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Benedetto XVI ricorda il “generoso ministero” di mons. Ablondi

Un protagonista dell’ecumenismo come del dialogo con gli ebrei

ROMA, martedì, 24 agosto 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso dolore per la morte, avvenuta il 21 agosto scorso a quasi 86 anni, di mons. Alberto Ablondi, Vescovo emerito di Livorno, un precursore del dialogo con le altre religioni e con la comunità ebraica, che si battè al fianco dei lavoratori portuali.

Il 23 agosto, nella Cattedrale di Livorno, si sono celebrati i funerali. La messa di suffragio è stata presieduta da mons. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze e Presidente della Conferenza episcopale toscana alla presenza di tutti i Vescovi della Toscana. Presenti anche esponenti del mondo ecumenico.

In un telegramma inviato al Vescovo di Livorno, mons. Simone Giusti, il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha fatto sapere che anche il Papa “partecipa spiritualmente al lutto” che ha colpito la comunità diocesana e “mentre ne ricorda il generoso ministero specialmente provvido nell’impegno in ambito ecumenico e fecondo nell’apostolato biblico innalza fervide preghiere di suffragio affidandolo alla materna intercessione della Beata Vergine Maria”.

Nato nel 1924 a Milano, ordinato sacerdote nel 1947, mons. Ablondi è stato parroco a Santa Maria degli Angeli a Sanremo dal 1952 al 1966, poi Vescovo di Livorno dal 1970 fino al 2000, quando si dimise per raggiunti limiti di età.

È stato, inoltre, Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, membro del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, Presidente mondiale della Federazione Universale Cattolica per l’Apostolato Biblico e Vicepresidente mondiale per l’Europa delle Società Bibliche.

Mons. Brian Farrell, Segretario del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, in un messaggio ripreso dall’agenzia Sir lo ha definito “un interprete illuminato ed un promotore instancabile dell’impegno della Chiesa cattolica così come formalmente sancito dal Concilio Vaticano Secondo e da tutti i Sommi Pontefici da allora sino ad oggi, nella ricerca della piena comunione di tutti i battezzati e di rinnovati rapporti religiosi con il popolo ebraico, come anche nella diffusione della Sacra Scrittura”.

“Noi tutti – ha aggiunto mons. Farrell – siamo testimoni del suo grande amore per la Chiesa e della sua intramontabile fiducia che Dio la sta costruendo come la casa comune di tutti, capace di abbracciare nella sua comunione tutti gli uomini e donne di buona volontà, specialmente i piccoli e i dimenticati”.

Il Vescovo della diocesi di Livorno, mons. Coletti, lo ha ricordato come un “pastore attento e generoso”: “La sua schiettezza e la capacità di incontro e di confronto – nella Chiesa, certo, ma anche nel dialogo ecumenico e interreligioso – hanno scritto pagine luminose, regalandoci intuizioni e prospettive ancora oggi quanto mai attuali”.

“Ma è soprattutto umanamente che la sua figura è stata testimone splendida di fede e di attenzione all’uomo, con una predilezione particolare alla cura dei rapporti personali – ha sottolineato –. Anche il coraggio e la forza con cui ha affrontato l’ultimo periodo, con la salute ormai compromessa, ci dicono di una capacità di affidamento davvero grande”.

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