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Foto: ZENIT - SC [CC]

Bergoglio prima di Francesco, il pastore che predica guardando negli occhi

Presentato “Nei tuoi occhi è la mia parola”, il libro di padre Antonio Spadaro che raccoglie 14 anni di discorsi dell’allora arcivescovo di Buenos Aires con un’intervista inedita al Papa che racconta il suo “debole” per le vecchiette e di quando predicava coi petardi

Il pastore che faceva scoppiare con i petardi un diavolo di stoffa per far comprendere le sue catechesi ai ragazzi irrequieti del catechismo. Il vescovo che incoraggiava catechisti ed educatori a comunicare l’alegría de evangelizar, la Evangelii Gaudium. Il cardinale che alle feste di San Gaetano a Buenos Aires sfidava la classe politica a combattere contro le élite malate di ideologia e che sosteneva le lotte della popolazione per il pane e il lavoro.  Il tutto svolto sempre con uno “stile” ben preciso: guardare dritto negli occhi le persone che ascoltavano la sua predicazione, perché “tra il predicatore e il popolo non ci deve essere in mezzo niente”. Né fogli né testi preconfezionati ma un dialogo diretto, come insegnava Sant’Ignazio.

È un volto nuovo di Jorge Mario Bergoglio quello che emerge dal volume Nei tuoi occhi è la mia parola curato da padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, seppur nelle oltre mille pagine che compongono il libro si possono scorgere nitidamente i tratti di quello che oggi è Papa Francesco.

Edito da Rizzoli, il libro raccoglie oltre 200 tra omelie, messaggi e discorsi del cardinale che per 14 anni (1999-2013) è stato alla guida della megalopoli porteña e che nei disegni della Provvidenza si preparava a diventare Papa. Non si tratta, tuttavia, di un’antologia bensì di una Opera Omnia o, ancor meglio, della “camera oscura” dell’allora arcivescovo di Buenos Aires utile “a comprendere la stagione ecclesiale che stiamo vivendo”, come ha spiegato lo stesso curatore durante la presentazione di oggi presso la Curia generalizia dei gesuiti.

All’evento, affollato da giornalisti, erano presenti mons. Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago che tra dieci giorni riceverà la porpora; il neo preposito generale dei gesuiti padre Arturo Sosa e l’ex portavoce vaticano padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger. Ospite d’onore, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin il quale ha affermato: “Il lettore che si accosta al volume Nei tuoi occhi è la mia parola può immaginare non solamente un vescovo che attraversa a piedi o in metropolitana le strade della sua città e della sua diocesi, ma può vederlo in prospettiva mentre si affaccia dalla loggia delle benedizioni di San Pietro”.

Nel libro tornano infatti tutti i temi centrali del magistero bergogliano, sviluppati però in ordine rigorosamente cronologico e non tematico perché, ha detto Spadaro, “sarebbe stato come prendere del materiale vivo, sorgivo, e metterle in gabbia”. Francesco, né da Papa né da arcivescovo, “parla mai per argomento, ma per esperienza vissuta a contatto con la gente”. 

Ed è proprio questo dialogo diretto che da sempre Bergoglio ama stabilire con chiunque ascolti le sue prediche, l’aspetto che maggiormente mette in risalto questo “volumone”, come lo ha definito scherzosamente Lombardi.

Lo stesso Pontefice nell’intervista inedita rilasciata di sua iniziativa a Spadaro per il libro (“una prefazione sarebbe stata troppo statica”, ha spiegato il gesuita), rivela: “Quando in seminario ci insegnavano omiletica io già avvertivo una forte avversione per i fogli scritti in cui c’è tutto. E questo lo ricordo bene. Ero e sono convinto che tra il predicatore e il popolo di Dio non ci deve essere in mezzo niente. Non può esserci una carta. Un appuntino scritto sì, ma non tutto quanto”.

