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Brasile, situazione nelle carceri: “Una bomba pronta ad esplodere…”

La denuncia di padre Valdir João Silveira, coordinatore nazionale della Pastorale Penitenziaria del Brasile, dopo la tragedia di Manaus

Dopo la notizia della tragedia accaduta il 4 gennaio nel penitenziario di Anísio Jobim (Compaj) a Manaus, dove secondo la Segreteria della Sicurezza dell’Amazzonia sono morte 56 persone, sono molte le denunce dei familiari e delle istituzioni che collaborano nell’assistenza dei carcerati in questo centro ed in altre centri penitenziari del paese.

“Parlare di carcere significa parlare di una fabbrica di torture, che produce violenza e genera mostri. È un ambiente stressante e la barbarie è costante”, afferma in un testo inviato all’agenzia Fides padre Valdir João Silveira, doordinatore nazionale della Pastorale Penitenziaria del Brasile. “Possiamo trovare solo persone ferite, celle piene e pessima alimentazione – ha detto -. Ciò che è accaduto a Compaj, accade da molto in diversi luoghi del Brasile, a Rio Grande do Norte, a Rondonia e Parana… Si tratta di una bomba a orologeria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento, in tutto il paese”.

Secondo il sacerdote, ogni giorno si verificano diversi disordini nel paese, ma solo quelli più importanti vengono riportati dalla stampa. Le rivolte sono motivate dal sovraffollamento e forse potranno diminuire solo dopo che il governo avrà preso una serie di misure. La prima dovrebbe essere quella di fornire assistenza legale ai detenuti, che trascorrono troppo tempo in attesa prima di essere processati. Padre Silveira ha sottolineato che molti prigionieri in attesa di giudizio sono in cella con prigionieri già condannati.

Secondo le ultime agenzie di informazione locali, la situazione non è tranquilla e il governo, poche ore fa, ha autorizzato l’invio di forze federali in tre stati del Brasile (Amazonas, Rondonia e Mato Grosso) per contenere le rivolte nelle carceri di queste regioni. Dopo il caso di Manaus, c’è stato il massacro di Monte Cristo a Boa Vista (Roraima), dove il 6 gennaio sono stati uccisi 33 detenuti, secondo la stampa locale per rappresaglia dei fatti di Manaus.

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