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Astenersi dal male e fare il bene possibile!

Pregare non è arretrare, ma avanzare con la forza di tutta la dimensione umana, terrena e soprannaturale

Il mondo oggi si perde in mille tavole rotonde alla ricerca di indicazioni capaci di portare serenità tra la gente, stordita dalla paura e da una neo precarietà sociale strisciante. Modello esistenziale fino a qualche giorno addietro ritenuto ormai superato, almeno in ampi strati del mondo occidentale. Si fa purtroppo fatica a riconoscere la voce sapienziale che ha le radici nel vangelo di Cristo, come se l’uomo si vergognasse di ammettere che, al di là della sua scienza nei tanti campi d’azione quotidiana, esista un valore primario che trascenda l’intelligenza e l’operatività dell’uomo. Un “campo celeste” dove fioriscono quei principi universali che possono  riequilibrare le storture e le violenze dell’Umanità. Lo stesso cristiano si mostri con più sicurezza al mondo che lo osserva. Porti agli altri la Parola, ma anche la forza dello Spirito che muove ogni cosa verso il compimento della verità. È lo Spirito che consente ad ognuno di guardare dentro il valore autentico del messaggio evangelico per interpretare la Storia con occhi privi di qualsiasi ombra e di qualsiasi debolezza interiore, alimenti prelibati della falsità altrui. Percorso necessario per affrontare con serenità la veridicità dell’uomo rispetto alla sua fine certa sulla terra, ma anche terreno di preparazione per l’incontro con il Signore. Ogni cosa realizzata con la mente e il cuore rivolti all’eternità, dote di cui ogni uomo ne è legittimo destinatario per dono divino,  assume nel tempo in cui si vive una sembianza più alta possibile, aprendo ad una dimensione della vita che va oltre i calcoli dei poteri di turno fine a se stessi. Un’azione trascendentale che parli di continuo al cuore concreto dell’uomo e lo liberi di fatto dalle varie convenzioni manipolate che colorano il mondo solo all’esterno. Non c’è da meravigliarsi se poi, affidandosi soltanto alla verità soggettiva che stravolge i principi naturali e oggettivi dell’esistenza umana, aumentino i casi di violenza e di  corruzione a qualunque livello.

Prepararsi all’incontro con il Signore non è dunque una rinuncia alla vita quotidiana; alla sue prospettive sociali, politiche ed economiche; alle sue tecnologie; alla  partecipazione attiva per la costruzione di un futuro migliore per tutti. Prepararsi, in questo caso, significa vivere intensamente la vita attuale, ma con l’orecchio attento ai sussulti del cielo che probabilmente non rientrano più nei parametri di una società spesso tentata da un laicismo di maniera. Manca un ascolto profondo in grado di stimolare il giusto intuito di ognuno nella bonifica  delle azioni e delle relazioni esistenti, tese di solito alle facili strumentalizzazioni e al maggiore isolamento delle parti sociali più deboli. La parabola delle dieci vergini di Matteo rappresenta il “manifesto” dell’attesa saggia o stolta nei confronti della venuta del Signore. Le cinque vergini sagge si salveranno, perché previdenti; le cinque stolte saranno impreparate e pagheranno il prezzo della loro ottusità. Ognuno di noi è libero di imitare le une o le altre. Lo può fare sia rispetto alla fine del mondo che nessuno conosce, se non solo  il cuore del Padre, ma anche dinnanzi alla fine della propria vita. Le certezze umane così tanto decantate dalla superbia umana si frantumano dinnanzi all’impossibilità di conoscere il giorno in cui lasceremo il corso naturale di questa terra. In molti comunque non se ne curano, come se il mistero della morte e della fine del mondo non appartenessero loro. Nel vangelo di Luca c’è una risposta chiara a questo atteggiamento disinvolto nei confronti della verità dell’uomo, mai posta come una minaccia, ma quale ammonimento capace di ripulire il cuore gravato dalla menzogna contro Dio.  “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso allimprovviso.

Chiarisce in proposito il teologo mons. Di Bruno: Queste parole non sono di un uomo. Sono dello stesso Dio, il quale ci ammonisce che Lui sempre viene nella storia e alla fine di essa. Lui viene per la grazia, il perdono, la riconciliazione, la misericordia, ma viene anche per il giudizio. Quello stare attenti indica un comportamento ben preciso: Evitare di lasciarsi vincere dai ritmi falsati della società in cui viviamo ed essere pronti ad affrontare con serenità lo stesso giudizio finale. È cosa di buon senso tutelarsi dalle cadenze quotidiane che tendono al contrario ad appesantire il cuore dell’uomo, invitandolo a sciupare ogni cosa in suo possesso; consegnandolo a continue ebbrezze di bassa natura e caricandolo di infiniti respiri difficoltosi. La paura seminata in questi giorni dai fatti di Parigi fanno capire la fragilità dell’uomo di fronte al male. Basta aver dato uno sguardo ad una capitale ricca ed rigogliosa come Bruxelles,  per essersi accorti come anche le grandi certezze crollino dinnanzi al pericolo del terrore non prevedibile. Lo stesso concetto di sicurezza assoluta, da tempo esibito dal vecchio continente,  ha avuto uno scossone molto significativo ed ha mostrato le sue crepe nascoste. La preghiera sia finalmente posta sul gradino superiore della storia, per portare quel sollievo interiore che spesso gli uomini non sanno far arrivare, ma anche per gettare un fascio di luce sulla via del mistero che prepara l’attesa della venuta del Signore. Pregare non è arretrare, ma avanzare con la forza di tutta la dimensione umana, terrena e soprannaturale. L’uomo riprenda il gusto di riservare del tempo al suo Signore. Non è confortante constatare che per molti recarsi a Messa sia un problema, magari per un prete ritenuto antipatico o per qualche vicino di banco inviso. Sono tante le azioni non utili alla crescita interiore. La coscienza è stata messa a riposo; l’ingiustizia trova sempre un motivo che la ridimensioni; l’amore per il prossimo diventa una funzione primaria, solo se parte considerevole dei propri calcoli quotidiani. È ormai vitale, come scriveva Paolo ai Tessalonicesi, astenersi da ogni forma di male e mettere al centro della vita il bene possibile.

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale:www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio:  https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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