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Card. Bagnasco: l’unità del Paese si fa attorno al “retto vivere”

Interviene a Roma al X Forum del Progetto culturale

ROMA, giovedì, 2 dicembre 2010 (ZENIT.org).- L’unità del Paese si fa attorno al “retto vivere”. E’ questo il messaggio al cuore del discorso pronunciato questo giovedì dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in apertura del X Forum del progetto culturale sul tema “Nei 150 anni dell’Unità d’Italia. Tradizione e progetto”, in corso a Roma, presso il Complesso Santo Spirito in Sassia, fino al 4 dicembre prossimo.

All’inizio del suo intervento, il porporato ha ripercorso il contributo dato dai cattolici all’unità del Paese e al suo sviluppo successivo.

A questo proposito, ha tenuto a precisare che “lo Stato in sé ha bisogno di un popolo, ma il popolo non è tale in forza dello Stato, lo precede in quanto non è una somma di individui ma una comunità di persone, e una comunità vera e affidabile è sempre di ordine spirituale ed etica, ha un’anima”.

“Ma se l’anima si corrompe, allora diventa fragile l’unità del popolo, e lo Stato si indebolisce e si sfigura – ha avvertito –. Quando ciò può accadere? Quando si oscura la coscienza dei valori comuni, della propria identità culturale”.

Parlare di identità culturale, ha sottolineato, “non significa ripiegarsi o rinchiudersi, si tratta di non sfigurare il proprio volto: senza volto infatti non ci si incontra, non si riesce a conoscersi, a stimarsi, a correggersi, a camminare insieme, a lavorare per gli stessi obiettivi, ad essere ‘popolo’”.

Il Cardinale ha poi evidenziato l’importanza del “vivere retto” sia dei cittadini che dei loro rappresentanti.

“Non sono le strutture in quanto tali né il semplice proceduralismo delle leggi a garantire ipso facto il ‘retto vivere’, ma la vita di persone rette che intendono lasciarsi plasmare dalla giustizia”.

“Nella sollecitudine per il bene comune rientra l’impegno a favore dell’unità nazionale, che resta una conquista preziosa e un ancoraggio irrinunciabile”.

“E’ nel terreno fertile dello ‘stare insiemeì che si impianta anche un federalismo veramente solidale – ha proseguito –: uno stare insieme positivo che non è il trovarsi accanto selezionando gli uni o gli altri in modo interessato, ma che è fatto di stima e rispetto, di simpatia, di giustizia, di attenzione operosa e solidale verso tutti, in particolare verso chi è più povero, debole e indifeso”.

“Quando in una società si mantiene la gioia diffusa dell’aiutarsi senza calcoli utilitaristici, allora lo Stato percepisce se stesso in modo non mercantile, e si costruisce aperto nel segno della solidarietà e della sussidiarietà”.

In questo contesto, la Chiesa si trova a svolgere un’opera educativa fondamentale in Italia, annunciando il Vangelo “perché non si smarrisca l’identità personale e sociale” e come “antidoto a certo individualismo che mette a dura prova la coesistenza e il raggiungimento del bene comune”.

Dall’educazione il porporato ha poi posto l’accento sui giovani, a cui “il mondo degli adulti deve poter offrire un esempio e una risposta credibili, contrastando quella ‘cultura del nulla’ che è l’anticamera di una diffusa ‘tristezza’”.

Il Cardinale ha quindi ricordato che “la cultura non è una entità astratta” e che “in qualche misura dipende da ciascuno di noi, singoli e gruppi”, e quindi “se gli stili di vita, gli orientamenti complessivi, le leggi hanno un notevole influsso sulla formazione dei giovani – ma anche degli adulti ! – sia in bene che in male, è anche vero che se ogni persona di buona volontà pone in essere comportamenti virtuosi, e questi si allargano grazie a reti positive che si sostengono e si propongono, l’ambiente in generale può migliorare”.

In conclusione, il porporato è tornato a formulare l’auspicio, già espresso in altre occasioni, “che possa sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità autentica perché volta a segnare il destino di tutti”.

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