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All’Università di Firenze si parla di eterologa

Importanti nomi del mondo accademico si sono interrogati intorno alle prospettive e ai problemi che la fecondazione eterologa implica

La tematica della fecondazione artificiale eterologa, recentemente introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale, pone interrogativi nuovi e importanti. Per essere preparati a rispondere, il “Movit” di Firenze e Siena, in collaborazione con il Movimento Per la Vita Fiorentino e l’Associazione “Scienza e Vita” di Firenze, ha realizzato un convegno dal titolo Eterologa: prospettive e problemi.

L’incontro si è tenuto oggi, 17 Ottobre, al Polo di Scienze Sociali dell’Università di Firenze e vi sono intervenuti importanti nomi del mondo accademico: Leonardo Bianchi, docente di Diritto Costituzionale presso la stessa Università di Firenze, Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica presso l’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, Claudio Sartea, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università Roma Tor Vergata, Olivia Biagioni, socia Movit. A moderare l’incontro Angelo Passaleva, già Professore dell’Università di Firenze e già Presidente del Consiglio Regionale della Toscana.

L’attualissimo tema ha visto dibattere persone altamente qualificate che hanno sentito l’urgenza di affrontare la questione con i partecipanti, soprattutto con i ragazzi che stanno formando la propria cultura e le proprie coscienze sui banchi universitari. E lo hanno fatto rispondendo a tutti gli interrogativi: da quelli medici a quelli giuridici e bioetici. Giovanni Gori, introducendo i lavori, ha sottolineato l’attuale defaillance politica: “le procedure che stanno portando alla sua introduzione in Italia trascendono la normale dinamica democratica”.

Assuntina Morresi ha osservato come “dopo il recente pronunciamento della Corte Costituzionale, la fecondazione eterologa è lecita nel nostro Paese, ma non è disciplinata. È necessario completare il quadro normativo attuale per garantire la sicurezza sanitaria alle coppie che vorranno accedere a questa tecnica, e ai nati. L’iniziativa recente delle regioni, che hanno predisposto un documento di indirizzo, è del tutto insufficiente”. La riflessione non può neanche stavolta prescindere dall’etica e in questo campo il rischio è grave, e porterebbe a un’apertura totale all’ eugenetica.

Il prof. Sartea ha sottolineato che dopo l’unione di due gameti, di soggetti diversi (in tutto o in parte) da quelli che formano la coppia sterile, è affidato al diritto “l’arduo, per non dire ingrato, compito di dare una veste legale alla finzione: ma non già ad una finzione pietosa, come quella adottiva, bensì per la prima volta ad una finzione intenzionale, che non risolve il problema del bambino ma lo progetta e poi lo mette problematicamente al mondo come figlio legale di individui diversi da quelli di cui è figlio secondo la linea germinale”.

Il prof. Bianchi ha fatto notare i rischi di accettare il primato della scienza: “L’idea che i diritti fondamentali siano attributi della persona come animale sociale e politico, sembra essere scalzata da un’innovativa teoria delle libertà come facoltà consentite all’uomo dalla scienza e dalla tecnica. Questo ruolo cruciale della scienza nella definizione della persona e dei suoi diritti pare neutralizzare anche il contenuto morale del diritto costituzionale che invece rappresenta l’essenza dello stato costituzionale. Portato alle estreme conseguenze, il primato della scienza può porre in radicale contestazione tutti i valori fondamentali su cui poggia la Costituzione, se e solo se le evidenze scientifiche consentono ciò che la Costituzione o non ha previsto o non ha voluto. Senza contare che, come ha affermato il prof. Passaleva “le basi giuridiche per dare attuazione alla delibera regionale sono quanto mai labili”.

La politica, preoccupata di avviare in fretta la fecondazione eterologa, ha rinunciato a rispondere a queste domande… Una ragione in più per tener conto delle risposte, anche scomode, sforzandosi di superare la scarsa informazione o peggio l’informazione ideologizzata. Anche stavolta i giovani universitari del Movimento Per la Vita Fiorentino remano coraggiosamente contro corrente e dimostrano ancora una volta che i giovani hanno il desiderio di capire criticamente e di conoscere la verità.

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