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South Sudan's civil war

South Sudan's civil war - Wikimedia Commons

“Basta con questi conflitti!”. Turkson porta in Sud Sudan il messaggio del Papa

Il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ha visitato nei giorni scorsi la capitale Giuba, segnata da sanguinose violenze

“Ora basta, basta con questi conflitti!”. È il messaggio che il Papa ha consegnato al cardinale Peter Turkson prima di partire per Giuba, capitale del Sud Sudan, il paese africano attualmente segnato da sanguinosi attacchi e violenze. “Papa Francesco segue da vicino la difficile situazione in Sud Sudan e ha inviato una lettera alle autorità locali con un forte appello alla pace”, spiega il presidente del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax ai microfoni della Radio Vaticana.

“Sono stato a Giuba domenica mattina, giusto in tempo per celebrare la Messa con la comunità nella Cattedrale. È stato un grande momento di sollievo”, riferisce il porporato, “ho portato i saluti del Santo Padre, l’espressione della sua solidarietà con la comunità. Quindi, abbiamo fatto visita ad alcune delle persone che avevano lasciato le loro case, che erano fuggiti a causa della mancanza di sicurezza. Hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle chiese. Il giorno successivo abbiamo fatto visita al presidente e gli abbiamo consegnato il messaggio del Santo Padre”.

“Quando sono andato da lui – racconta Turkson – ha accettato di scrivere due lettere: una al presidente e l’altra al vicepresidente che ora è in fuga. La prontezza con la quale ha reagito a questa esigenza di mandare un messaggio di solidarietà, un appello anche di pace, è impressionante! Qualche tempo fa, parlando con lui, mi diceva: ‘Io vorrei andarci…. Queste situazioni difficili sono sempre nel cuore del Santo Padre”.

 

A Giuba, il cardinale ha trovato uno scenario drammatico: “Quando una persona è costretta a lasciare la propria casa senza portare con sé nulla, non c’è solo la povertà, ma questa è aggravata dall’aumento di malattie: ci sono casi di malaria, alcuni casi di colera”, racconta all’emittente. “Ho subito contattato il nostro ufficio a Roma chiedendo medicinali e alcuni viveri”.

Adesso “c’è un momento di pace”, ma tra la popolazione “c’è sempre questa paura, perché questa non è la prima volta che accade una cosa del genere. È la terza: succede questo, c’è pace e poi le sparatorie tornano di nuovo e la gente scappa… Parecchi sono già andati via dal Paese, ma alcuni ancora restano”.

 

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