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Aborto e ‘gender’ in discussione all’Europarlamento

Approvata la Risoluzione Tarabella, che indica l’aborto come “diritto”, domani gli eurodeputati si pronunceranno su un testo dell’italiano Panzeri, che incoraggia le Istituzioni ad approvare le nozze gay

Dopo Lunacek ed Estrela, hanno nomi italiani le nuove Risoluzioni che in Europa mirano a sdoganare l’aborto come diritto e a diffondere l’ideologia <em>gender. La prima si chiama Risoluzione Tarabella – dal nome del suo relatore, eurodeputato socialista belga ma con chiare origini del Belpaese – e ha visto ieri, 10 marzo 2015, l’Europarlamento spaccarsi su temi evidentemente sensibili.

Il rapporto – approvato con 441 sì, 205 no e 52 astenuti – ripropone la sostanza del documento Estrela, bocciato nel dicembre 2013. Esso insiste sul fatto che le donne devono avere “il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto”. Di qui l’appello ai Governi affinché conducano “azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili”.

Nei giorni scorsi si era sollevato un fronte di dissenso popolare nei confronti della proposta. La Federazione delle associazioni familiari europee (Fafce) si era attivata raccogliendo circa 50mila firme e dichiarando la sua opposizione al testo. Un appello agli eurodeputati era giunto anche dalla Comunità Giovanni XXIII, la quale invitava a riflettere che il problema delle donne che vivono una gravidanza, in Europa, non è l’accesso all’aborto bensì la mancata assistenza sociale.

“Per abortire la strada è spianata – dichiara il responsabile generale dell’associazione Giovanni Ramonda -. L’iter è semplice (normalmente basta un colloquio con un ginecologo), veloce (l’84,5% degli aborti avviene entro 3 settimane dalla certificazione), e completamente gratuito. Viceversa se la donna continua la gravidanza, nella maggior parte dei casi non ha diritto ad aiuti se non a limitate elemosine, non ha una rete di servizi adeguata e subisce di frequente pressioni da un ambiente familiare e sociale ostile alla gravidanza”.

Il voto degli eurodeputati italiani è stato trasversale. Tra gli appartenenti al Partito Popolare, malgrado l’indicazione a votare contro, si sono registrati diversi voti favorevoli (tra cui quelli dei forzisti Giovanni Toti e Alessandra Mussolini, e anche di Giovanni La Via, del Nuovo Centrodestra).

Nel Partito Democratico, si contano le astensioni dei cattolici Luigi Morgano e Damiano Zoffoli. Mentre Silvia Costa, anche lei cattolica, ha scritto sul suo profilo Twitter di aver votato a favore solo dopo essersi assicurata che fosse passato l’emendamento che conferma la competenza nazionale degli Stati membri sul tema. Una precisazione che le ha causato una raffica di insulti sui social da parte di simpatizzanti del Pd; l’accusa è quella di avere posizioni “medievali”.

Di maggior gradimento ai più radicali appartenenti alla sinistra italiana è Antonio Panzeri, collega di partito di Silvia Costa. Porta la sua firma il “Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2013 e la politica Ue in materia”, che gli eurodeputati saranno chiamati a votare domani, 12 marzo. È il secondo documento, con nome italiano, che in tre giorni sottopone al voto del Parlamento europeo i temi del “diritto” all’aborto.

Sulla stessa lunghezza d’onda della Risoluzione Tarabella, il testo del nostro connazionale invoca un “diritto all’accesso ad una pianificazione volontaria della famiglia e all’aborto legale e sicuro”. Secondo Panzeri, “la salute materna e l’aborto sicuro sono fattori importanti per salvare la vita delle donne”. E il riferimento non è solo alle gravidanze che mettono a rischio la sopravvivenza della donna, bensì anche al cosiddetto femminicidio. Si legge infatti nel testo che “l’accesso universale ai diritti per la salute sessuale e riproduttiva […] è una precondizione per combattere il femminicidio”.

Non solo aborto. Panzeri nel suo rapporto anche “incoraggia le istituzioni dell’Ue e gli Stati membri a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso o dell’unione civile tra persone dello stesso sesso come una questione di diritti politici, sociali, umani e civili”. L’indice dell’eurodeputato Pd è dunque puntato verso “il referendum croato del dicembre 2013 che ha approvato un divieto costituzionale di parificazione dei matrimoni omosessuali con quelli eterosessuali”. Un risultato che Panzeri non esita a definire “deplorevole”.

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