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“Aiutate i cristiani di Mosul a rimanere in Iraq”

In un messaggio in occasione della giornata di preghiera per l’Iraq, il Patriarca caldeo di Baghdad invia un messaggio alla comunità internazionale

“Fraternità e solidarietà” da parte della comunità internazionale, per consentire agli sfollati di Mosul di rimanere in Iraq. È quanto afferma con determinazione il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako, attraverso un messaggio inviato ad AsiaNews.

Il messaggio è stato inviato in occasione della Giornata mondiale di preghiera per l’Iraq. L’iniziativa – promossa da Mar Sako in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) – è in programma il prossimo 6 agosto, festa della Trasfigurazione.

Non mancano ringraziamenti ai Paesi che si sono offerti di accogliere i rifugiati (Francia e Bahrein) per la loro “generosissima proposta”, ma il Patriarca spiega che la soluzione al problema non passa per “l’ottenimento di un visto” per l’estero, bensì per “una soluzione politica che ci permetta di rimanere in questo Paese che noi amiamo, e di vivere in sicurezza, uguaglianza  e dignità con tutti”.

“Se la Francia e gli altri Paesi vogliono davvero aiutare – prosegue il messaggio -, lo facciano incoraggiando queste famiglie a restare, inviando loro aiuti d’urgenza per lenire il loro dolore e contribuire alla costruzione di alloggi nelle città dove possano vivere in sicurezza”. Ad oggi, la situazione dei cristiani è desolante, poiché i “jihadisti li hanno derubati di tutto”.

La cifra è data dal drastico calo di fedeli di tutte le Chiese (caldei, assiri, siri, armeni e protestanti) in Iraq. Da un milione e 400milla nel 1980 a 800mila nel 2003 fino ai 300mila di oggi. Notizie poco confortanti arrivano dalla giornata di ieri, che ha consegnato alle truppe dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante un importante successo. “Le bande di terroristi dello Stato islamico hanno preso il controllo di Mosul Dam dopo il ritiro delle forze curde senza combattere”, ha detto la televisione di stato irachena. Le milizie dell’Isil avrebbero così preso il controllo della più grande diga dell’Iraq, un giacimento petrolifero e di altri tre centri.

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