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Weapons - Pixabay

Appello della Santa Sede contro il traffico illegale di armi

L’osservatore vaticano all’Onu esprime inoltre “molte perplessità” per “l’apparente mancanza” di sforzi per contrastare il genocidio di cristiani e altre minoranze religiose in Medio Oriente

Gli Stati non devono contribuire al traffico illegale di armi, devono piuttosto mettere in campo risorse per arginarlo. Lo ha detto mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, intervenuto ieri, 15 marzo 2017, al Consiglio di Sicurezza Onu di New York.

Il presule, rilevando la “facilità” con cui le armi finiscono nei mani dei terroristi, ha chiesto di far ricorso a trattati e leggi relativi al contrasto dello smercio di armi. “Il Consiglio di sicurezza Onu – è stato il monito – adotti un ruolo più decisivo nella lotta contro la piaga della tratta, prevenendo e ponendo fine ai conflitti armati e favorendo il consolidamento della pace e dello sviluppo”.

Un pensiero particolare l’arcivescovo lo ha rivolto alle “comunità cristiane, agli yazidi e alle minoranze etniche e religiose che nella zona dell’antica Mesopotamia, sono state ridotte in schiavitù, vendute, uccise, sottoposte ad ogni forma di umiliazione”.

Egli ha espresso “molte perplessità” per “l’apparente mancanza di seri sforzi per assicurare alla giustizia gli autori di tali atti di genocidio e violazioni di diritti umani e del diritto internazionale” e si è dunque chiesto “quante altre atrocità dovranno essere tollerate prima che le vittime possano ottenere soccorso, protezione e giustizia”.

L’osservatore della Santa Sede ha sottolineato che le reti transnazionali di criminalità organizzata trovano terreno fertile nelle “persone più vulnerabili, in fuga da privazioni economiche, guerre o disastri naturali”. Di qui la necessità di intervenire per contrastare l’estrema povertà, il sottosviluppo, l’esclusione sociale, il mancato accesso all’istruzione e al mondo del lavoro di alcune aree del pianeta.

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