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Andando imparate

Meditazione della Parola di Dio di mercoledì 21 settembre 2016 – XXV settimana del Tempo Ordinario

Lettura

Nella lettura tratta dalla lettera agli Efesìni, Paolo invita a “comportarsi in maniera degna della chiamata ricevuta” per edificare il corpo di Cristo. Nel brano dal Vangelo di Matteo viene narrata la chiamata dell’evangelista stesso. Tutto parte dallo sguardo di Gesù, che vede quell’uomo intento a svolgere il suo lavoro seduto al banco delle imposte. Sentito l’invito rivoltogli da Gesù, Matteo si alza e segue il Maestro. La prima tappa di questa nuova sequela è una tavola imbandita.

Meditazione

È interessante che non siano Gesù e i suoi discepoli ad invitare a tavola pubblicani e peccatori, ma sono questi ultimi che sopraggiungono improvvisamente e si mettono a tavola con gli altri. Il fatto che Gesù non allontani quegli uomini, come ci si aspetterebbe da un rabbino, provoca la reazione dei farisei, che chiedono ragione del comportamento del Maestro ai suoi discepoli, quasi a voler instillare in loro il dubbio di aver sbagliato a seguire quell’uomo. Confrontando questa risposta con quella presente nei testi paralleli di Luca e Marco scopriamo una aggiunta – nella perìcope odierna –, tratta da Osea 6,6, che si presenta come chiave di comprensione di tutto il brano: “Andando imparate che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici”. Nel testo greco, l’invito ad imparare è preceduto dal participio del verbo “andare”, come a voler suggerire che si può imparare solo “andando”, “non fermandosi”. Il termine “misericordia” traduce la parola greca eleos, che, a sua volta, traduce l’ebraico hesed, che può essere reso con “amore solidale, fedele”, ma anche con “amore gratuito, generoso, benevolo, misericordioso”. Dio non esclude il culto, ma svela che la sua preferenza va alla misericordia. Collocato al centro della risposta, il testo di Os 6,6 svela perché pubblicani e peccatori vanno e siedono a tavola con Gesù: hanno compreso che Dio vuole misericordia, e riconoscono in Gesù colui che vive secondo questo desiderio divino. Anche il fatto che Gesù sia venuto a chiamare i peccatori si comprende alla luce di Osea, perché lui vuole ciò che vuole il Padre, condivide il suo desiderio di misericordia. Questo è anche ciò che Gesù chiede a Matteo e a tutti coloro che lo seguono: fare proprio il desiderio del Padre, mettendo al centro la misericordia. Questo significa imparare a guardare a se stessi e agli altri con lo stesso sguardo di Dio, evitando così di cadere nella superbia o nel disprezzo.

Preghiera

«Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore» (Sal 103,8): ripetendo il Salmo, cerco di “gustare” il volto di Dio.

Azione

Cercherò di usare misericordia verso me stesso e verso gli altri.

Meditazione a cura di Marzia Blarasin, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di EdizioniART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it.   

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