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Bambini africani

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Africa e America Latina: campagna di solidarietà firmata MCL

Il 17 e 18 dicembre, in collaborazione con il Cefa, una raccolta fondi nelle piazze italiane, per finanziare progetti di sviluppo in Marocco, Somalia, Sud Sudan ed Ecuador

Carlo Costalli gira e rigira tra le mani la Laudato si’. “Quante critiche! E quanti tentativi di insabbiarla! Soprattutto i passaggi sull’ecologia integrale… Ma il nocciolo della dottrina sociale è questo: la preferenza per i poveri, che sono anche quelli italiani, che sono anche i migranti, ma che sono prima di tutto quei milioni di sfruttati che vivono nelle periferie geografiche del mondo. Dobbiamo aiutarli a costruire l’Italia a casa loro”. Il presidente del Movimento cristiano lavoratori ha lanciato per questo Natale una nuova edizione della campagna di solidarietà Dal seme al cibo, che il movimento organizza con il Cefa, la Onlus creata dal compianto Giovanni Bersani. Ce la spiega in quest’intervista.

Perché quest’azione internazionale?

Perché l’ottava opera di misericordia voluta da papa Francesco in quest’anno di Giubileo Straordinario è la cura della casa comune e il nostro pianeta ha bisogno di un radicale cambiamento di rotta. Francesco ci ha invitato a fare un esame di coscienza e questo progetto di cooperazione allo sviluppo, che punta a sostenere 10.000 famiglie del sud del Mondo, va in tale direzione.

Più importante del No al referendum?

Sono battaglie diverse, è chiaro. La vittoria del No al referendum ha premiato la visione di chi, come noi, crede nelle riforme vere e non nei colpi di mano. Vincere o almeno far arretrare la fame significa esercitare un dovere di cittadinanza planetaria oltre che essere – per noi cattolici – anche un dato di fede. Il cibo, come l’acqua, è un elemento essenziale per la sopravvivenza e tutti devono essere in grado di poterlo reperire: un cibo nutriente e sicuro, sufficiente per soddisfare i bisogni nutrizionali di base. Non è più il tempo delle chiacchiere e neanche di fermarsi all’accoglienza, che deve continuare. Urgono azioni concrete: per questo Mcl e Cefa continuano a lavorare per restituire dignità a tutta l’umanità. Operativamente.

Esattamente cosa volete fare?

Fornire un modello di intervento altamente efficiente per la lotta alla povertà migliorando le condizioni di vita delle popolazioni più svantaggiate. Il 17 e 18 dicembre, in tutte le città d’Italia, ci sarà la raccolta fondi per finanziare progetti del Sud Sudan, dell’Ecuador, della Somalia e del Marocco. Non aiuti a pioggia, ma mirati alle famiglie, grazie al know how del Cefa.

Cooperazione e accoglienza sono alternative?

Oggi no. È illusorio pensare di arrestare l’accoglienza intervenendo nei Paesi d’origine: la situazione è gravissima, nel mondo una persona su nove è colpita da fame e malnutrizione, 805 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare e la stragrande maggioranza di questi – 790 milioni – vive in Paesi in via di sviluppo, dove il 13,5% della popolazione soffre di malnutrizione. Però è corretto intervenire per limitare le migrazioni, sensibilizzando la popolazione italiana a sprecare meno e ad essere più solidale. Questo aiuterà anche a comprendere il senso dell’accoglienza e persino il legame che ci rende tutti europei.

Cosa farete dei soldi che raccogliete?

Ad esempio, tra le numerose attività promosse in questi anni, abbiamo sostenuto un programma per contrastare la fame a Kilolo, a sud-ovest della Tanzania. Qui, grazie anche al sostegno dato all’Associazione per lo Sviluppo della Comunità di Kilolo, nata nel 2004 per iniziativa dei Padri Francescani della missione di Pomerini, è stato possibile garantire agli agricoltori e alle famiglie contadine della zona formazione e assistenza tecnica in agricoltura e zootecnia, accesso agevolato ai fertilizzanti e ai servizi di meccanizzazione, migliori opportunità di commercializzazione dei propri prodotti. Non abbiamo aiutato solo le famiglie contadine di Kilolo, ma anche i soggetti vulnerabili del territorio (persone malate di Hiv/Aids, vedove, persone disabili, anziani). In pratica Mcl e Cefa, attraverso corsi di formazione su tecniche agricole, coltivazioni in serra, produzioni di fertilizzanti, tecniche di stoccaggio e di macinazione, tecniche di allevamento per animali da cortile, vanno a incidere sulla vita quotidiana di oltre 10.000 destinatari finali dell’attività di cooperazione. Ora però ci concentriamo su altri fronti, tra cui vi è quello delle grandi povertà create da guerra e terrorismo: Somalia e Sud Sudan, dove il Cefa ha una lunga storia.

Crede davvero che basterà a fermare le ondate migratorie?

Bastare no, aiutare sì. Come abbiamo detto al XII congresso, la condizione dell’Europa e, ormai dell’Italia, è quella di una terra di forti migrazioni che derivano dalla globalizzazione, dai conflitti nelle aree del Medio Oriente e dagli squilibri determinati dall’aggravarsi delle situazioni nelle aree più povere del pianeta. Oltre a promuovere il giusto processo di integrazione, dobbiamo concepire dei correttivi, perché rischiamo di essere travolti da questo tsunami: l’accoglienza passiva non regge più, bisogna mettere in campo delle azioni di cooperazione utili a ridurre il flusso. In occasione del congresso del Movimento ci siamo impegnati a incrementare il sostegno della cooperazione internazionale allo sviluppo e tutta la nostra organizzazione sta rispondendo con convinzione a quel mandato.

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