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“Alla lunga l’Isis non risparmierà nemmeno i Paesi del Golfo”

Un articolo della Fondazione Oasis indica nelle Monarchie del Golfo e in alcuni Paesi occidentali i finanziatori degli islamisti

La Fondazione Internazionale Oasis affronta a muso duro la delicata questione dei finanziamenti elargiti ai terroristi islamici. In un articolo dal titolo Lo Stato islamico spiegato a mio figlio Martino Diez, direttore scientifico della Fondazione, Michele Brignone, segretario scientifico e Marialaura Conte, direttore editoriale spiegano: “L’espansione dei terroristi dello Stato islamico (Is) dovrebbe insegnare all’Occidente e ai Paesi del Golfo che finanziare gli estremisti jihadisti o allearsi con loro significa sempre scherzare con il fuoco”.

Diez, per altro docente di lingua araba alla Cattolica di Milano, sottolinea che “finanziare questi gruppi estremisti militanti per raggiungere determinati obiettivi politici” è “estremamente rischioso”. Il docente non si esime dal precisare che finanziamenti in questo senso sono stati elargiti “in Afghanistan e recentemente in Siria”. “Lo Stato islamico non risponde che a se stesso – prosegue Diez -. E non credo che – alla lunga – nemmeno la classe dirigente degli Stati del Golfo Persico – sarebbe risparmiata da un’avanzata dai terroristi dell’Is. Anche questa è infatti considerata dagli islamisti radicali come corrotta e da eliminare”.

Nesso tra terroristi e Paesi del Golfo che viene rimarcato anche da Michele Brignone, caporedattore della rivista Oasis. “Lo Stato Islamico ha dotazioni militari e propagandistiche che fanno pensare a un appoggio esterno, molto probabilmente nei Paesi del Golfo”. Ritiene tuttavia “importante notare che nel tempo hanno acquistato una notevole capacità di auto-finanziamento per esempio vendendo il petrolio dei territori che mano a mano conquistano”. La legge del mercato suggerisce però che dove c’è un’offerta c’è anche una domanda. E allora, si chiede infine Brignone: “Chi compra quel petrolio? E com’è possibile che continui a comprarlo?”.

Una risposta all’articolo di Oasis, pur se di facciata, è giunto sabato scorso, al termine del summit di Gedda che ha visto protagoniste le monarchie del Golfo:  Arabia Saudita, Bahrain, Emirati arabi, Kuwait, Oman e Qatar. In una dichiarazione comune esse condannano il terrorismo che imperversa in alcuni Paesi arabi e fa appello per garantire l’unità dell’Iraq.

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