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Caos eterologa, sul tema anche il Pd si spacca

Il Tribunale civile di Bologna autorizza il trattamento, mentre i pareri divergono nel Pd sulla decisione della Toscana di avviare in fretta l’eterologa

L’ennesimo capitolo estivo del “caso eterologa” porta la firma dei giudici di Bologna. Il Tribunale civile del capoluogo emiliano ha infatti dichiarato che “non c’è alcun vuoto normativo dopo la sentenza della Corte costituzionale” che ha cancellato il divieto alla fecondazione eterologa contenuto nella Legge 40.

Con due ordinanze del 14 agosto le toghe hanno così accolto il ricorso di due famiglie (una siciliana, l’altra veneta), ordinando che le due coppie non fertili possano ricevere i trattamenti con gameti di donatori esterni. Non importa che una delle due coppie, desiderosa di avere un figlio quantoprima, si fosse già rivolta all’estero per procedere con il trattamento, le ordinanze del Tribunale bolognese, oltre a far esultare gli ultrà dell’eterologa, hanno riacceso il dibattito sul tema.

Chi ha impugnato le decisione dei giudici per tentare di demolire ogni riserva sull’eterologa libera e indiscriminata è l’Associazione Luca Coscioni. Con un dichiarazione congiunta dei due suoi rappresentanti Filomena Gallo e Marco Cappato, dichiara che “l’eterologa deve essere accessibile a tutti i cittadini, sia nei centri pubblici che in quelli privati”. L’Associazione ritiene inoltre che le ordinanze dimostrano l’inutilità di “nuovi pasticci legislativi”.

A non pensarla come l’associazione legata al Partito Radicale Transnazionale è Eugenia Roccella, parlamentare di Nuovo Centrodestra ed esperta di bioetica. La deputata ha dichiarato al contrario che “serve una legge”, e “non per ‘ammettere’ l’eterologa, ma per disciplinarla e consentire che si faccia secondo regole omogenee di piena sicurezza per le coppie che vi accedono”. La Roccella sottolinea che “eventuali linee guida non sono sufficienti a garantire la tracciabilità dal donatore al nato”, scrupolo necessario per tutelare la salute di donne e nascituri ed evitare casi di diffusioni di malattie gravi, “come avvenuto in Danimarca, su oltre 90 bambini”, ha ricordato la parlamentare. Allo stesso tempo, le linee guida – rivela ancora – “non sono sufficienti a evitare donazioni inconsapevoli tra consanguinei”.

Le questioni sollevate dalla Roccella non sembrano interessare a Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, il quale ha autorizzato l’avvio di fecondazione eterologa in centri pubblici e privati – scavalcando il Parlamento e l’invito alla cautela del ministro della Salute Beatrice Lorenzin – non appena è stata pubblicata la sentenza della Corte costituzionale. L’eco delle ordinanze provenienti dall’altro versante dell’Appennino hanno fornito nuova linfa a Rossi, il quale ha annunciato che la Toscana andrà avanti con l’eterologa e ha accusato di “oscurantismo” il nostro Paese, poiché – la sua riflessione – ancora troppe sono le voci che si levano per sottolineare i rischi legati all’eterologa.

Il presidente della Regione Toscana non ha tuttavia considerato che molte di queste voci provengono proprio dal suo stesso partito, il Pd. Lo dimostrano le dichiarazioni di Federico Gelli, presidente del Centro Servizi Volontariato Toscana (Cesvot) e deputato alla Camera. Gelli ha criticato la scelta del presidente Rossi poiché rischia di “creare difficoltà a tutto il sistema sanitario”, in particolare per quanto riguarda il pagamento di questo tipo di prestazione da parte di coppie provenienti da altre regioni, che non avrebbero la copertura economica del sistema sanitario della propria zona di residenza. Inoltre Gelli ha auspicato la creazione di una banca dati nazionale per i donatori, un modo per raccogliere più informazioni possibili sul loro stato di salute e per controllare il numero di donazioni da parte di una stessa persona.

Considerazioni, quelle espresse da Gelli, in linea con l’atteggiamento di prudenza che ha recentemente chiesto Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza Stato-Regioni. “Non c’è fretta – ha dichiarato -, non c’è necessità di accelerazioni. Sono convinto che sia necessario un quadro normativo nazionale”. Per ora, in attesa del prossimo capitolo del “caso eterologa”, l’unico quadro che appare all’orizzonte della questione etica è piuttosto nebuloso.

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