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Benedetto XVI: un equilibrio pieno d’amore per curare i bambini malati

Discorso a una conferenza internazionale convocata dal dicastero per la Salute

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 17 novembre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto di raggiungere un giusto equilibrio “tra insistenza e desistenza” nell’assistere i bambini gravemente malati. In ogni caso, ha chiesto che non si facciano esperimenti su di loro e che vengano trattati sempre con il massimo amore.

E’ questa la consegna che ha lasciato questo sabato ricevendo in udienza i partecipanti alla XXIII Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute sul tema “La Pastorale nella cura dei bambini malati”, svoltasi in Vaticano dal 13 al 15 novembre.

“La ricerca medica si trova talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo”, ha riconosciuto il Papa.

“Non è superfluo ricordare che al centro di ogni intervento medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti”, ha aggiunto in risposta alle parole indirizzategli a nome dei presenti dal Cardinale Javier Lozano Barragán, presidente del dicastero per la Salute.

“Di lui pertanto occorre prendersi cura sempre con amore, per aiutarlo ad affrontare la sofferenza e la malattia, anche prima della nascita, nella misura adeguata alla sua situazione”, ha indicato.

Il Pontefice ha riconosciuto che è necessario tener conto dell'”impatto emotivo, dovuto alla malattia e ai trattamenti a cui il bambino viene sottoposto, che non raramente risultano particolarmente invasivi”, e del fatto che è importante assicurare al piccolo “una comunicazione costante con i familiari”.

“Se gli operatori sanitari, medici e infermieri, sentono il peso della sofferenza dei piccoli pazienti che assistono, si può ben immaginare quanto più forte sia il dolore vissuto dai genitori!”, ha esclamato.

L’aspetto sanitario e quello umano, ha avvertito il Santo Padre, “non vanno mai dissociati, ed ogni struttura assistenziale e sanitaria, soprattutto se animata da genuino spirito cristiano, ha il dovere di offrire il meglio della competenza e dell’umanità”.

“Il malato, in modo speciale il bambino, comprende particolarmente il linguaggio della tenerezza e dell’amore, espresso attraverso un servizio premuroso, paziente e generoso, animato nei credenti dal desiderio di manifestare la stessa predilezione che Gesù nutriva per i piccoli”, ha concluso.

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