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Card. Cañizares: la vita è difficile per i giovani in Spagna

La GMG, un “evento di speranza”

MADRID, martedì, 19 luglio 2011 (ZENIT.org).- “La situazione dei giovani in Spagna non è affatto  facile, né esente da sofferenze”, ha affermato questo lunedì il Cardinale Antonio Cañizares, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, durante una conferenza in Spagna.

Il porporato sta partecipando al Corso estivo “I giovani e la Chiesa cattolica” presso l’Università Re Juan Carlos.

Nel suo intervento, ha riflettuto sulla delicata situazione che sta provocando l’alto livello di disoccupazione in Spagna, sottolineando che la mancanza di posti di lavoro e di un orizzonte lavorativo stabile è preoccupante per lo sviluppo delle persone e delle loro famiglie.

“Non avere lavoro è terribile, e le ripercussioni di questa situazione comportano scoraggiamento e conflitto sociale”, ha affermato. Per il Cardinal Cañizares, è necessario aiutare i più poveri, “tra cui i giovani, che non hanno lavoro e vivono con una cultura della delusione che li ignora”.

“Bisogna essere realisti e comprendere che i giovani hanno una vita difficile, ma in primo luogo dobbiamo scoprire gli interrogativi umani che tante volte secondo loro non trovano risposta”.

“Il Vangelo dà loro il senso necessario per proclamare di nuovo la speranza”, ha aggiunto.

In questo senso, ha affermato che la Giornata Mondiale di Madrid di agosto rappresenterà “un evento di speranza” per i giovani del Paese.

“La GMG, come qualsiasi pellegrinaggio, è una parabola di ciò che è la vita, con le sue gioie e i suoi dolori”, in cui “possiamo essere senza niente e, allo stesso tempo, avere tutto”.

La speranza, ha affermato, è l’“alternativa realista dell’ottimismo, che contempla l’esistenza di difficoltà sul cammino. Il giovane con spirito di avventura e capacità di stupirsi può scoprire il grande tesoro che l’umanità credeva nascosto, e questo si è rivelato in Gesù Cristo”.

Il presule ha sottolineato che sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI “non hanno mai gettato nulla in faccia ai giovani, non hanno condannato, ma proposto un programma esigente e allo stesso tempo appassionante, superando il relativismo che ha esiliato la virtù e ha lasciato il giovane a guardare se stesso, senza incoraggiamento e con sfiducia”.

“Non possiamo lasciare i giovani nella situazione della parabola del Vangelo che dice ‘Siamo oziosi perché nessuno ci ha presi a giornata’”, ha concluso.

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