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ACS: 20mila euro per una scuola in Bosnia

Situato a Zenica, quarta città del paese e a maggioranza musulmana, l’istituto è situato nel convento della Congregazione degli Adoratori del Sangue di Cristo

Zenica è la quarta città della Bosnia-Erzegovina, a circa 70 chilometri da Sarajevo, con circa 115mila abitanti a maggioranza musulmana. Nel 1995, dopo la fine della guerra nei Balcani, nacque la Scuola di Studi Europei, ampliata poi nel 2009 con le classi della scuola elementare (453 alunni) e quelle di un liceo (255 alunni). Gli impiegati sono 65, tra docenti e altri dipendenti, tutti operanti in questa struttura situata nel convento della Congregazione degli Adoratori del Sangue di Cristo, dove nel 1903 fu eretta la prima scuola di questo tipo.

Ora l’edificio ha urgente bisogno di nuove porte e finestre per proseguire serenamente le attività didattiche. Troppo vecchi gli infissi tuttora presenti. Per questo, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha promesso 20mila euro, confidando nel generoso supporto dei suoi benefattori che, lo ricordiamo, sono tutti privati: nessun ente pubblico è stato mai coinvolto.

Un esempio d’integrazione e riconciliazione in una zona devastata. La Scuola di Studi Europei di Zenica, come le altre sei sparse fra le ex Repubbliche Balcaniche, accoglie bambini e ragazzi di ogni etnia e religione, senza distinzione alcuna. Il supporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre assume ancor più significato se si pensa a quello che, ancora oggi, succede a Est dell’Europa: è di questi giorni la notizia che il Tribunale Penale Internazionale non ha riconosciuto la Serbia come responsabile del genocidio contro la popolazione croata e la città di Vukovar.

Furono circa 20mila le persone che morirono in quel conflitto, parte di quelle 243mila che persero la vita durante tutti gli anni della guerra, dal 1991 al 1995, dopo il collasso della Repubblica Comunista di Jugoslavia. Circa 2 milioni di persone furono cacciate dalle loro case, dalle loro città, dai loro Paesi. Migliaia di chiese, monasteri, e altri edifici sacri furono deliberatamente distrutti. Oggi, a 20 anni da quei tragici giorni, le ferite sono ancora evidenti, seppur lontane dal clamore mediatico dei nostri tempi.

ACS vuole accendere i riflettori lì dove le telecamere sono spente, su una quotidianità che spesso, purtroppo, l’opinione pubblica ignora. Anche per questo ricordiamo che Papa Francesco, il 6 giugno, sarà in visita a Sarajevo, Capitale della Bosnia-Erzegovina, come annunciato nel suo Angelus del Primo febbraio: «Le tensioni che possono crearsi fra individui ed etnie – disse il Pontefice – avrebbero dovuto trovare nei valori della religione motivi di moderazione e di freno. Oggi possiamo chiederci se tutto questo è accaduto?». Il viaggio del Santo Padre sarà occasione per questo esame di coscienza che interpella l’Unione Europea come noi tutti.

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