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Disegno di Carmelo Raco

Beata Vergine del Rosario: una preghiera da ravvivare nella Chiesa

Una preghiera semplice ma efficace, che rischia di essere dimenticata dalle nuove generazioni

La Chiesa celebra oggi l’esaltazione della recita del Santo Rosario, una preghiera semplice ma tanto efficace che rischia di essere dimenticata dalle nuove generazioni, le quali tendono a sottovalutare la bellezza di questa orazione.

Il filo che lega tutti i grani del Rosario rappresenta quel cordone ombelicale che ci fa sentire nel grembo materno protetti e nutriti dalla bontà della Madre. Vivere la condizione di essere nella fase di gestazione della vita cristiana non è una questione che riguarda solo i catecumeni che si preparano al Battesimo. Il grembo materno è l’immagine della Chiesa che accoglie la vita nascente per introdurla nella maturità delle relazioni della vita cristiana adulta. L’essere generato dallo stesso grembo diventa sinonimo di fraternità, è la conferma di quella verità dimenticata di avere la stessa origine ed esprime il desiderio di vedere la luce della vita eterna nella pienezza della fede.

Tenere tra le mani la corona del Rosario è un gesto semplice, che contiene la richiesta di essere accompagnati nel cammino della vita, per rimanere sempre uniti al calore materno di Maria, la quale porta sempre in braccio il suo Figlio. Le ansie, le preoccupazioni e le tribolazioni della vita suscitano sconforto, creano inquietudine, generano angosce, spingono ad elevare un grido di aiuto.

Rivolgersi alla Madre è quell’approdo sicuro che non delude mai. Nella preghiera del Rosario la nostra Madre Maria è vicina a noi, perché medita con noi gli stessi misteri della vita di suo Figlio, conosce le sofferenze di ogni cuore umano e soprattutto intercede verso Gesù per la nostra salvezza. La corona del Rosario è quella leggera catena che unisce Maria, Gesù e l’orante, il quale si trova raggiunto dalla circolarità dell’amore tra Madre e Figlio.

Questo spazio circolare di amore sovrabbondante richiede di essere riversato sugli altri. Per questo, la preghiera del Rosario non è un fatto egoistico, non è un domandare solo il proprio benessere personale. Il Rosario ripete varie volte la preghiera del Padre Nostro, dove si fa continuamente riferimento ad un “noi” e non ad un “io”.

La preghiera del Rosario consiste nello scandire le cinque decine di grani, rivolgendosi alla protezione della Madre e alla tenerezza del Padre. Questa preghiera insistente diventa quella dolce ripetizione di colui che si rivolge verso chi può davvero consolarlo e confortarlo. Molti rinunziano a recitare il Rosario, perché la considerano una preghiera meccanica ed abitudinaria. Sarebbe urgente, invece, far comprendere il valore di questa preghiera, la bellezza e la ricchezza del legame di amore e di fiducia che si può creare tra Maria e i suoi figli, tra Gesù ed ogni uomo.

Un innamorato ripete continuamente una serie di litanie di stima, di affetto e di gioia verso la sua innamorata. Questa ripetizione non viene considerata come un qualcosa di noioso, ma rappresenta il reiterarsi di gesti, parole e attenzioni che desiderano confermare continuamente la bellezza di quel legame di amore, rappresentano un desiderio che la relazione venga rafforzata.

La recita del Rosario è dunque lo spazio per vivere questo amore con la nostra Madre del cielo. Lei conosce i nostri cuori, perché una madre sa cosa prova un figlio anche se lui non dice niente, una madre si accorge dello stato d’animo del figlio anche se lui dice che va tutto bene, una madre conosce quello che fa preoccupare il suo figlio.

Pregare il Rosario è anche un tempo di discernimento. Tante volte è utile parlare con il marito, con la moglie, con i figli, con i fratelli, con gli amici, con i colleghi di lavoro. Ma tante altre volte, anche se si espone quello che si prova nel cuore, ci si sente incompresi o giudicati. Chi recita il Rosario avrà sperimentato almeno una volta nella sua vita la tenerezza e la misericordia di Maria, la quale sempre ascolta, sempre accoglie, consola, rincuora.

Recitare il Rosario significa, perciò, vivere da figli e non da padroni della propria vita. Vivere da figlio non è una questione anagrafica, ma è l’esperienza quotidiana del cristiano, il quale attraverso l’umiltà del cuore e della mente, riconosce la provvidenza e la protezione che intervengono oltre gli sforzi, i meriti e i desideri personali.

La preghiera del Rosario è quell’arma spirituale da tenere sempre a portata di mano, per combattere la lotta contro quelle insidie invisibili che sono riconoscibili solo attraverso l’occhio della fede. L’orgoglio, l’ipocrisia, la avidità, la mondanità sono nemici reali che si mascherano dietro il perbenismo, l’apparenza e la doppiezza. La Madre del Cielo conosce i cuori dei suoi figli e per questo porta alla luce i virus spirituali che rischiano di anestetizzare il cuore dell’uomo. Con il Rosario l’animo dell’uomo si mantiene sempre vigile, perché Maria non dorme mai, veglia sempre sulla vita dei suoi figli, anche quando essi sono distratti o assopiti dalle varie passioni di questo mondo.

 

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