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Papa Francesco e bambina con la sindrome di Down - Foto @ Servizio Fotografico - L'Osservatore Romano

Australia. Decidono di abortire il figlio down, ma ci ripensano all’ultimo

Erano nella sala d’aspetto di una clinica abortista, quando il marito ha trascinato fuori la moglie dicendo: “Non possiamo uccidere il bambino”. Ora è nato e sta bene. La mamma: “Sono al settimo cielo”

Nel 2014 una coppia australiana fece parlar di sé in tutto il mondo. Rivoltasi a una giovane indigente thailandese per avere un figlio con l’utero in affitto, decise di abbandonare il piccolo prima che nascesse, una volta scoperto che aveva la Trisomia 21, meglio conosciuta come sindrome di Down. La madre surrogata, in uno slancio d’amore e di coraggio, decise tuttavia di tener con sé il bambino, malgrado le ristrettezze economiche.

Per questo nel marzo scorso la giovane, di nome Pattaramon Chanbua, ha avuto il “Premio Uno di Noi”. Ricevendo il riconoscimento, in quel di Parigi, ha voluto lanciare un messaggio a tutte le coppie che aspettano un bambino down. “Vi farà conoscere l’amore con la A maiuscola”, ha detto la mamma thailandese.

Il suo appello sembra essere rimbalzato da un emisfero all’altro. In Australia, proprio il Paese d’origine dei suoi due committenti recalcitranti, una coppia di giovani genitori è stata protagonista di un ripensamento agli antipodi. Claire e Benjamin Martin, così si chiamano, hanno voluto raccontare al Daily Mail la loro esperienza di viaggio verso l’ignoto della morte e ritorno a celebrare la vita.

La notizia di aspettare un figlio, il primo, con sindrome di Down li aveva spinti a prendere la funesta decisione di interrompere la gravidanza. Ha prevalso in loro la paura e il senso di inadeguatezza quando, alla 15esima settimana, durante un’ecografia si sono sentiti diagnosticare dal medico questa sindrome per il loro bambino.

Con parole interrotte dai singhiozzi per il pianto, i due giovani australiani hanno vagliato con vari dottori il da farsi. Si sono confrontati anche con le persone a loro vicine, familiari e amici, le quali hanno accolto la notizia come una sciagura.

Dopo qualche tempo, anche a causa di alcune complicazioni della gravidanza che avrebbero fatto nascere il bambino prematuramente, Claire e Benjamin hanno deciso di abortire.

“Avevo preso appuntamento per interrompere la gravidanza”, ha confidato la donna al giornale britannico. Giunti in clinica, mentre erano in sala d’aspetto, i due sono stati tuttavia raggiunti da un sussulto.

“Mentre eravamo seduti, improvvisamente mio marito mi ha trascinata fuori dicendomi di tornare a casa, perché non potevamo uccidere quel bambino”, ha aggiunto Claire. Che spiega inoltre un aspetto importante, utile a dimostrare che spesso le donne intenzionate ad abortire hanno bisogno soltanto di una parola di sostegno per essere dissuase. “Mi sono sentita sollevata – dice – finalmente qualcuno era dalla mia parte”.

Ora il piccolo, che i genitori hanno chiamato Xavier, ha otto mesi e sta benissimo, nonostante le difficoltà iniziali dovute al fatto che è nato al settimo mese di gravidanza. I due coniugi non sono affatto pentiti della decisione presa, ed anzi confermano quanto sostiene la giovane thailandese che ha ricevuto il “Premio Uno di Noi”.

“Appena nato non ho sentito altro che amore – afferma Claire -. Il nostro bambino è perfetto, mi ha fatto dimenticare tutto quello che abbiamo affrontato durante la gravidanza”. Le sfide non sono finite, i due giovani australiani sanno di dover fare i conti anche con i giudizi negativi delle persone, ma volano alti, forti di “quell’amore con A maiuscola” che il piccolo Xavier ha generato.

La sindrome di Down – affermano – non lo rende diverso dagli altri bambini, solo più speciale. A tal punto da far esclamare a chi l’ha portato in grembo: “Essere sua madre mi fa stare al settimo cielo!”.

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