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Appello per la Siria, dove si combatte la “terza guerra mondiale”

Lo ha lanciato Gregorio III Laham, Patriarca dei greco-melchiti cattolici, che usa termini forti per definire ciò che sta accadendo in Medio Oriente

Basta con le condanne verbali, per fermare la barbarie, lo stillicidio di morte e la diaspora dei cristiani del Medio Oriente è necessario un piano d’azione che coinvolga più soggetti. Lo afferma Gregorio III Laham, Patriarca d’Antiochia e di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei greco-melchiti cattolici.

Intervenuto al convegno La Jihad da Oriente a Casa nostra, che si è svolto a Roma, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari, lo scorso 19 ottobre, Gregorio III ha consegnato ai giornalisti presenti un documento che riassume il piano d’azione da lui proposto.

“Non appena la crisi ha avuto inizio, le nostre eparchie, specialmente in Siria e in Iraq, sono state scosse da fatali e violenti attacchi”, si legge. Il Patriarca redige quindi un sintetico elenco degli episodi nefasti che sono accaduti. “Intere famiglie – scrive – sono state sfollate da Maalula (sono rientrate, ma diversi cristiani ancora soffrono di Ptsd, disordini da stress post traumatico). In alcuni luoghi, villaggi e città, ci sono stati parziali e totali sfollamenti, sia definitivi che temporanei”.

Nel documento si fa riferimento inoltre alle atroci esecuzioni perpetrate dai miliziani dell’Isis, nonché alle stragi e ai danneggiamenti e distruzioni di chiese e monasteri antichi. “L’effetto di questi attacchi è quello di intensificare l’emigrazione, idea questa che riempie la mente e il cuore di ogni cristiano in Medio Oriente – la sua riflessione -. E non è esagerato dire che ogni cristiano sta pensando di emigrare oggi”.

Gregorio III allora, sottolineando le “responsabilità” del clero, passa a proporre un piano d’azione. “Dal momento che queste tragedie e pericoli stanno schiacciando il nostro popolo e la loro morale, causando una paralisi nella loro spiritualità cristiana e nella fede di ogni essere umano di ogni confessione, non possiamo restare a lavorare in modo tradizionale, con semplici condanne, discorsi, conferenze…”.

Il Patriarca fa appello ad una ridda di personalità (Primi Ministri, capi religiosi, Conferenze episcopali, Organismi internazionali, autorità del mondo arabo, leader musulmani) affinché si adoperino per un “piano audace”, da eseguire senza ulteriori ritardi. Un piano che possa “riportare la pace nella regione, la cessazione della violenza, del terrorismo, del caos politico, la cessazione del radicalismo universale e dello sfruttamento di arabi e orientali in nome di una politica globale atta a manipolare il destino della gente della regione”.

Attraverso quali metodi attuare questo piano? Attraverso campagne periodiche “nelle diverse capitali e in altri luoghi”, anche medianti gli organi d’informazione. Campagne sì, ma anche incontri di preghiera ecumenici più frequenti. “Tutti i cristiani d’Oriente potrebbero allora mostrare solidarietà digiunando e accompagnadovi con la preghiera, pregando con grande fede e speranza”, scrive Gregorio III.

In particolare, il Patriarca greco-melchita chiede di rivolgere lo sguardo alla Siria. Egli si appella “ai vicini arabi e ad altri Paesi come l’Unione Europea, gli Stati Uniti d’America, la Federazione Russa e la Cina”. Chiede di intervenire per fermare la guerra, che – precisa – “non è solo una guerra per rovesciare il presidente e cambiare il regime, è realmente una guerra di annichilimento!”. Senza tanti giri di parole, la definisce “la terza guerra mondiale, pagata a caro prezzo da tutte le classi sociali della nazione siriana”.

Dicendosi intenzionato ad “attraversare il mondo intero” per lanciare questo appello, Gregorio III dice infine: “Spero che queste mie parole abbiano conquistato la vostra considerazione. Spero che noi, come cristiani e musulmani del Libano, Siria e Iraq, possiamo definire velocemente la tabella di marcia per delineare il nostro ruolo storico di cristiani orientali per il fuguro del nostro Paese, culla del Cristianesimo, delle religioni e della civilità”.

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