“Mi auguro che resti un episodio isolato e di non ritrovarci all’inizio di una nuova ondata di violenza. Abbiamo già visto tantissime volte che questi fatti violenti non fanno altro che produrre altra violenza con un peggioramento della situazione di cui non abbiamo bisogno”. Così l’amministratore apostolico del Patriarcato latino, monsignor Pierbattista Pizzaballa, commenta al Sir la strage compiuta da un palestinese di 28 anni, abitante del quartiere est della città.

Con un camion l’attentatore ha falciato e ucciso quattro soldati israeliani (tre donne e un uomo, tutti sui 20 anni) fermi ad una fermata di autobus sulla Promenade di Armon Hanatziv, quartiere ebraico di Gerusalemme est molto frequentato anche dai turisti.  Il premier Netanyahu ha detto che l’assassino, ucciso subito dalla polizia, è un simpatizzante dell’Isis e ha parlato di un filo comune con analoghi attacchi a Nizza e a Berlino. L’attacco è stato condannato anche da padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa in una dichiarazione resa alla Radio Vaticana.

L’auspicio di padre Pizzaballa sembra infrangersi a Nablus, nella Cisgiordania settentrionale. Come riferisce l’agenzia Infopal, stamattina all’alba le forze israeliane sono entrate nel campo profughi di al-Fari’ah per effettuare perquisizioni e arresti. Nel corso del raid è rimasto ucciso un 32enne palestinese, colpito al collo da un proiettile. Sono seguiti scontri nel campo. Tre palestinesi sono stati arrestati.

E ieri Papa Francesco, nel suo discorso al Corpo diplomatico, è tornato sul conflitto israelo-palestinese ribadendo che “la Santa Sede rinnova il suo pressante appello affinché riprenda il dialogo fra Israeliani e Palestinesi, perché si giunga ad una soluzione stabile e duratura che garantisca la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti. Nessun conflitto può diventare un’abitudine dalla quale sembra quasi che non ci si riesca a separare. Israeliani e Palestinesi hanno bisogno di pace. Tutto il Medio Oriente ha urgente bisogno di pace!”. Nel 2017 ricorrono i 50 anni dell’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi in seguito alla Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967).