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Annullarsi nel Signore per attraversare ogni tempesta

Spesso gli uomini si parlano addosso e fanno fatica ad alzare gli occhi al cielo, vergognandosi di riconoscere i propri limiti

C’è un grave errore di fondo che l’uomo compie ogni giorno e che alla fine si ritorce contro di lui: “La sua corsa a costruire una società da se stesso con linserimento di valori e riferimenti divini, solo nei momenti di decadenza materiale e spirituale personali o del contesto familiare e sociale in cui vive.

Non si accetta in alcuno modo la verità che indica la strada dell’obbedienza e del timore verso Dio, da intendere non come privazione o “nuova flagellazione”, ma quale vera modalità esistenziale continua e perfettamente vissuta. L’impresa è ardua, ma necessaria e fattibile!

Abbiamo, infatti, da una parte un mondo attrezzato all’inverosimile per allontanare l’essere umano dal cielo; dall’altra il tentativo di infiacchire il significato di misericordia di Dio e dello stesso perdono. Si relativizza perciò ogni cosa e si punta, ad arte, il dito sugli errori di alcuni uomini, laici e religiosi, dell’apparato ecclesiale. “Un intervento chirurgico”, in alcuni casi, ben orchestrato che ha il compito di sminuire la grandezza della Parola evangelica e l’autorevolezza universale della Casa del Signore sulla terra.

In altre occasioni si tende invece a presentare la stessa Chiesa, quale grande aggregazione filantropica e parte quindi di un articolato sistema, nazionale e internazionale, di solidarietà sociale più ampio. L’intento è chiaro! Nulla deve disturbare chiunque abbia deciso di legare la personale esistenza a se stesso, rifiutando di “annientarsi” nel Dio, nostro Signore. Tutti comunque sono allarmati per una escalation del male che colpisce qualunque realtà umana. Le razioni però sono solo di “pancia” o affidate ad interminabili e forbite discussioni.

Entrano in campo così politologi, tuttologi, specialisti di ogni settore. Nei talk show è un fiorire di ricette, di analisi, di suggerimenti, di verità, di calcoli, di soluzioni. Gli stessi protagonisti sanno che si ritroveranno dopo qualche tempo a ridiscutere delle cose di sempre e senza mai poter intervenire concretamente sulle preoccupazioni personali e sociali, ormai in perfetta espansione. L’uomo spesso si parla addosso e fa fatica ad alzare gli occhi al cielo, fino a vergognarsi di un gesto simile o, peggio ancora, di riconoscere i suoi limiti.

Il mondo ha bisogno di una scossa interiore, capace di mettere al centro la Parola di Dio, unica, tra l’altro, garanzia di un vero progresso economico, sociale e politico di ogni comunità. Certo verrebbe meno il mondo di plastica costruito su un consumismo spregiudicato e su un nuovo “spietato” materialismo dalla scintillante veste innovativa, ma dopo i contraccolpi iniziali, logici e inevitabili, tutto si proietterebbe verso nuove affascinanti e proficue dimensioni umane. Ogni battezzato dovrebbe pertanto essere pronto a guidare gli altri vesto questa direzione, con l’esempio e con la testimonianza di ciò che si proclama.

La società va riconsiderata nella suo aspetto esteriore ed interiore. Per prima cosa è urgente rendere visibile, senza giri di parole e ridicole pantomime, la nullità ontologica dell’uomo, frutto di una completa obbedienza al suo Signore, fino alla sua essenza più profonda. Altra questione irrinunciabile è per ognuno l’assunzione di una fede in Cristo senza limiti, capace di supportarlo in qualsiasi minacciosa tempesta della vita. Sono due facce della stessa medaglia, senza la quale si continuerà a boccheggiare, illudendo un mondo che ha sempre di più sete e fame di vera giustizia.

L’uomo deve ormai capire che la sua obbedienza consiste nel lasciarsi modellare dal suo Dio, in Cristo, per opera dello Spirito Santo. Il segnale per meglio capire arriva come sempre dal teologo e sacerdote mons. Costantino Di Bruno, attraverso una chiara metafora: La creta non pensa come modellarsi, neanche ha unidea di cosa vorrebbe essere. A lei il vasaio o lartista una cosa sola chiede: lasciarsi modellare. Poi ogni altra cosa è il vasaio o lartista che la crea e la realizza. Quella della creta è una nullità” ontologica. È nel suo essere che lei deve pensarsi inutile. Per essa nulla si potrà compiere. Essa da se stessa rimarrebbe creta in eterno. Così dicasi per luomo.

Se l’uomo capisse dentro di sé tutta la prestanza inverosimile della grazia del Signore, si affiderebbe completamente ad essa, lasciando al suo Dio Creatore ogni intervento su se stesso. Purtroppo nella realtà sociale quotidiana non si crede spesso a ciò che si dice. La stessa cosa succede in riferimento alla Grazia, permettendo così a chiunque di convincersi di poter modellare da sé la propria persona. La creta nondimeno rimane solo e sempre creta.

Solo se modellati nel Signore si potrà avere quella fede che Gesù stesso rimprovera ai discepoli di non avere difronte al pericolo. “Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: Maestro, maestro, siamo perduti!. Gesù dai suoi discepoli, ma anche da ogni credente, non vuole questo tipo di fede ancorata alla paura. Vuole altro!

Lo spiega Mons. Di Bruno: “Dai suoi vuole la stessa fede vissuta da Lui sulla Croce. Vuole una fede che sia capace di totale affidamento a Dio, non chiedendo di calmare la tempesta ma di darci la vita nella tempesta, nonostante la tempesta. Non sempre le tempeste potranno essere calmate. A volte vanno attraversate. Altre volte, come è il caso del martirio, è necessario lasciarci travolgere da esse. Ci lasceremo travolgere se abbiamo la stessa fede di Gesù sulla Croce.

Parole forti, ma utili per costruire una nuova umanità, cominciando dalle nostre comunità di appartenenza. La strada è questa. Ognuno può sicuramente girarci attorno, cercare un Dio fai da te o il palliativo di un messaggio artefatto, ma il rischio di perdersi rimane sempre una brutta soluzione finale. L’uomo sia perciò preparato, annullandosi in Dio completamente, non ad evitare la tempesta, perché non sempre ciò è possibile, ma di affrontarla senza timore e con una grande fede nel cuore.

La perfezione fisica e spirituale che “vende” la società di oggi sta, al contrario, provocando una voragine nella vita di ogni persona, incapace di conseguenza di farsi nullità ontologica nel Signore e forza di fede nell’attraversare ogni tempesta che l’assale.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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