Egli è intervenuto stamani a Roma al VI Forum Internazionale su Migrazioni e Pace, sul tema “Integrazione e sviluppo: dalla reazione all’azione”. L’evento è stato organizzato dal Dicastero sullo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, lo Scalabrini International Migration Network (SIMN) e la Fondazione Konrad Adenauer.

Il cardinale ha ricordato poi le attività criminali connesse alle migrazioni, ossia “il ricorso a vie alternative e più pericolose di migrazione irregolare, di sfruttamento e di abuso da parte di trafficanti di persone, e perdita di vite umane”. Per fermare “questi crimini”, il segretario di Stato ha mutuato l’appello di Papa Francesco a tutte le realtà sociali a farsi carico del problema.

Del resto – ha aggiunto – la migrazione è “un diritto umano da salvaguardare; una componente strutturale, che riguarda tutti i continenti e che occorre affrontare nelle sue cause e nel suo compimento con sinergia e cooperazione a livello globale, con un programma sistematico e articolato di interventi, condiviso a livello multi-laterale, con strategie e misure organiche di sistema, con condivisione di oneri e di responsabilità”. Di qui il suo invito alla comunità internazionale a creare una sinergia.

Parolin si è poi unito al coro di chi reputa “sotto-stimato” il contributo offerto dai migranti ai Paesi di accoglienza. Il cardinale ha fatto riferimento “al prodotto interno lordo ed al sistema fiscale, come a copertura di vuoti demografici, lavorativi e di abilità in settori-chiave dell’economia e dei servizi, come di apporti di innovazione, coinvolgimento, dinamismo, determinazione, capacità d’iniziativa, di adattamento e di resilienza, sia nella sfera economica, sia in quelle sociale e di arricchimento culturale”.

Importante – ha aggiunto il cardinale ritornando sul discorso del Papa il 4 febbraio scorso ai partecipanti all’incontro di “Economia di comunione” – è allora “cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale”.

Insomma, ha concluso, il card. Parolin, dovrebbe trattarsi di “una economia inclusiva che crea vita, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione e può far sperare in un mondo ove i cammini, incrociandosi, portino nuova speranza, dignità, ricchezza di rapporti; ove anche il denaro, in questa ottica di dono reciproco, entra nel circuito di quel centuplo annunciato dal Vangelo, per chi dà e per chi riceve, affinché la gioia sia di tutti”.

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