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Ad Enna una processione lunga 800 anni

Durante la Settimana Santa, 3500 uomini incappucciati, appartenenti a varie confraternite, si dirigono dal Duomo al cimitero, dove avviene la benedizione della Spina Santa

Non è possibile stabilire quando abbiano avuto origine le processioni religiose ad Enna ma di certo gli spagnoli dominarono la Sicilia per diverse centinaia di anni, pertanto hanno trasmesso un forte senso della religiosità in questi usi e costumi.

Nel suo genere, la processione della Settimana Santa ennese è straordinaria al punto da avere un richiamo internazionale. Ben 3500 uomini, disposti in due file, ognuno con i colori della propria confraternita, per l’arco di cinque giorni, onorano il Cristo con il loro silenzio, la loro devozione e la loro preghiera.

La processione inizia la Domenica delle Palme e raggiunge il suo culmine nel Venerdì Santo, con la grande processione, dove ogni confratello con il capo chino e il cappuccio abbassato si isola dal suo dolore e da quello degli altri, in un silenzio tombale.

Ogni uomo vive in quella fiumana di persone il senso del tempo, il proprio senso della storia, non una parola ma un sospiro e poi la commozione sciolgono questi uomini e gli astanti nei singhiozzi, quando la processione si ferma al cimitero di Enna dove il vescovo e i parroci impartiscono la benedizione con la Spina Santa, proveniente dalla corona di spine di Gesù donata più di mille anni fa ai Frati Cappuccini, che avevano la loro sede accanto al cimitero di Enna.

La tradizione vuole che i Cappuccini donassero la reliquia al Duomo, a patto che la processione del Venerdì Santo allungasse il suo tragitto fino al cimitero, dove era presente il loro monastero.

Così, da centinaia di anni, ogni Venerdì Santo, la reliquia della Spina Santa benedice gli ennesi che, raccolti in preghiera al cimitero, ricordano il dono dei frati.

La processione ha di per sé il sapore della magnificenza del silenzio e del dolore. Di certo, si resta stupiti per la compostezza e per la devozione di questi uomini, che dedicano la loro vita al servizio della Chiesa, servendo Cristo nei fratelli e mantenendo vivo il rito antico delle opere di devozione come la processione e i riti della Settimana Santa. L’intero percorso, illuminato solamente dalle fiaccole, crea un’atmosfera suggestiva, di preghiera e di profonda spiritualità.

La processione ridesta l’attenzione su eventi, che hanno una forza suggestiva e attrattiva fuori dal comune, al punto di essere stata definita la processione del Venerdì Santo più bella d’Italia.

ZENIT ha avuto l’opportunità di incontrare una persona con un ruolo di prim’ordine all’interno della festa: il presidente delle Confraternite di Enna  e vicerettore regionale delle Confraternite in Sicilia, Ferdinando Scillia. “Faccio parte della mia Confraternita dal 1966 – racconta Scillia -. In particolare la Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio accoglie solo confrati che abbiano compiuto 15 anni di età e non vi fanno parte più di 100 persone”.

Scillia è rettore al terzo mandato. “Mi sono sempre dedicato con passione alla confraternita – prosegue -. Di certo le manifestazioni che riguardano la Settimana Santa a Enna rappresentano le più belle e suggestive di tutta la Sicilia. Non ci sono dubbi che una celebrazione del genere sia presente da qualche altra parte della Sicilia”.

Da parte sua, Enna è sempre stata nota come “la città delle cento chiese”, mentre le confraternite in passato erano trentaquattro, di cui oggi ne sono rimaste in vita sedici. L’ultima confraternita, quella di Sant’Anna, si è costituita nel 2011, mentre la più antica invece è sorta nel 1212.

“Io sono il rettore dell’arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio, costituita il 9 ottobre 1215 – afferma ancora Scillia -. Sono grandi tradizioni, con un grande passato e la nostra manifestazione, nel suo genere, è unica. Lo scorso anno è stata  definita la processione più bella d’Italia”.

La giornata del Venerdì Santo si mettono in marcia più di tremila confrati. “Bisogna certo assistere alla grandezza di questo evento ed è straordinario immaginare un cordone di migliaia di uomini che marcia in religioso silenzio dalle ore 19, uscendo al Duomo e arrivando fino al cimitero”, commenta il rettore della Confraternita.

Ogni Confraternita è caratterizzata dalla propria storia e dai colori delle proprie mantellette, giallo, azzurro e bordeaux. Non c’è un momento più significativo di un altro all’interno della processione, di sicuro fa un certo effetto osservare le mantellette variopinte che si snodano per le vie della città e, sotto la luce fioca delle lanterne e delle fiaccole, tra il silenzio e la commozione, raggiungono le vie della città.

La processione, dopo essersi diretta al cimitero, rientra al Duomo. Nel suo cordone di 3500 uomini, vi sono i fercoli del Cristo morto e della Madonna addolorata, che vengono accompagnati dalla banda. Vi è poi un coro spontaneo di persone che vogliono vivere quella giornata, in quella forma particolare di preghiera, accompagnando con canti e lamenti il Cristo morto e la Madonna addolorata sino al cimitero di Enna. Ogni confraternita vive il suo percorso anche durante tutto l’anno, cercando di vivere in uno spirito cristiano le esigenze della comunità.

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