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Flag of Austria - Pixabay (pepa74)

Austria: interrogazione parlamentare sull’aborto

L’eco dello scandalo di Planned Parenthood arriva anche nel Paese mitteleuropeo. I gruppi pro-vita chiedono dati precisi sul numero di aborti al ministero della Salute

In Austria il 9 dicembre scorso, il parlamentare Marcus Franz del partito Cristiano Democratico, ha proposto un’interrogazione parlamentare nella quale chiedeva al ministro della Salute che fine fanno i feti abortiti nel Paese. L’interrogazione è nata in seguito allo scandalo della Planned Parenthood scoppiato negli Usa, dopo la diffusione di video-rivelazione in cui la Planned Parenthood risultava essere al centro della compravendita di organi di feti abortiti.

Il ministro della Salute, Sabine Oberhauser, del partito Social Democratico, ha risposto entro i termini stabiliti, ma il contenuto però non ha soddisfatto né Marcus Franz, né Josef Mathias, membro del gruppo pro-vita Lebenskonferenz (Conferenza per la Vita), né Carina Eder, portavoce della Jugend für das Leben (Gioventù per la Vita).

Al primo quesito dell’interrogazione – “Sono noti a lei e al suo dicastero lo scandalo e i video sul commercio di embrioni abortiti tramite Planned Parenthood?” – Sabine Oberhauser ha risposto: “Le circostanze concrete dei fatti richiesti non erano note né a me né al mio dicastero finora”.

“Solo attraverso la richiesta parlamentare, il dicastero della Salute si è accorto dello scandalo Planned Parenthood”, sottolinea Jugend für das Leben, nonostante sia dalla scorsa estate che in Usa sono usciti video che proverebbero la vendita illegale di organi di feti abortiti da parte della Planned Parenthood, sotto inchiesta.

Il secondo e il terzo quesito si riferiscono alla compravendita di tessuti e cellule: “Come previene il suo dicastero la realizzazione lucrativa di corpi, parti di corpi, tessuti e cellule di embrioni abortiti e feti? (…)”. Il ministero della Salute parte dal presupposto “che anche l’utilizzo di tessuti e cellule di embrione o feti a scopo di ricerca necessiterebbe dell’autorizzazione della paziente in caso di interruzione di gravidanza”.

Carina Eder, portavoce della Jugend für das Leben, è delusa dalla risposta: “C’era da aspettarsi che la risposta sarebbe stata deludente. Tuttavia che tante domande siano rimaste aperte ha meravigliato persino me che sono ottimista”. Inoltre aggiunge la portavoce: “Noi come associazione Jugend für das Leben accogliamo le misure preventive del Ministero della salute per impedire qualunque utilizzo indebito (o abusivo) dei feti abortiti in Austria”.

Al quarto quesito – “È noto al suo dicastero, se e quando, in che misura embrioni e feti abortiti sono trasmessi e/o utilizzati dai medici austriaci e dalle cliniche? Come è garantito che non si tratta qui di un affare redditizio o illegale?” – il ministro della Salute ha risposto che non è noto al dicastero.

Anche al quinto quesito – “Ci sono numeri validi sugli aborti in Austria e loro successivi utilizzi cioè distruzione degli embrioni? Sono noti casi di aborti illegali dopo la 12esima settimana di gravidanza?” – la risposta è “no, un rilevamento statistico non ha avuto luogo”.

Nel settimo quesito viene chiesto chiarimento sul contenuto del consenso informato per le donne prima di essere sottoposte ad intervento abortivo, in particolare viene chiesto se viene data informazione anche sulle possibili conseguenze psicologiche dell’aborto. Ancora la risposta è generica: “Dal punto di vista professionale un consulto medico prima dell’esecuzione di un’interruzione di gravidanza deve comprendere tutti i punti di vista importanti in relazione all’intervento pianificato (…)”.

L’ultimo quesito: “Perché gli embrioni e i feti espulsi non sono sepolti obbligatoriamente come bambini nati morti, in particolare per prevenire un commercio illegale di embrioni o feti e anche in riferimento agli aspetti psichici per la donna per permettere una successiva rielaborazione del lutto ecc.?”

Ed ecco la risposta: “I casi di ‘cadaveri e sepolture’ rientrano per legislazione ed esecuzione nella competenza esclusiva dei Paesi”. Risposta che Josef Mathias ha definito “superficiale”. Secondo la Jugend für das Leben, i “dati” sono “mancanti” senza “nessuna chiarezza sulle disposizioni di legge”.

“Al dicastero della Salute non è noto se e in quale misura i feti abortiti dai medici austriaci e dalle cliniche vengono distribuiti e utilizzati. Ci sono inoltre poche statistiche sul numero di interruzioni di gravidanza legali e illegali”, continua la Jugend für das Leben.

“Con la mia richiesta parlamentare al ministero della Salute ho fatto il primo passo per portare alla coscienza pubblica una problematica in relazione alla gravidanza e all’aborto che non è solo etica ma anche giuridica. Dal mio punto di vista è necessario continuare ad occuparsi del problema perché c’è bisogno di un intervento giuridico”, dichiara il dottor Marcus Franz.

Franz riterrebbe utile “una rilevazione statistica ufficiale per cercare di sapere il numero di aborti come già da tempo avviene in quasi tutti i Paesi europei”. “Sono convinto che solo sulla base di dati validi ottenuti anonimamente potremo sviluppare un miglior sostegno a favore della vita e delle donne che restano incinte anche senza volerlo” conclude Franz.

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