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ROMA, giovedì, 14 luglio 2011 (ZENIT.org).- Comunicare la fede a una generazione post-comunista è la prima priorità per un Vescovo della zona nord-orientale della Bielorussia.

Il Vescovo Wladyslaw Blin di Vitebsk ha spiegato la situazione che vive la sua Diocesi all'associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), sottolineando l'importanza della nuova evangelizzazione in un Paese oppresso per più di 70 anni sotto il comunismo.

“Oggi dobbiamo cercare nuove vie per raggiungere la gente, così che possa restare salda nella propria fede”, ha affermato.

“La nuova evangelizzazione”, ha aggiunto, “deve esprimere il potere della fede e del Vangelo, perché la gente sta perdendo di vista il potere dello Spirito Santo”.

In questo contesto, la Diocesi del presule è impegnata in una serie di progetti per comunicare la Buona Novella, come il Festival di Musica Spirituale per Giovani e le giornate di Cultura Cristiana, che incoraggiano l'interesse nelle pratiche cristiane tradizionali bielorusse.

Tra le iniziative c'è anche “Magnificat”, il festival dei film cristiani, sotto il patronato del Vescovo Blin.

“Predicare il Vangelo è una grande sfida per la Chiesa cattolica”, ha detto il presule. “Prima la fede era parte della nostra tradizione, ma attualmente le persone se ne stanno lentamente allontanando”.

La Chiesa non si è poi tirata indietro dall'affrontare questioni etiche e morali, e il Vescovo Blin organizza conferenze mediche internazionali in Bielorussia.

Professionisti ed esperti da Roma sono stati invitati a parlare dell'etica cristiana nella professione medica, inclusa la dignità della vita.

Popolari sono anche i pellegrinaggi a luoghi come Braclav o Buclav.

Il 1° luglio, circa 2.500 pellegrini sono giunti al santuario nazionale a Budslau alla vigilia della festa di Nostra Signora di Budslau.

Nonostante le sfide, la fede è profondamente radicata in molte persone, in parte a causa della persecuzione sotto il comunismo.

Il Vescovo Blin, che durante il periodo comunista è stato in esilio in Polonia, ha ricordato che “molti sono morti per la loro fede. Quasi ogni famiglia ha una vittima che ha dato la vita per la sua fede in Dio”.

“Il Paese, soprattutto nelle zone orientali, è sopravvissuto 70 anni senza Dio. Ora bisogna dare testimonianza alla prossima generazione”.

Per il presule, il ruolo della Chiesa cattolica è quello di “rafforzare la consapevolezza della gente del fatto che ogni persona ha il diritto di praticare la religione che porta nel cuore, la fede dei suoi antenati”.

“Dobbiamo essere lì per i fedeli”, ha dichiarato il Vescovo. “Vogliamo mostrare loro che con Dio chiunque può essere felice, perché Dio è amore. Ogni persona infelice ha perso Dio nella sua vita”.

In Bielorussia, su una popolazione di 10 milioni di abitanti circa 2 milioni sono cattolici, mentre la maggioranza è ortodossa russa.

Bielorussia: comunicare la fede a una generazione post-comunista

“Ogni persona infelice ha perso Dio nella sua vita”

ROMA, giovedì, 14 luglio 2011 (ZENIT.org).- Comunicare la fede a una generazione post-comunista è la prima priorità per un Vescovo della zona nord-orientale della Bielorussia.

Il Vescovo Wladyslaw Blin di Vitebsk ha spiegato la situazione che vive la sua Diocesi all’associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), sottolineando l’importanza della nuova evangelizzazione in un Paese oppresso per più di 70 anni sotto il comunismo.

“Oggi dobbiamo cercare nuove vie per raggiungere la gente, così che possa restare salda nella propria fede”, ha affermato.

“La nuova evangelizzazione”, ha aggiunto, “deve esprimere il potere della fede e del Vangelo, perché la gente sta perdendo di vista il potere dello Spirito Santo”.

In questo contesto, la Diocesi del presule è impegnata in una serie di progetti per comunicare la Buona Novella, come il Festival di Musica Spirituale per Giovani e le giornate di Cultura Cristiana, che incoraggiano l’interesse nelle pratiche cristiane tradizionali bielorusse.

Tra le iniziative c’è anche “Magnificat”, il festival dei film cristiani, sotto il patronato del Vescovo Blin.

“Predicare il Vangelo è una grande sfida per la Chiesa cattolica”, ha detto il presule. “Prima la fede era parte della nostra tradizione, ma attualmente le persone se ne stanno lentamente allontanando”.

La Chiesa non si è poi tirata indietro dall’affrontare questioni etiche e morali, e il Vescovo Blin organizza conferenze mediche internazionali in Bielorussia.

Professionisti ed esperti da Roma sono stati invitati a parlare dell’etica cristiana nella professione medica, inclusa la dignità della vita.

Popolari sono anche i pellegrinaggi a luoghi come Braclav o Buclav.

Il 1° luglio, circa 2.500 pellegrini sono giunti al santuario nazionale a Budslau alla vigilia della festa di Nostra Signora di Budslau.

Nonostante le sfide, la fede è profondamente radicata in molte persone, in parte a causa della persecuzione sotto il comunismo.

Il Vescovo Blin, che durante il periodo comunista è stato in esilio in Polonia, ha ricordato che “molti sono morti per la loro fede. Quasi ogni famiglia ha una vittima che ha dato la vita per la sua fede in Dio”.

“Il Paese, soprattutto nelle zone orientali, è sopravvissuto 70 anni senza Dio. Ora bisogna dare testimonianza alla prossima generazione”.

Per il presule, il ruolo della Chiesa cattolica è quello di “rafforzare la consapevolezza della gente del fatto che ogni persona ha il diritto di praticare la religione che porta nel cuore, la fede dei suoi antenati”.

“Dobbiamo essere lì per i fedeli”, ha dichiarato il Vescovo. “Vogliamo mostrare loro che con Dio chiunque può essere felice, perché Dio è amore. Ogni persona infelice ha perso Dio nella sua vita”.

In Bielorussia, su una popolazione di 10 milioni di abitanti circa 2 milioni sono cattolici, mentre la maggioranza è ortodossa russa.

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