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Arcivescovo Bruno Forte: cresimarsi, perché?

Lettera pastorale per l’anno 2008-2009

CHIETI, giovedì, 25 dicembre 2008 (ZENIT.org).- “Cresimarsi, perché?” è il titolo della Lettera pastorale per l’anno 2008-2009 dell’Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, che nel testo vuole spiegare “cos’è la cresima, che significa riceverla, come prepararsi ad essa e come farne tesoro per tutta la vita”.

Questo sacramento, osserva, è spesso “poco compreso, vissuto da molti più come un obbligo da assolvere che come un incontro decisivo” in cui, se si vuole, lo Spirito Santo può imprimere nel cuore il sigillo dell’amore di Dio per rendere capaci di “credere, sperare ed amare oltre ogni misura di stanchezza e ogni prova e sfida della vita”.

La Cresima, constata l’Arcivescovo, è per molti “una tappa difficile, alla quale ci si prepara spesso con un senso di costrizione, mescolando noia e curiosità, attesa e fretta di finire”.

In questa situazione, “il protagonista rischia di cascare nelle mani del Nemico, lieto di poterlo separare da Dio”.

“Avviene così che – messi da parte i buoni propositi – il ragazzo appena cresimato si allontani dalla pratica religiosa e cominci a navigare da solo nel turbinoso mare della vita. Il momento della confermazione diventa allora per molti l’ora del congedo”.

Per questi motivi, il presule vuole approfondire il significato della Cresima, sacramento con cui “lo Spirito viene a prendere possesso del nostro cuore”.

“Chi è questo Spirito Santo?”, si chiede, rispondendo che “nel Dio, che è Amore, c’è un eterno Amante, il Padre, da sempre e per sempre sorgente di amore; c’è un eterno Amato, il Figlio, che accoglie l’amore e lo ricambia, insegnandoci che anche il ricevere è divino; e c’è l’Amore personale, donato dall’Uno all’Altro, lo Spirito, che è al tempo stesso il vincolo che unisce il Padre e il Figlio e colui che apre il loro amore ad effondersi nella creazione”.

Cammina secondo lo Spirito, ha aggiunto, “chi vive la fede, la speranza e la carità, testimoniando agli altri con gioia e convinzione la bellezza di Dio”.

Lo Spirito Santo, prosegue l’Arcivescovo, “effonde in noi i suoi doni, aiutandoci così a corrispondere alla chiamata divina per ognuno di noi”.

I sette doni dello Spirito sono la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio.

La sapienza è quel dono che “aiuta a vedere l’insieme del mondo e della vita in Dio”, l’intelletto “educa a leggere in ogni situazione la Sua presenza e a discernere concretamente quello che Lui ci chiede”, il consiglio “guida nelle diverse decisioni da prendere perché possiamo preferire ciò che è giusto davanti a Dio a ciò che sembra utile agli occhi del mondo”, la fortezza “rende fedeli al Signore nella varietà dei momenti e delle stagioni della vita”, la scienza “scaturisce dal misurare ogni conoscenza sul mistero ultimo che avvolge tutte le cose”, la pietà “accende in noi la tenerezza per Dio, l’essere innamorati di Lui e il desiderare di rendergli gloria in ogni cosa”, il timor di Dio “è l’atteggiamento che ci fa vivere costantemente sotto lo sguardo del Signore, preoccupati di piacere a Lui piuttosto che agli uomini”.

Secondo il presule, l’importanza della Cresima deriva dal fatto che “abbiamo tutti bisogno di essere fortificati dal dono di Dio, per divenire capaci di credere, sperare e amare al di là della nostra debolezza, imparando ad agire nella comunione della Chiesa con lo slancio dei testimoni, che vorrebbero comunicare a tutti la bellezza del Signore”.

“La stessa comunità di fede e di amore, la Chiesa in cui ci viene donato lo Spirito, non potrebbe generare in noi la vita divina, se non fosse continuamente nutrita dalla grazia del divino Consolatore”.

Per questo, la Cresima “è un dono per tutta la comunità e non solo per il singolo cresimato”.

La Confermazione, aggiunge, ha tre fasi: “la preparazione, la liturgia del sacramento e il cammino di vita nuova che con essa si apre”.

Il cammino di vita nuova che inizia con la Cresima “è una realizzazione progressiva della vita secondo lo Spirito, in base alla vocazione di ciascuno. Si tratta per ognuno di scoprire i doni che Dio ha messo nel suo cuore, di esprimerli nella propria esistenza, di diffonderli con la testimonianza della gioia che nasce dal riconoscere il dono ricevuto e dal viverlo in comunione con gli altri, al servizio di tutti”.

“Qui si apre per ciascuno la strada della propria vocazione, e cioè del proprio rapporto unico e irripetibile con Dio. Lo Spirito ricevuto nella cresima viene così ad assumere il volto di chi si sforza di accoglierlo e di essergli fedele”.

La condizione perché tutto questo si realizzi, osserva monsignor Forte, è “la docilità, l’accoglienza umile e pronta”, che farà sì che la Cresima sia “il nuovo inizio di una storia di fede e di amore che faccia risplendere nella storia degli uomini qualche tratto dell’infinita bellezza di Dio”.

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