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Aumentano i problemi sociali in Europa, avverte la Santa Sede

Il 17% degli europei vive al di sotto della soglia di povertà

BRUXELLES, giovedì, 22 luglio 2010 (ZENIT.org).- Le disuguaglianze sociali crescono in modo allarmante in Europa, insieme alla disoccupazione e ad altri problemi. E’ l’allarme lanciato dalla Santa Sede questo lunedì a Bruxelles, durante il Vertice Annuale dei leader religiosi con le istituzioni dell’Unione Europea.

In Europa, hanno avvertito i delegati cattolici, la differenza tra ricchi e poveri è sempre più grande e scandalosa, mentre il crescente aumento della disoccupazione è “preoccupante”.

L’incontro è stato presieduto dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso, insieme ai presidenti del Consiglio Europeo, Herman van Rompuy, e dell’Europarlamento, Jerzy Buzek. Vi hanno partecipato rappresentanti cristiani, musulmani ed ebrei, così come della comunità sikh e dell’induismo.

Secondo quanto ha reso noto la “Radio Vaticana”, la delegazione cattolica era formata dal Cardinale Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), e monsignor Adrianus van Luyn, presidente della Commissione degli Episcopati dell’UE.

Facevano parte della delegazione anche monsignor Stanislav Zvolenský, rappresentante dell’episcopato della Slovacchia, e Flaminia Giovannelli, sotto-segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

La Giovannelli è intervenuta al vertice affermando che sempre più “vivono fianco a fianco i ricchi e miserabili, le persone che non hanno nulla, che sono prive anche dell’essenziale, e le persone che gettano via senza ritegno ciò di cui altri hanno un bisogno disperato”.

A suo avviso, 85 milioni di persone nell’Unione Europea – il 17% della popolazione totale – vivono al di sotto della soglia di povertà, nel contesto di una crisi economica che si sta rivelando come una “crisi strutturale, una crisi di valori e una crisi di fiducia”.

Accanto a questo, ha segnalato come preoccupanti il calo della popolazione e l’aumento della disoccupazione, sottolineando che la mancanza di lavoro è una “causa primaria di esclusione sociale” e “ha raggiunto proporzioni intollerabili”, “non solo per il numero di disoccupati che continuano a crescere”, ma anche per il numero di “lavoratori poveri”.

L’8% dei lavoratori europei, ha affermato, non ha un salario adeguato per assicurare una vita degna a se stesso e alla propria famiglia.

Cresce anche la povertà relativa, avverte la Santa Sede: cinque anni fa il 20% dei cittadini più ricchi aveva un reddito cinque volte superiore al restante 80% della popolazione, e la disuguaglianza all’interno e tra i Paesi non accenna ad arrestarsi.

“La Chiesa cattolica sta al fianco dei poveri, alza la voce in loro favore e promuove iniziative per aiutarli a superare la loro situazione”, ha concluso la Giovannelli.

Guardare all’Africa

Dal canto loro, il Cardinale Erdő e monsignor Van Luyn hanno insistito sul fatto che bisogna “combattere la povertà, non i poveri”, aggiungendo che questi non devono essere considerati “oggetto d’assistenza”, ma “soggetti di questa lotta comune della società contro l’indigenza e l’esclusione sociale”.

Monsignor Van Luyn ha anche affrontato la questione dell’immigrazione, invitando i Paesi europei a guardare “al di là delle frontiere”, soprattutto verso l’Africa.

Di fronte al dramma di tanti immigrati che cercano una vita migliore in Europa, ha detto il presule, “non possiamo reagire” “rafforzando la ‘Fortezza Europa’, né aprendo totalmente le frontiere”.

“La nostra solidarietà – ha concluso – deve orientarci verso un cambiamento delle condizioni di vita nei loro Paesi d’origine”.

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