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Bagnasco celebra Messa a San Giovanni Rotondo per Padre Pio

Migliaia di fedeli nella notte in preghiera davanti al corpo-reliquia del frate per la prima volta esposto all’aperto sul sagrato del Santuario

Una folla commossa di migliaia di persone sta partecipando in questi giorni alle celebrazioni dell’anniversario della morte di Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Il frate cappuccino morì alle 2.30 del 23 settembre del 1968 nella cella del convento garganico. Ogni anno i frati cappuccini lo commemorano con la rievocazione del “beato transito” dalla terra al cielo.

Alla veglia notturna è stata notevole la partecipazione di devoti e fedeli: secondo alcune stime, circa diecimila persone erano presenti alla vegli di preghiera che ha raggiunto il suo apice quando il corpo-reliquia del Santo è stato portato sul sagrato della chiesa, per la prima volta esposto all’aperto, così come voluto dai frati per il Giubileo straordinario della Misericordia. Questa sera, la reliquia sarà riportata nella chiesa inferiore, dove è situata stabilmente.

Alla veglia notturna era presente anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, che oggi ha celebrato la Messa per la memoria liturgica di Padre Pio che, nell’omelia, ha definito “un riflesso visibile della misericordia di Dio”. “Il Santo frate – ha affermato Bagnasco – ha agito secondo le parole di Dio. Le stigmate sono segno di un destino, preso da Cristo, per rivivere la passione. Padre Pio diventa spettacolo per il mondo. Semplice di cuore entra nella comprensione delle cose di Dio, del suo cuore. Entra in un mondo diverso, quello dello Spirito”.

“Padre Pio – ha aggiunto il porporato – ha vissuto la via dolorosa, la via della Pasqua. Padre Pio ha orrore del male che sfigura la bellezza di Dio, il male uccide la gioia e rende infelice. Viene da chiederci quanto noi abbiamo questo sentire, sembra che oggi il peccato non esista. Abbiamo il senso del peccato? È per questo che Gesù si è incarnato. Per salvarci dal peccato, non da altro”.

“Deridere con sufficienza la realtà del peccato come una cosa andata, significa svuotare il mistero della croce”, ha sottolineato l’arcivescovo di Genova, esortando ad “affinare l’anima” e “non banalizzare male e bene”, perché “se si perde la coscienza del male morale la salvezza sbiadisce, diventa una parola che non ci commuove più”. “In quale mondo viviamo noi? Come ragioniamo? Con quali criteri agiamo, con quali sentimenti amiamo? Siamo cittadini di quale mondo?”, ha domandato in proposito il cardinale. “Siamo sul confine tra cielo e terra. Come grande e drammatica è questa nostra collocazione sul limite. Quella sottile insoddisfazione che ci accompagna è un richiamo di Dio della sua gelosia di amore, non si tratta di uscire dal mondo ma viverlo in modo divino e non mondano”.

Allora, “non lasciamoci distorcere dalla mentalità corrente: credere in Dio, ma vivere come se non ci fosse”. Padre Pio, ha ricordato Bagnasco, viveva infatti “nell’ansia di guadagnare a Dio tutti i fratelli”, “amava i peccatori a tal punto di ricevere le stigmate, dono e mistero”. Come il Santo frate, “ogni battezzato deve essere segno nel mondo, di essere una fessura di un mondo diverso e bello, invisibile e reale. Ma ne abbiamo coscienza? Ci sentiamo mandati come una grazia?”, ha domandato Bagnasco.

Che ha ricordato ‘l’eredità’ di oggi di Padre Pio: la Casa Sollievo della Sofferenza che “si appoggia sulla cattedrale della preghiera”, come voleva il Santo; poi i Gruppi di preghiera, “piccole cellule di vita ecclesiale” che con la loro incessante orazione “tengono aperto il cuore al Signore perché il mondo invisibile continui a abbracciare il visibile e che ha sconfinato bisogno di tenerezza e speranza”.

“Preghiera e Eucaristia spingono a incendiare il mondo”, ha detto Bagnasco. “Questa intimità col fuoco di Cristo ci rende capaci di opere di misericordia. A chi si pensa indegno, a chi non crede ripetiamo quello che Padre Pio diceva: Figlio mio, Dio crede in te!“. Parole, ha concluso il presidente CEI, “che tutti abbiamo bisogno di sentire perché tentati dalla banalità della vita e della fede”.

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