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C’è un nesso tra religione e violenza?

Se ne parla domani in un dibattito al Seraphicum

Qual è il vero nesso, se esiste, tra religione e violenza? La religione è fonte di pace o causa di conflitti? Quali sono le reali radici della violenza a sfondo religioso? Può avere un senso la teoria che riconduce al monoteismo precise responsabilità in quanto il “non avrai altro Dio” sarebbe all’origine dell’ostilità e dell’intolleranza nei confronti della religione dell’altro? Quali le indicazioni che forniscono in merito le religioni?

Sono alcuni degli interrogativi sui quali intende dare un proprio contributo la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum che ha organizzato per domani (venerdì 15 maggio) alle ore 16 in biblioteca, un incontro sul tema Religione e violenza.

L’iniziativa, promossa assieme al bimestrale di aggiornamento teologico Credere Oggi (Edizioni Messaggero Padova) muoverà proprio dal numero monotematico della rivista, ampliando il dibattito al contributo di Stefania Falasca, editorialista di Avvenire, e di Emanuele Rimoli (OFMConv), docente di Antropologia teologica.

Modererà l’incontro il professor Germano Scaglioni, biblista e direttore di Credere Oggi.

“Un incontro pensato come occasione di approfondimento su un tema tanto attuale, delicato e universale – spiega il prof. Scaglioni – che peraltro non riguarda soltanto l’esperienza dei credenti ma pone diverse domande alla coscienza dell’uomo contemporaneo, ancora sorpreso dal ritorno delle religioni sulla scena mondiale, dopo che per molti anni si era parlato della ‘morte di Dio’ o della ‘diaspora del sacro’”.

“Il ‘dopo 11 settembre 2001’ ha evidenziato l’inconsistenza delle analisi formulate durante gli anni della secolarizzazione imperante: le religioni non sono affatto destinate a scomparire dall’orizzonte dell’umanità, anzi il loro ruolo sembra consolidarsi. Esse hanno ancora molto da dire e da offrire, soprattutto in ordine alla purificazione del cuore, il ‘luogo’ privilegiato dove l’uomo si decide per la violenza o per la riconciliazione”, conclude Scaglioni.

 

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