Anche oggi da Papa, “costretto” spesso a dover leggere le omelie – dice – “continuo a cercare gli occhi della gente. Anche qui in piazza San Pietro. Quando io saluto c’è la massa. Ma io non la vedo come massa: cerco di guardare almeno una persona, un volto preciso”. Ciò giustifica i tanti discorsi a braccio: “Ho questo impulso a uscire dal testo, a guardare negli occhi”, spiega il Pontefice. E confessa anche il suo “debole” per gli anziani, specie le vecchiette, specie quelle “furbe”. “Certe volte io sento il desiderio di scendere dalla papamobile. Spesso accade davanti alle vecchiette. Io ho una debolezza per le vecchiette, specialmente quelle che sono furbe. Loro ti parlano con lo sguardo”.

“Francesco non vede mai davanti a sé una massa né può fissare gli occhi su un foglio di carta” ha confermato nel suo intervento il cardinale Parolin, che ha definito il volume come “il laboratorio del pontificato di Francesco”. Un Papa, ha sottolineato, “che ha messo al centro del suo ministero il discernimento e la misericordia” e che oggi “è considerato uno dei maggiori leaders morali e spirituali del mondo, forse il più ascoltato a livello globale come ha rilevato un recente sondaggio internazionale Gallup”.

Sarà perché le sue parole “non sono esercitazioni pastorali, riflessioni di scuola o meditazioni fatte al riparo dal mondo”, ma “si nutrono di vita vissuta, di questioni aperte, frontiere attraversate, periferie percorse, sfide che hanno volti e nomi”. Ogni frase, ha detto il Segretario di Stato, nasce “dal suo silenzio di gesuita che contempla e agisce”, che “legge negli avvenimenti i messaggi di Dio” e che poi li traduce in quel “linguaggio denso, poetico e popolare che ben conosciamo”.

Un metodo tutto “ignaziano”, questo, però utile a qualsiasi pastore oggi a capo di una grande metropoli. Perciò mons. Cupich si è detto “profondamente grato” del contributo offerto dal libro: “È una lezione di saggezza – ha affermato – e un sostegno per il ministero episcopale”. 

In particolare, il futuro cardinale ha individuato cinque modelli di Pastore che delinea l’insegnamento di Jorge Mario Bergoglio. “Formatori e riformatori”, ha spiegato, interessati cioè ad aiutare sacerdoti, educatori, catechisti a realizzare la loro missione senza “chiudersi nel perimetro delle sagrestie” o scadere nella burocrazia o nella mentalità amministrativa. Poi “annunciatori profetici di giustizia e vita” che mostrano “un percorso di coinvolgimento sociale che non politicizza il Vangelo ma lascia che sale, luce e lievito del Signore parlino da sé”. Ancora: “servi della comunione ecclesiale”, ovvero vescovi che non si limitano ad essere “docenti” ma imparano dalla saggezza della Chiesa locale e universale. Quindi “uomini, servi del popolo” e “conservatori del Vangelo di Cristo” che trovano Dio nel proprio servizio e “non separano l’azione pastorale dalla contemplazione spirituale”.

Da parte sua padre Arturo Sosa, eletto lo scorso mese preposito generale della Compagnia di Gesù, ha rilevato l’aspetto della “universalità” di Francesco: “il primo e forse ultimo Papa gesuita della storia”.  La sua esperienza religiosa, unita alla “pratica pastorale” nel cuore dell’Argentina, lo hanno “allenato” a diventare un Pontefice “di vedute ampie ma capace di guardare anche il singolo”.

“La sua predicazione è una forma di conversazione spirituale”, ha rilevato Sosa, che è radicata negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio il quale affermava: “Puoi predicare solamente se guardi in faccia la gente, i suoi problemi, le sue situazioni, la sua vita”. Una predicazione scevra da populismi, ma solida nella certezza che “per predicare al popolo bisogna esserne parte della sua identità fatta di legami sociali e culturali”.

Una predicazione che si ispira alla grande letteratura, Dostoevskij in primis, e che è anche “politica” perché – come afferma lo stesso Francesco nell’intervista – “ogni omelia è politica, un modo di contribuire alla formazione del popolo come soggetto del Paese e della Chiesa. Quindi non è astratta dal bene comune”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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