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Card. PIetro Parolin © Cels

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Card. Parolin: “Mai annunciare il Vangelo con il volto triste”

Ad un incontro nel seminario arcivescovile di Firenze il segretario di Stato ha spiegato il ruolo del sacerdote, che non è “operatori sociale, né psicoterapeuta”, ma “custode di gioia”

Per il card. Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, “annunciare agli altri il Vangelo con il volto triste è una contraddizione”. Lo ha detto ieri, 2 marzo 2017, ad un incontro nel seminario arcivescovile di Firenze, come riporta l’Osservatore Romano.

Il porporato è intervenuto sul tema “La dolce e confortante gioia di evangelizzare” alla luce dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Presente l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori.

Il card. Parolin ha spiegato che la felicità “pulsa nel cuore di ogni uomo”, tuttavia si rivela spesso “come una delle più cocenti frustrazioni”. Di qui la necessità da parte del sacerdote di rendere questo desiderio una aspirazione realizzabile. Ha spiegato: “È del tutto inconcepibile un annuncio del Vangelo privo della gioia: essa ne costituisce una dimensione intrinseca e necessaria. È come se si parlasse del sole senza la luce”.

La felicità deve però fare i conti anche con il fallimento, ha sottolineato. Ad esempio – ha detto – “quando si fatica e si patiscono delusioni e tribolazioni”, le reazioni “più spontanee sono la rabbia e lo scoraggiamento, e a lungo andare si è tentati di rassegnarsi e di gettare la spugna”.

Alle “gioie delle vita” così come “alle devastazioni della tristezza” è costantemente esposto il sacerdote, giacché “immerso nella vita della gente”.  Addirittura, ha aggiunto il porporato con un’efficace immagine, “la prostrazione a terra durante il rito dell’ordinazione, mentre vengono invocati i santi in paradiso, potrebbe essere interpretata come un’iniziazione a tutte le prostrazioni dolorose che si incontreranno nel ministero, con la sola differenza che, invece di sentire il canto delle litanie, il presbitero dovrà spesso ascoltare e condividere i lamenti della gente”.

Del resto i preti – ha commentato – sono custodi del “segreto della gioia”, cioè che “alla luce della morte e risurrezione di Gesù, tutte le tristezze sono già state debellate”. I preti non sono “operatori sociali, né psicoterapeuti”, bensì “custodi della gioia” – ha ribadito Parolin – perché sanno che “prima o poi, nonostante tutto, ‘il deserto diventerà un giardino’”.

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