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Al via “Operazione Arcobaleno” dell’Esercito siriano per liberare Aleppo

Si attende una svolta significativa nella battaglia del Nord, iniziata due anni fa. I cittadini ansiosi dell’arrivo dei soldati per porre fine alla loro tragedia quotidiana

Tutti gli occhi sono puntati ad Aleppo, dove l’operazione militare condotta dall’Esercito siriano potrebbe rimescolare le carte della crisi siriana. “Operazione Arcobaleno”, così viene chiamata l’azione militare che mira a circondare completamente la seconda e più importante città siriana, isolandola definitivamente dalla provincia nord, roccaforte dei gruppi armati, in modo da tagliare tutte le vie di fuga e rifornimenti di combattenti ed armi provenienti dalla Turchia. 

La battaglia finale, parte da ovest dalla zona di Handarat, e proseguirà fino a riprendere il totale controllo della area di Castelo, arteria principale della città, isolando così i combattenti, che occupano la zona, che si estende verso Huraytan e Anadan. Nelle ultime ore, l’esercito siriano è riuscito ad afferrare un duro colpo ai combattenti, riprendendo il controllo di Mazarea Almallah, alle porte di Aleppo, provocando decine di morti e distruggendo loro veicoli pesanti.

Si attende ora una svolta significativa nella battaglia del Nord, iniziata due anni fa, quando i gruppi armati invasero Aleppo dalla provincia, occupando alcune zone dentro la città. In questo momento l’unica via d’uscita per i combattenti, sarebbe il loro ritiro, dopo aver perso diverse postazioni, uomini e munizioni, oltre al fallimento totale nel unire le forze, e fermare il sanguinoso scontro interno tra i vari gruppi armati di Al Nusra, Ahrar Al Sham e Jaysh Al Mujahidin. 

Difficile capire per ora se l’Esercito siriano intendo entrare direttamente nei quartieri occupati dai combattenti, dove sono rimasti circa 200 mila abitanti isolati, e da dove partono razzi e colpi di mortaio sulle zone residenziali nel resto della città. I cittadini aleppini attendono ansiosi l’arrivo dell’esercito siriano per porre fine alla loro tragedia quotidiana. 

Politicamente la crisi siriana è stata anche al centro dell’incontro svolto a Roma, tra il ministro degli Esteri russo Lavrov e suo omologo americano Kerry, e in particolar modo il piano di Aleppo dell’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Steffan De Mistura, che prevede il congelamento dei combattimenti, come primo passo per cercare una soluzione politica. Un piano accolto da Damasco, che ha chiesto le garanzie sul rispetto dell’eventuale accordo da parte dei gruppi armati, completamente fuori controllo.

D’altro canto l’opposizione siriana all’estero – cercando di incassare altri vantaggi, e preoccupata per la sorte dei combattenti intrappolati ad Aleppo – ha posto la condizione che questo piano riguardi non solo Aleppo, ma contemporaneamente altre zone di conflitto prima dei colloqui di pace.

Durante la riunione del Consiglio dei ministri degli Affari Esteri Ue a Bruxelles – alla quale era presente l’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini – Francia e Gran Bretagna hanno espresso loro dubbi sulla possibilità di attuare il piano di De Mistura, sostenuto dalla Russia, ostacolato dalla Turchia e dai Paesi del golfo, nel timore che possa avvantaggiare il governo siriano e porti al ripetersi dello scenario accaduto a Homs, con l’uscita dei combattenti, dopo aver deposto le armi, e il ritorno della città libera.

I ministri europei non hanno perso tempo approvando altre nuove sanzioni sulla Siria, vietando vendita e rifornimenti a tutti i voli siriani, e colpendo, in questo modo, le forze aeree impegnate nella guerra al terrorismo in diverse zone del paese. Malgrado le posizioni contraddittorie, in una Europa traumatizzata dalle minacce di terrorismo e impegnata nella coalizione contro i terroristi Is, il suo ruolo risulta molto discutibile. Essa non viene considerata dai siriani un partner adatto a giocare un ruolo di mediazione, essendo schierata dall’inizio da una solo parte, chiudendo qualsiasi rapporto d canale, almeno ufficiale di dialogo con Damasco. Resta il fatto che l’accelerazione degli sviluppi sul campo, detterà nuove condizioni, e ridisegnerà qualsiasi piano politico in futuro per la pace in Siria.

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