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Angelus di Benedetto XVI nella prima domenica del 2011

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 6 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo dell’intervento pronunciato da Benedetto XVI domenica 2 gennaio affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini giunti per l’occasione in Piazza San Pietro.

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Cari fratelli e sorelle!

Rinnovo a tutti i miei auguri per il nuovo anno e ringrazio quanti mi hanno inviato messaggi di spirituale vicinanza. La liturgia di questa domenica ripropone il Prologo del Vangelo di san Giovanni, proclamato solennemente nel giorno di Natale. Questo mirabile testo esprime, nella forma di un inno, il mistero dell’Incarnazione, predicato dai testimoni oculari, gli Apostoli, in particolare da Giovanni, la cui festa, non a caso, si celebra il 27 dicembre. Afferma san Cromazio di Aquileia che “Giovanni era il più giovane di tutti i discepoli del Signore; il più giovane per età, ma già anziano per la fede» (Sermo II,1 De Sancto Iohanne Evangelista, CCL 9a, 101). Quando leggiamo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1), l’Evangelista – paragonato tradizionalmente ad un’aquila – si eleva al di sopra della storia umana scrutando le profondità di Dio; ma ben presto, seguendo il suo Maestro, ritorna alla dimensione terrena dicendo: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). Il Verbo è “una realtà vivente: un Dio che … si comunica facendosi Egli stesso Uomo» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia, LEV 2010, 618). Infatti, attesta Giovanni, “venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). “Egli si è abbassato ad assumere l’umiltà della nostra condizione – commenta san Leone Magno – senza che ne fosse diminuita la sua maestà” (Tractatus XXI, 2, CCL 138, 86-87). Leggiamo ancora nel Prologo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16). “Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto?” – si chiede sant’Agostino e risponde – “È la fede”. La seconda grazia, subito aggiunge, è “la vita eterna” (Tractatus in Ioh. III, 8.9, CCL 36, 24.25).

Ora mi rivolgo in lingua spagnola alle migliaia di famiglie radunate a Madrid per una grande manifestazione.

Saluto con affetto i numerosi Pastori e fedeli riuniti nella Plaza de Colón di Madrid per celebrare con gioia il valore del matrimonio e la famiglia sul tema “La famiglia cristiana, speranza per l’Europa”. Cari fratelli, vi invito a essere forti nell’amore e a contemplare con umiltà il Mistero del Natale, che continua a parlare al cuore e diventa scuola di vita familiare e fraterna. Lo sguardo materno della Vergine Maria, l’amorevole protezione di San Giuseppe e la dolce presenza del Bambino Gesù sono un’immagine nitida di ciò che deve essere ciascuna delle famiglie cristiane, autentici santuari di fedeltà, rispetto e comprensione, in cui inoltre si trasmette la fede, si rafforza la speranza e si stimola la carità. Esorto tutti a vivere con rinnovato entusiasmo la vocazione cristiana all’interno della famiglia, come autentici servitori dell’amore che accoglie, accompagna e difende la vita. Fate delle vostre case una vera sorgente di virtù e uno spazio sereno e luminoso di fiducia, in cui, guidati dalla grazia di Dio, si possa saggiamente discernere la chiamata del Signore, che continua a invitare alla sua sequela. Con questi sentimenti, affido con fervore alla Sacra Famiglia di Nazareth i propositi e i frutti di questo incontro, perché siano sempre più numerose le famiglie in cui regnano l’allegria, la dedizione reciproca e la generosità. Che Dio vi benedica sempre.

Alla Vergine Maria, che il Signore ha affidato come Madre al “discepolo che Egli amava”, chiediamo la forza di comportarci come figli “generati da Dio” (cfr Gv 1,13), accogliendoci gli uni gli altri e manifestando così l’amore fraterno.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Ieri mattina abbiamo appreso con dolore la notizia del grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d’Egitto. Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo: ad essi va ugualmente il nostro affettuoso ricordo davanti al Signore. Rimaniamo uniti in Cristo, nostra speranza e nostra pace!

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi parrocchiali di Grandate e Palanzo, presso Como, e di Asola, e i numerosi amici e volontari della “Fraterna Domus” di Roma. Buona domenica – la prima del nuovo anno! – e tanti auguri di pace e di bene a tutti nel Signore.

[© Copyright 2010 – Libreria Editrice Vaticana, traduzione dallo spagnolo a cura di ZENIT]

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