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Barzillai, un anziano nella sacra Scrittura

Storia di un grande uomo, umile, cosciente e fiero della propria condizione di anzianità

Il racconto è nella Bibbia, nel secondo libro di Samuele, al capitolo 19. Il vecchio Barzillài (ottanta anni dichiarati) viveva in Transgiordania, nella regione di Galaad. Gli giunse la notizia che il re Davide, braccato dal figlio ribelle Assalonne, era stato costretto a varcare il Giordano come un profugo e a cercare riparo a Mahanaim, un importante centro di quella regione.

Barzillài con altri amici, pur consapevole di quanto rischioso fosse sfidare Assalonne, senza esitazione e con coraggio soccorse il re Davide, aiutandolo con tutti i sostegni che gli sembrarono necessari: “letti, tappeti, coppe, vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, miele, latte acido e formaggi di pecora e di vacca.” Egli diceva infatti: “Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto.

Ma le vicende presero uno sviluppo diverso: in battaglia Assalonne fu ucciso, per quanto Davide si fosse raccomandato ai suoi di trattarlo con riguardo. Quando poi la notizia della morte arrivò al padre, questi provò grande dolore: “Figlio mio! Assalonne figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”

Davide poté rientrare da re a Gerusalemme. Proprio durante quel ritorno, apparve davanti a lui il suo sostenitore Barzillài. Davide non ebbe esitazioni: “Passa tu stesso con me, e io provvederò certamente al tuo sostentamento presso di me a Gerusalemme.

L’invito non era sollecitato soltanto dal desiderio di disobbligarsi; era soprattutto espressione di un atto di stima. Barzillài era ricco di suo e non aveva bisogno di regali materiali.

È verosimile che Davide desiderasse avere a corte quell’uomo anziano soprattutto per le buone qualità che aveva manifestato. E per Barzillài sarebbe stato un onore avere un posto alla corte reale, poiché gli avrebbe permesso di godere dei privilegi riservati agli amici del re.

Tuttavia  l’anziano Barzillai con chiarissima semplicità e con giusta delicatezza, senza offendere il re e senza lasciarsi attirare dalle lusinghe della vita di corte, replicò al sovrano: “Quanti sono gli anni che mi restano da vivere perché io salga col re a Gerusalemme? Io ho ora ottant’anni: posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei cantori e delle cantanti?”

Barzillài conosceva bene la vita della reggia di Gerusalemme; ne sapeva i privilegi e i piaceri. Ma conosceva ancora meglio se stesso: il suo orizzonte era basso, non s’entusiasmava più come una volta; aveva perso il gusto delle cose. Sicché concluse: “E perché allora il tuo servo dovrebbe essere di peso al re mio Signore?”

Barzillai è definito nella Bibbia un uomo “molto grande”. Egli è umile e ha coscienza della propria vecchiaia. Sa di essere sopravvissuto agli anni (“Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma la maggior parte sono fatica e dolore; passano presto e noi ci dileguiamo.” nel Salmo 90,10).

Barzillài è un simbolo di realismo e di modestia. Aveva già fatto ciò che poteva per sostenere Davide, di più non gli sarebbe stato concesso dagli anni. Sa che la vecchiaia rende meno vitali; conosce il suo limite e saggiamente lo acquisisce. (“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore.”, nel Salmo 90, 12).

Non vuole essere un ostacolo alle attività del re; non vuole essere un peso per nessuno.

Le parole di Barzillài dicono anche un sentimento di malinconia di fronte alla vita che sta per finire.

Pur desiderando ancora sostenere Davide, egli si rende conto del suo finito futuro. Un uomo più giovane potrà svolgere meglio quell’incarico. E consiglia al re suo figlio: “Ecco il tuo servitore Chimam. Passi lui col mio signore il re; e fa a lui ciò che è bene ai tuoi occhi”.

Lasciare il posto al figlio, proporlo come fosse lui stesso, ha un significato eccezionale per quei tempi; non solo perché allora i padri lasciavano il posto ai figli solo dopo morti; ma soprattutto perché l’amore paterno è mostrato ad un re che ha subìto da poco la ribellione e insieme la morte del figlio.

Lui, il vecchio, chiede di tornare a casa sua, e di morire tra i suoi morti: “Lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città presso la tomba di mio padre e di mia madre.

Per dire “basta” prima che la vita dichiari la sua fine.

FONTI

L’anziano nella Sacra Scrittura, su:

www.cistercensi.info/monari/1997/m19970315.htm

pubblicato anche su Giornale di Geriatria

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