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Benedetto XVI infonde coraggio alla comunità cattolica mediorientale

Nell’omelia della Messa all’International Stadium di Amman

di Roberta Sciamplicotti

AMMAN, domenica, 10 maggio 2009 (ZENIT.org).- Nel terzo giorno del suo viaggio in Medio Oriente, Benedetto XVI ha voluto incoraggiare la comunità cattolica locale, che vive tra “difficoltà e incertezze”.

Nell’omelia della Messa che ha presieduto nell’International Stadium di Amman, il Pontefice ha confessato di aver “a lungo atteso questa opportunità di stare davanti a voi come testimone del Salvatore risorto, ed incoraggiarvi a perseverare nella fede, speranza e carità, in fedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana che vi ricollega all’età degli Apostoli”.

“Non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo!”, ha esortato riconoscendo che la comunità cattolica è “profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente”.

Hanno concelebrato la Messa con il Santo Padre il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, monsignor Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, i Cardinali Walter Kasper e Jean-Louis Tauran, presidenti rispettivamente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Patriarca latino di Gerusalemme Sua Beatitudine Fouad Twal, Vescovi ausiliari dei vari riti e il Custode di Terra Santa, p. Pierbatista Pizzaballa.

Il palco sopraelevato presentava al centro una rappresentazione di Cristo Buon Pastore, e ai lati immagini della Madonna e di San Giovanni Battista, patrono della Giordania. Un grande cartellone mostrava inoltre la stretta di mano tra Benedetto XVI e il re giordano Abdallah II.

Rivolgendosi alle oltre 30.000 persone che affollavano lo stadio sventolando bandierine vaticane, giordane, palestinesi, siriane, libanesi e irachene, il Papa ha auspicato “che il coraggio di Cristo nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre”.

Il Pontefice ha quindi invitato i molti giovani presenti alla Messa “a considerare come il Signore li stia chiamando a seguirlo e a edificare la sua Chiesa”, ricordando anche l’importanza della vocazione a costruire una famiglia, “mistero di amore che dona la vita, mistero racchiuso nel piano di Dio con una sua propria vocazione e missione: irradiare l’amore divino che è la sorgente e il compimento di ogni altro amore delle nostre vite”.

Allo stesso modo, ha rimarcato l’importante ruolo delle donne, segnalando che purtroppo la “dignità” e la “missione” donate loro da Dio “non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate”.

“Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne”, “portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace”, la Chiesa in Terra Santa “può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell’amore”, ha osservato.

Durante la cerimonia, nella quale il Santo e il Padre Nostro sono stati recitati in arabo, molti bambini – alcuni dei quali iracheni – hanno ricevuto la Prima Comunione, alcuni dallo stesso Papa sulle note di una musica bizantina.

Le offerte sono state portate da fedeli provenienti da varie regioni della Giordania, vestiti nei loro abiti tradizionali. La preghiera dei fedeli ha visto l’alternarsi di invocazioni in arabo, inglese, aramaico e cingalese, la lingua parlata dai molti cittadini dello Sri Lanka che vivono e lavorano in Giordania come collaboratori domestici.

Nel suo saluto al Pontefice, il Patriarca latino Twal lo ha definito “investito dal Signore per confermare i suoi fratelli nella fede e i suoi fratelli nell’umanità” e gli ha confessato la “grazia sorprendente” dell’abbondanza di vocazioni in Terra Santa, al punto che il seminario di Beit Jala è pieno e si stanno costruendo nuove strutture per ospitare i seminaristi.

Dalle famiglie cristiane arabe, ha aggiunto, è nata la congregazione delle suore del Rosario, l’unica autoctona, fondata da suor Marie-Alphonsine, che verrà beatificata, e le cui suore sono le principali collaboratrici del Patriarcato latino.

Al termine dell’omelia, nell’introdurre la preghiera mariana del Regina Coeli, Benedetto XVI è tornato a sottolineare il fondamentale ruolo delle donne e il loro “carisma profetico”, affermando che l’esempio supremo delle virtù femminili è la Beata Vergine Maria, alla cui intercessione ha affidato tutte le famiglie della regione “affinché possano veramente essere scuole di preghiera e scuole di amore”.

Allo stesso modo, ha chiesto alla Madonna “di volgere lo sguardo misericordioso su tutti i cristiani di queste terre” perché “con l’aiuto delle sue preghiere possano essere veramente una cosa sola nella fede che professano e nella testimonianza che offrono”.

Dopo gli interventi papali, i presenti hanno sventolato bandierine e fazzoletti, scandendo la parola “Benedetto” con battiti di mani. Due volte si è anche levato il grido “Viva il Papa”, in italiano. Tra coloro che affollavano lo stadio c’erano anche gli alunni delle scuole cattoliche, in maggioranza musulmani.

Il Pontefice ha quindi ricevuto l’omaggio di alcuni sindaci della zona e di famiglie rappresentanti la comunità cattolica locale. Da ogni parte si levavano poi numerosi fischi, che nella cultura locale rappresentano un segno di gioia e di saluto.

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