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“Alla scuola del corpo”, tra libertà e tradizione

Si terrà sabato prossimo, a Brescia, un dibattito per indagare sul nesso tra libertà-tradizione-corpo

“L’estrema importanza dell’educazione nella vita dell’uomo e la sua incidenza sempre più grande nel progresso sociale contemporaneo sono oggetto di attenta considerazione” scrivevano i Padri conciliari nella Gravissimum Educationis del 28 ottobre 1965.

A 50 anni dalla Gravissimum Educationis, l’Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’Università (Esu) della Diocesi di Brescia, propone un convegno dal titolo Alla scuola del corpo. Tra libertà e tradizione, il 17 ottobre 2015 presso l’Aula Magna del Centro Pastorale Paolo VI, a Brescia.

Perché andare Alla scuola del corpo? “Indagare oggi (in una società dell’indifferenza e quindi della mancanza delle relazioni) il nesso tra libertà-tradizione-corpo implica mettere a fuoco il rapporto tra differenza e relazione in riferimento all’ampio orizzonte della natura umana e del nuovo umanesimo, che è sicuramente il tema più attuale”, spiega il moderatore del dibattito Luca Ghisleri, ricercatore di Filosofia teoretica, Università degli Studi del Piemonte Orientale e membro della Consulta per l’Educazione, la Scuola e l’Università.

Il convegno nasce dal lavoro della Consulta per l’Educazione, la Scuola e l’Università (realtà in seno all’omonimo ufficio diocesano) ed è il frutto del suo primo anno di attività. “Al di là di tutte le questioni (pure importanti) che attraversano il mondo della scuola e dell’educazione, lo snodo culturale decisivo da tenere particolarmente sott’occhio – spiega don Raffaele Maiolini, Direttore dell’Ufficio Esu e presidente della Consulta – è quello che passa attraverso il corpo (maschile e femminile)  in relazione a libertà e tradizione, scelto  dai 18 membri della Consulta.

Don Raffaele Maiolini aprirà i lavori. Quindi interverranno tre relatori su temi del corpo, della libertà e della tradizione. All’unica donna, Wanda Tommasi, professoressa associata di Storia della filosofia, Università degli Studi di Verona, è affidato il tema “Essere corpo nell’orizzonte della differenza sessuale”. Luigi Alici, professore ordinario di Filosofia morale, Università degli Studi di Macerata, si occuperà di “Persona e libertà: tra natura e cultura”.

Quindi Giuseppe Riconda, professore emerito di Filosofia teoretica, Università degli Studi di Torino, parlerà di “Libertà e corporeità nel pensiero tradizionale”. Le conclusioni sono affidate ad un altro membro della consulta, Domenico Simeone, professore ordinario di Pedagogia, Università Cattolica del Sacro Cuore.

“Questa consulta- spiega don Raffaele Maiolini – è una sorta di “comitato scientifico” dell’Ufficio, che lo aiuta a pensare ad alcuni temi che possano riportare l’attenzione educativa all’interno del mondo della scuola e dell’università. Non è ‘contro’ qualcuno ma ‘a favore di’: a favore della scuola e dell’università, senza atteggiamenti di scontro verso la scuola ma in dialogo”.

Il convegno pur non occupandosi di “gender”, che non è stato oggetto di discussione dei membri della consulta, certamente sarà utile per affrontare in radice la questione. Con l’avvento sempre più prepotente dell’ideologia di genere, infatti, si assiste all’annichilimento della verità del corpo. Il corpo quale è viene negato e diventa oggetto in balia della percezione/desiderio. Il corpo oggettivizzato viene smembrato dalla persona e, perdendo la sua verità, rimane senza libertà.

“Parlare del corpo significa elaborare un pensiero della differenza sessuale, indagare come il corpo sia vissuto diversamente dai due sessi e riflettere sui diversi modi in cui la dimensione della corporeità è stata elaborata dalla cultura e dall’ordine simbolico”, afferma la prof.ssa Wanda Tommasi. “Sarà opportuna – continua la relatrice – una delucidazione del significato della differenza sessuale e dell’identità umana, la quale è costituita dal gioco del differire, dalla differenza di essere donna e uomo”. La persona o è maschio o è femmina, non esiste il tertium genus e non esistono i 56 generi (o quanti siano) indicati da qualcuno.

