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“Anche ai cristiani sia concesso di pregare in Comune”

Dopo la concessione di una sala per i musulmani, la Diocesi di Torino chiede uno spazio di culto anche per le altre religioni

Dopo le furibonde polemiche che hanno riguardato il Comune di Torino, dopo la decisione di dedicare degli spazi alla preghiera per i musulmani, la Diocesi prova a mettere pace e propone una soluzione mediatrice.

Tutto è nato durante il Global islamic economy summit, una tavola rotonda sulla moda islamica e gli investimenti nel settore, quando il Comune ha allestito uno spazio per permettere ai musulmani di pregare, con relativo tappeto.

Era seguita la protesta del gruppo consiliare della Lega, con l’incursione del consigliere Fabrizio Ricca, che aveva tentato di rimuovere il tappeto. La sala era stata poi riallestita nel salottino del sindaco Piero Fassino.

“Ci auguriamo che la scelta, da parte dell’amministrazione comunale di Torino, di concedere una sala per la preghiera ad alcuni fedeli musulmani che partecipano a un convegno pubblico sia il segno del superamento di quel blocco ideologico che separa laicità e vita di fede – si legge in un comunicato della diocesi di Torino – un blocco che finora ha eretto steccati anacronistici che non riconoscono il valore anche civile dei simboli e delle esperienze religiose, di cui la preghiera è certamente una delle più importanti”.

La diocesi esprime poi la certezza che “questa scelta  verrà confermata  anche quando altre comunità religiose riconosciute in Italia – cattolica, ortodossa e protestante, ebraica, buddista  o induista…  – chiederanno legittimamente di usufruire dello stesso trattamento, in occasione di qualche incontro sia in Comune come in altre sedi istituzionali o laiche”.

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