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Camminare o volare

Quando manca la terra sotto i piedi, meglio abbandonarsi totalmente all’Unico

Il mio medico curante, vista la delicatezza dell’intervento, mi fa il nome del chirurgo: “vai a nome mio, digli che vuoi essere operato da lui”. Me presente, telefona a questo suo amico, luminare della medicina, concludendo: “te lo raccomando”. Anche i miei amici si erano a loro volta preoccupati di trovarmi lo specialista. Accordati col mio medico mi hanno anch’essi raccomandato al nome prestigioso del chirurgo “Chimeiodelu”. Definito ‘mano infallibile’, così da scongiurare qualsiasi ipotesi di insuccesso.

Dopo una tale raccomandazione, mi sentivo in una botte di ferro. Chi veniva a sapere a quale operazione mi sarei sottoposto, chiedeva subito il nome del chirurgo. Nominando “Chimeiodelu” mettevo in fuga ogni perplessità. Rassicuravo tutti.

La sera precedente l’operazione mi sottopongo a tutti i preparativi, medicine e…digiuni. “Lei, letto 14, sarà operato domani mattina, per primo…” – “Scusi, il chirurgo?” – “Chimeiodelu”.  

Raccomandato com’ero, la notte ho dormito tranquillo. Verso le 10 arriva l’infermiere: “Lei farà l’intervento non oggi, ma domani in mattinata perché ora c’è un’urgenza”. – “Scusi, ma domani mattina ci sarà Chimeiodelu?” – “Probabilmente”.

Saltavano le certezze.

Ti voglio descrivere come gradualmente, ma senza scampo, dentro di me è maturato un atto di abbandono totale all’Unico.

Mentre perdevo la speranza di incontrare il prof. Chimeiodelu, facevo l’esercizio di fidarmi sempre più ciecamente di Dio.

Del resto, chi meglio di Lui?!!!”

Il mattino seguente, verso mezzogiorno, un infermiere guarda il numero del mio letto. Mi affretto a dirgli il mio nome e che devo essere operato dal prof. Chimeiodelu; l’infermiere, con aria distratta, prende il mio letto, lo fa scorrere nel corridoio, lo consegna ad un collega a cui non dice il mio nome, ma: “prendi il letto 14 e portalo all’entrata della sala operatoria”.

Mi sono ritrovato senza nome, ero… un numero; mi chiamavano “letto 14”. Però in me c’era ancora la tenue speranza di trovare in sala operatoria il prof. Chimeiodelu.

Ma, entrando, ho visto tre chirurghi in camice verde, irriconoscibili per le mascherine.

Quando manca la terra sotto i piedi, è il momento di volare.

Ciao da p. Andrea

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