Paola Amarelli, presidente dell’Aimc Brescia, sottolinea che “la prima fondamentale scoperta dell’uomo è il suo corpo, prima ancora della parola”. Secondo la Amarelli bisogna ripartire dai bambini che riportano all’origine del corpo che è un dato spontaneo: ognuno è quel corpo e non un altro. “Il corpo è la mediazione per conoscere sé, gli altri e la realtà; è un luogo di conoscenza”, continua la Amarelli.

“Il corpo è luogo reale (quindi esperienza vissuta da tutti, sempre e comunque) per nominare con precisione una libertà che è tale perché in relazione con altri/o (il corpo dice che si è liberi proprio perché generati da altro/i e si è sempre in relazione con altro/i, indicando la finitezza come valore e non come limite negativo) e che è il luogo di passaggio di una tradizione incarnata (nella mia carne c’è un corredo cromosomico, ma anche culturale di cui sono debitore… che mi apre a una possibilità di novità)” spiega Maiolini.

Il prof. Paolo Ferliga, psicologo e psicoterapeuta e già insegnante di filosofia presso il Liceo Classico statale Arnaldo di Brescia, ricorda come “questo Papa il suo corpo lo usa: dà la mano, abbraccia, bacia i bambini… e si sente che il cristianesimo non ha paura del corpo!”.

La “tradizione”, da tradere, è certamente legata alla famiglia che è portatrice di tradizione, ma anche dovrebbe essere (se sana) fondatrice di libertà. Minare alla famiglia, eliminando la dualità maschio e femmina, significa dunque tentare di eliminare la tradizione e togliere la pluralità, data dalla differenza arricchente del maschile e femminile, insita e ontologicamente costitutiva della famiglia naturale.

Secondo Domenico Simeone è necessario “provare a ricostruire un’alleanza educativa fra comunità, scuola e università. Questo potrebbe essere uno stimolo ad attuare in maniera concreta quella ‘vita buona del Vangelo’ a cui in questo decennio siamo invitati ad educare come cristiani”. Luca Ghisleri sottolinea a tal proposito “lo scollamento fra scuola e comunità cristiana”. Secondo Ghisleri gli “insegnanti cattolici” sono chiamati a “dare ragione della speranza che li anima, smontando i mascheramenti ideologici che animano le idee. Ancora, oggi parlare di educazione significa parlare di interruzione della tradizione e della libertà come non riconoscimento dei limiti. La cultura non è cattolica, ma il cattolicesimo è seme di promozione di diverse culture”.

Secondo Ghisleri, “il senso attribuito oggi per lo più alla libertà è la sua identificazione (distorcente) con l’autodeterminazione assoluta, in base a cui si crede di poter fare tutto, senza legami (relazioni), perché essa si considera come autocentrata, e senza norma (differenza tra bene e male), perché essa se la pone da sé”. L’uomo, in quanto libertà, sorge da altri ed è in relazione con altri, mentre “la nostra è una società di individui soli, nella quale la nascita del figlio (spesso unico) è vissuta come prolungamento di sé stessi”.

La libertà quindi sottende la relazione (come rapporto con la propria origine) e differenza (in rapporto alla scelta).  La libertà, nel suo nesso con la relazione e la differenza, è in rapporto poi alla tradizione (che è il suo tempo) e al corpo (che è il suo spazio). “Ci pare, dunque, che per affrontare il tema del corpo occorre riappropriarsi del tema della libertà e della tradizione; si rimane nell’astrazione se si parla della libertà senza fare riferimento al corpo e alla tradizione… così come se si parla della tradizione senza fare riferimento al corpo e alla libertà”, conclude Maiolini.

“Il non riconoscere la propria origine e il proprio limite – spiega Simeone –  mette in crisi l’educazione e la tradizione, perché non si ha più la consapevolezza di aver ricevuto qualcosa e di avere una responsabilità verso qualcuno. Un genitore/insegnante che si aspetta dal figlio il riconoscimento del suo essere genitore/insegnante, non è più generativo, ma rispecchiamento narcisistico”. Ma come essere generativi in una situazione caotica, destrutturata, liquida, confusa, gender- orientata? “È nell’amore che il corpo ritorna in sé”, risponde Ferliga.

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