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Amoris laetitia: orientare le vele dell’amore

Per papa Francesco la vocazione alla famiglia è propria degli “addetti alla vita”

Le vele della vita non si alzano solo quando il vento è favorevole. C’è chi le spiega anche controvento. E le naviga con motivazione. Con grinta. Con coraggio. Allora, quelle vele possono diventare ali, per intravedere il porto sicuro della gioia. Proprio come ci esortava un nostro insegnante di religione: Noi non possiamo decidere la direzione del vento; ma possiamo sempre orientare le nostre vele!

Ho tra le mani l’Esortazione Apostolica post-sinodale sull’amore nella Famiglia, che ci ha consegnato, da qualche ora, il nostro Santo Padre Francesco. Cercherò di offrirvi una sintesi della grande ricchezza di questo testo, con le sue 260 pagine, suddivise in nove capitoli e 325 paragrafi: Già in queste ore stanno portando un respiro di attesa consolazione su tante storie ferite.

Ho provato un sentimento profondo di gratitudine quando ho potuto comprendere meglio il senso del titolo di questa Esortazione post-sinodale: “Amoris laetitia”. È la gioia dell’amore, raccontata dal Papa con passi chiari, concretissimi, antropologici. Capaci di darci il gusto della personalizzazione dei cammini, senza cadere nell’insidia della relativizzazione delle mete. Perché l’amore resta l’unico possibile cammino per salire a bordo del “per sempre” e vivere l’avventura stupenda della vita in due. La gioia dell’amore altro non è che il viaggio verso l’altro, che va considerato, rispettato, contemplato come “dono”. In tutte le fasi della vita. Una potenza questa dell’Amoris Laetitia che il Papa definisce propria degli “addetti alla vita”, per coloro che, amandosi, abbracciano la vocazione alla famiglia. Colpisce il linguaggio, questo di Francesco, molto schietto e deciso, carico di esperienza pastorale che permette di affrontare anche le questioni più spinose con estremo realismo, verso percorsi “personalizzati”, con i tre grandi strumenti cui ci esorta il Papa stesso: l’ascolto, la pazienza, l’accompagnamento. Con accanto i tre verbi di azione che completano questi percorsi: curare, ravvivare, sostenere.

È il modo vincente per far sì che veramente “i coniugi cristiani dipingano il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva”. E che “la loro fecondità si allarghi e si traduca in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società” (cfr n.184).

Perciò, la Famiglia in tempo di crisi, va difesa perché è “la prima scuola dei valori umani”. Perciò è necessario “aiutare a scoprire le cause più nascoste nei cuori dei coniugi per affrontarle come un parto che passerà e lascerà un nuovo tesoro”. E il Papa fa presente che “occorre accostarsi alle crisi matrimoniali con uno sguardo che non ignori il loro carico di dolore e di angoscia” (cfr n.243). Perché la Chiesa è maestra di speranza e misericordia. In tutte le vicende. E “la sua strada – afferma con forza il Santo Padre – è quella di non condannare eternamente nessuno” (cfr n.296). Per questo non si stanca di annunciare che “l’amore ci porta a un sincero apprezzamento di ciascun essere umano, riconoscendo il suo diritto alla felicità”. (cfr n.96). Perciò, “celebra ogni passo e ogni nuova tappa”. (n.163). Va oltre cioè “la secolarizzazione che oggi ha offuscato il valore di un’unione per tutta la vita e ha sminuito la ricchezza della dedizione matrimoniale” (n.162).

Riscoprendo con stupore che l’amarsi è una “questione di tempo”. “L’amore – scrive infatti il Papa – ha bisogno di tempo disponibile e gratuito, che metta altre cose in secondo piano. Ci vuole tempo per dialogare, per abbracciarsi senza fretta, per condividere progetti, per ascoltarsi, per guardarsi, per apprezzarsi, per rafforzare la relazione. A volte il problema è il ritmo frenetico della società, o i tempi imposti dagli impegni lavorativi. Altre volte il problema è che il tempo che si passa insieme non ha qualità. Condividiamo solamente uno spazio fisico, ma senza prestare attenzione l’uno all’altro”. (cfr n.224). Parole nette che lasciano pensare e verificare la qualità dello stare insieme, del donarsi. Specie considerando le insidie velenose della società dei consumi, “dove – denuncia il Papa – tutto esiste per essere comprato, posseduto e consumato; anche le persone”.

Ma qual è l’antidoto? La tenerezza! Come “espressione viva di quell’amore che ci libera dal desiderio di possesso egoistico e ci porta a vibrare davanti a una persona con un immenso rispetto e con un certo timore di farle danno o di toglierle la sua libertà, perché mi permette di ricercare il suo bene anche quando so che non può essere mio o quando è diventato fisicamente sgradevole, aggressivo o fastidioso” (cfr n.127). Procurare la felicità degli altri è un anticipo del Cielo. Non solo nella vita familiare. Laddove l’amore genera gioia e la gioia ancora e ancora tanto amore. Ecco, perché leggendola, ho subito sentito la benedizione di papa Francesco sul Family Day. Questo ne era il linguaggio, vero, intimo: rispetto dei diritti, nella custodia dei valori. Cioè personalizzare senza relativizzare. Sono gli spazi inediti, di vera rivoluzione in una Chiesa che scoprirà, tutta, che amare è vera e “perfetta letizia”.

Campobasso, 10 aprile, 2016

+ p. GianCarlo Bregantini, vescovo

 

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