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Benedetto XVI: è la preghiera a sospingere la “barca dell’ecumenismo”

Presiedendo i Vespri per la fine della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 25 gennaio 2008 (ZENIT.org).- La preghiera è l’elemento che fa uscire dal porto “la barca dell’ecumenismo”, ha affermato Benedetto XVI questo venerdì pomeriggio nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.

Presiedendo la celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani – 18-25 gennaio –, il Papa ha ricordato che il tema di quest’anno, “Pregate continuamente” (1 Ts 5,17), “è sempre attuale”.

“Davanti alle debolezze ed ai peccati che impediscono ancora la piena comunione dei cristiani”, constata, l’invito che San Paolo rivolge ai Tessalonicesi è particolarmente pertinente.

“Che cosa diventerebbe il movimento ecumenico senza la preghiera personale o comune, affinché ‘tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me ed io in te’? Dove trovare lo ‘slancio supplementare’ di fede, di carità e di speranza di cui ha oggi un particolare bisogno la nostra ricerca dell’unità?”, ha chiesto.

È il cammino della preghiera che ha aperto la strada al movimento ecumenico per come è conosciuto oggi, ha aggiunto.

L’incontro con Cristo sulla via di Damasco, ha affermato il Papa, segnò per San Paolo “la svolta decisiva della vita”, rappresentando “la sua completa trasformazione, una vera e propria conversione spirituale”.

Da “accanito persecutore della Chiesa di Dio” divenne “ardente apostolo del Vangelo”, consapevole che “solo la grazia divina aveva potuto realizzare una simile conversione” e “animato sempre dalla profonda persuasione che tutta la sua forza proveniva dalla grazia di Dio operante in lui”.

A conclusione della Settimana di Preghiera, ha riconosciuto il Pontefice, “siamo ancor più coscienti di quanto l’opera della ricomposizione dell’unità, che richiede ogni nostra energia e sforzo, sia comunque infinitamente superiore alle nostre possibilità”.

“L’unità con Dio e con i nostri fratelli e sorelle è un dono che viene dall’Alto, che scaturisce dalla comunione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo e che in essa si accresce e si perfeziona”.

“Non è in nostro potere decidere quando o come questa unità si realizzerà pienamente. Solo Dio potrà farlo!”, ha esclamato il Vescovo di Roma.

Quest’anno, ha ricordato, l’iniziativa di preghiera celebra il suo centesimo anniversario. Nata come “Ottavario per l’unità della Chiesa” ad opera del pastore episcopaliano padre Paul Wattson nel 1908, divenne in seguito “Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani”.

Il Papa ha salutato con “grande gioia” nella Basilica di San Paolo il Ministro Generale e la delegazione internazionale dei Fratelli e delle Sorelle francescani dell’Atonement, la Congregazione fondata da padre Wattson, promotrice della sua eredità spirituale.

“Rendiamo grazie a Dio per il grande movimento di preghiera che, da cento anni, accompagna e sostiene i credenti in Cristo nella loro ricerca di unità – ha dichiarato –. La barca dell’ecumenismo non sarebbe mai uscita dal porto se non fosse stata mossa da quest’ampia corrente di preghiera e spinta dal soffio dello Spirito Santo”.

Un altro anniversario, ha ricordato il Santo Padre, è quello che vede da quarant’anni esatti le comunità cristiane di tutto il mondo ricevere per la Settimana meditazioni e preghiere preparate congiuntamente dalla Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

“Questa felice collaborazione ha permesso di ampliare il vasto circolo di preghiera e preparare i suoi contenuti in maniera più adeguata”, ha precisato Benedetto XVI salutando il reverendo Samuel Kobia, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, e i membri del “Gruppo Misto di Lavoro”, “strumento di cooperazione tra la Chiesa cattolica ed il Consiglio Ecumenico delle Chiese nella nostra ricerca comune di unità”.

Il Papa ha quindi salutato i Vescovi, i sacerdoti e i pastori delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali che hanno a Roma i loro rappresentanti. “La vostra partecipazione a questa preghiera è espressione tangibile dei legami che ci uniscono in Cristo Gesù: ‘Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro’ (Mt 18,20)”, ha detto loro.

Benedetto XVI ha concluso il suo discorso ricordando che nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il 28 giugno prossimo, si aprirà l’Anno Paolino, “consacrato alla testimonianza e all’insegnamento dell’apostolo Paolo”.

“Che il suo instancabile fervore nel costruire il Corpo di Cristo nell’unità ci aiuti a pregare incessantemente per la piena unità di tutti i cristiani!”, ha auspicato.

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