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Abusi: i Vescovi del Cile garantiscono trasparenza, verità e giustizia

Assumono una posizione comune sul caso Karadima

SANTIAGO, lunedì, 18 aprile 2011 (ZENIT.org).- Di fronte agli scandali scoppiati nell’opinione pubblica negli ultimi anni, i Vescovi della Conferenza Episcopale del Cile hanno assicurato una risposta di trasparenza, verità e giustizia.

I presuli del Paese latinoamericano hanno presentato l’8 aprile una posizione comune al termine dell’assemblea plenaria che hanno celebrato a Punta de Tralca, dopo la vasta eco che ha avuto il caso del sacerdote Fernando Karadima Fariña, ex parroco di El Bosque, a Santiago, che ha avuto un ruolo decisivo nella formazione dell’Unione Sacerdotale del Sacro Cuore di Gesù ed è stato condannato dopo un’inchiesta ecclesiastica per abusi sessuali (cfr. ZENIT, 21 febbraio 2011).

Dopo aver ricordato che la Chiesa “ha bisogno di purificazione”, i presuli, nel messaggio reso noto in una conferenza stampa da monsignor Ricardo Ezzati, Arcivescovo di Santiago e presidente della Conferenza Episcopale, esprimono il loro “profondo dolore per i casi passati e recenti di abusi su minori e giovani commessi da membri del clero e persone consacrate”.

“Riconosciamo di non aver sempre reagito con prontezza ed efficacia di fronte alle denunce”, ammettono. “Manifestiamo la nostra vicinanza e solidarietà alle vittime di questi abusi e alle loro famiglie, e facciamo nostre le loro sofferenze”.

I Vescovi offrono “umilmente la nostra richiesta di perdono e il sostegno che possiamo fornire loro, oltre alle nostre preghiere”, ed estendono la loro “richiesta di perdono a tutta la comunità ecclesiale per il cattivo esempio dato da alcuni dei suoi ministri”.

Esortano poi i sacerdoti che hanno fallito nel loro impegno e hanno causato danni ad altri a “compiere un esame di coscienza personale e a rispondere dei propri atti davanti a Dio, alla società e ai loro superiori”.

Allo stesso tempo, incoraggiano “tanti sacerdoti che, portando ‘il peso della giornata e il caldo’ (Mt 20,12), servono la gente in modi diversi, conducendola a una vita più piena in Cristo”.

Dopo aver riflettuto sul caso di padre Karadima, i Vescovi sono “addolorati e preoccupati che altri consacrati siano coinvolti in presunti abusi su minori, un peccato abominevole per la coscienza cristiana”.

“In particolare, ci turba l’impatto che, a ragione, queste situazioni hanno sulla nostra comunità e sull’opinione pubblica”, confessano.

Monsignor Ezzati ha quindi chiesto perdono alle vittime. Lo stesso hanno fatto anche altri pastori di fronte a situazioni simili nelle loro Diocesi.

Anche i Vescovi che appartengono all’Unione Sacerdotale del Sacro Cuore hanno espresso pubblicamente la loro “vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone che per fatti così tristi hanno sofferto e si sono scandalizzate”.

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