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Brescia: il Fatebenefratelli assume, nonostante i tagli del Ministero

Il finanziamento dello Stato è passato da 2,3 a 1,55 milioni di euro, ma l’ospedale bresciano è riuscito lo stesso ad assumere 18 ricercatori

Quest’anno l’Irccs Fatebenefratelli ha subito un taglio di 650mila euro, anche a seguito dall’abolizione del fondo di compensazione presso il dipartimento Ricerca del Ministero della Salute. Il finanziamento dello Stato è passato da 2,3 a 1,55 milioni di euro: eppure i posti di lavoro aumenteranno nuovamente. “Non ci aspettavamo una riduzione simile – ammette il direttore generale fra Marco Fabello – ma abbiamo deciso di fronte al deficit utilizzando sia i fondi della ricerca corrente che i finanziamenti dei progetti in essere, allo scopo di non abbassare gli standard”.

Il Centro bresciano, che nel 2015 ha ricevuto l’accreditamento della prestigiosa Joint Commission, ha disposto infatti l’assunzione di 11 ricercatori a tempo indeterminato e di 7 ricercatori a tempo determinato; una scelta motivata, come ha sottolineato Fabello al Cda, “dalla volontà di non spezzare le ali a giovani ricercatori che domani saranno il vanto del Paese e offriranno ai pazienti quel valore aggiunto di conoscenze e di amore per l’uomo che San Giovanni di Dio condensò nel carisma dell’Ospitalità”. Fra Fabello non nasconde le difficoltà, che giungono in un momento già caratterizzato da forti tensioni occupazionali all’interno del Ssn: “nella macchina della Sanità, la psichiatria è una Cenerentola, come lo è la ricerca; eppure, questo ci incentiva a impegnarci ulteriormente, in quanto siamo consapevoli del carattere di frontiera che ha il nostro impegno. Certo, resta forte in noi l’amarezza per lo stigma sottile, che agisce a livello politico e sociale, dove c’è sempre meno sensibilità per l’importanza delle cure che prestiamo ai malati di mente. Un ‘problema’ che si preferisce rimuovere”.

La relazione ministeriale che ha confermato il carattere scientifico dell’Irccs per il triennio ne ribadisce l’eccellenza, osservando che “l’attività scientifica appare di buon livello” e che “le prestazioni di degenza ospedaliera si attestano su un valore particolarmente elevato di 600 casi/anno, con una buona percentuale di occupazione di posti letto”. Talmente buona, occorre precisare, che, per effetto dei vincoli di spesa sanitaria, anche quest’anno l’Irccs Fatebenefratelli è andato in overproduzione, ossia è stata fatturata un’attività convenzionata superiore a quella che sarà riconosciuta dalla Regione Lombardia, sia a causa dell’alto numero di ricoveri di pazienti affetti da Alzheimer e psichiatrici, sia a causa dell’intensa attività ambulatoriale.

I fattori limitanti nella crescita dell’Irccs, secondo gli ispettori ministeriali, sono dati dal numero ridotto dei posti letto, che sono solo 60, e nell’assenza di una risonanza magnetica (“non corrisponde nell’Irccs la presenza di adeguate tecnologie per effettuare indagini di imaging”): entrambe queste circostanze, tuttavia, dipendono da scelte delle istituzioni sanitarie regionali che l’Irccs deve applicare. Inoltre, il Ministero rimprovera il ridotto numero di pazienti provenienti da fuori Regione, ma questo giudizio, a nostro parere, andrebbe rivisto, in quanto è proprio della psichiatria godere di una scarsa attrattività extraregionale, dal momento che, come attesta la letteratura scientifica, è preferibile che le terapie al paziente psichico siano fornite nell’ambito di una rete sociale e territoriale – quindi, locale – che è chiamata a supportare l’attività ospedaliera, prima e dopo di essa. Agli ispettori ministeriali, d’altronde, non è sfuggita la concezione moderna della struttura bresciana e delle sue metodiche: «particolarmente interessanti appaiono il modello dell’appartamento con collaborazione riabilitativa del paziente psichiatrico, e i percorsi di riabilitazione psichica, cognitiva e fisica, secondo programma multidimensionale”.

In conclusione, secondo il Ministero, “l’Irccs svolge buoni servizi clinici e di ricerca” ed anzi la commissione “si rammarica che alle capacità dell’Istituto corrisponda un centro relativamente piccolo, con solo 60 posti letto in convenzione, spazi laboratori ali limitati e poco personale. Un maggiore sviluppo, sostenuto da opportuni investimenti, potrebbe fare avanzare ulteriormente le ricadute cliniche dell’attività dell’Irccs”, le cui strutture “appaiono di buona qualità e ben tenute”, e le attrezzature “di buon livello tecnologico”. L’Irccs bresciano si distingue per la capacità di lavorare in rete con altri istituti di ricerca dell’area psichiatrica e una buona capacità di attrarre investimenti. Se la relazione si sofferma anche su piccoli deficit, taluni peraltro dubbi – il Ministero segnala, ad esempio, l’assenza di day hospital, struttura sostituita dalla macroattività ambulatoriale come richiesto dalla Regione, e lamenta un collegamento “del tutto assente” con la Neurologia dell’Università di Brescia, per quanto due docenti della medesima guidino altrettante unità operative dell’Irccs -, il giudizio più gratificante riguarda sicuramente il management: “L’Istituto presenta un attivo di bilancio e le risorse economiche appaiono ben gestite, sia per l’assistenza sia per la ricerca”.

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