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Laura Grassi

Laura Grassi - YouTube/Avvenire

Addio a Laura, morta per amore di sua figlia

Si è spenta a 34 anni la donna che nel 2013, già malata di Sla, rinunciò ad abortire: un simbolo d’amore per la festa della mamma

Ha fatto giusto in tempo a festeggiare il quarto anniversario di matrimonio con suo marito. Il giorno dopo, la 34enne riminese Laura Grassi, è salita al cielo. Lo scorso 22 aprile ha così lasciato una famiglia composta da suo marito Ugo e dalla figlia Alessia, di tre anni.

È proprio intorno all’amore nei confronti di quest’ultima che ruota la vicenda di Laura, un vero e proprio simbolo della festa della mamma, che si celebra domenica prossima.

Una storia che fa fiorire i primi boccioli nel 2010, quando Laura e Ugo iniziano un corso di preparazione al matrimonio. Come tante coppie, anche loro si prefigurano un avvenire insieme, costellato di gioie ma anche di dolori.

Forse non si sarebbero aspettati, però, di dover fare i conti molto presto con un primo grande dolore. A fine 2010 a Laura viene diagnosticata la Sclerosi laterale amiotrofica, comunemente chiamata Sla, una malattia che in genere progredisce lentamente fino a consumarti.

È un fulmine a ciel sereno, che non dissuade i due giovani dall’unirsi in matrimonio. Si sposano il 21 aprile 2012. Nemmeno un anno dopo, inaspettatamente, Laura di accorge di essere rimasta incinta.

Davanti a lei e a suo marito prende forma un bivio. I medici consigliano fortemente di abortire. Ma Laura, nonostante sia cosciente dei rischi che si assume, decide di sospendere le sue cure e di portare a termine la gravidanza. L’amore per la vita che porta in grembo è più forte.

La piccola Alessia nasce nove mesi più tardi. In una video-intervista ad Avvenire papà Ugo ha raccontato: “Quando è nata Alessia è stata una felicità enorme per tutti, in sala operatoria tra amici e parenti eravamo quattordici persone. Fu una grande festa”.

In una recente intervista a Il Resto del Carlino Ugo racconta anche un altro momento importante vissuto dalla sua famiglia, il 16 ottobre 2013, quando hanno ricevuto la carezza di Papa Francesco durante un’udienza generale. “Ricordo molto bene quel giorno in piazza San Pietro – spiega -. Francesco si avvicinò a noi, ci parlò, giocò con nostra figlia, e ci augurò di continuare così. L’abbiamo fatto, fino a quando Laura è rimasta in vita”.

Un percorso durante il quale Laura “ha combattuto contro la malattia con grande dignità”, racconta sempre ad Avvenire Ugo. Il quale afferma che sua moglie ha preparato lui e sua figlia Alessia al momento del distacco lasciando loro delle indicazioni per il dopo. “Anche per il funerale ha pensato lei a tutto, scegliendo le letture e facendo in modo che a tutte le sue amiche venisse regalata una rosa bianca”, aggiunge.

Nell’omelia del funerale, celebrato nella chiesa San Michele Arcangelo di Morciano di Romagna, il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, ha definito Laura “una vera testimone dell’amore di Dio perché nella sua semplicità ha saputo abbracciare fino in fondo la croce riconoscendo l’amore di Gesù in Lei, nei segni della sua passione”. Il vescovo ha ricordato che “chi la andava a trovare a casa rimaneva colpito e affascinato nel vedere la sua accoglienza, la sua positività: chi la visitava incontrava lei, non la malattia”.

Don Marcello Zammarchi, vicerettore del seminario vescovile di Rimini che ha sposato Ugo e Laura, ha detto che “la sua vita si è conclusa con un grande grazie”. Nel suo testamento spirituale scritto con gli occhi grazie a un sintetizzatore vocale, Laura ha lasciato che queste parole penetrassero nel cuore dei suoi cari: “Vi è stato chiesto molto e mi avete dato ancora di più”.

Non ha dubbi suo marito Ugo: “Il suo più grande insegnamento che sono certo rimarrà di lei è il rispetto per il sacramento del matrimonio e per la vita”. Questa è la storia di Laura, un simbolo della festa della mamma.

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